Per la prima volta dall’inizio della legislatura, ho deciso di votare a favore del decreto missioni. Le altre volte mi ero astenuto oppure, su richiesta del gruppo Pd, ero rimasto in Aula senza votare. Non l’ho fatto a cuor leggero, perché rimango sempre un obiettore di coscienza, ma rispetto ai decreti del governo precedente ci sono diversi passi in avanti che mi sembrava importante riconoscere. Il primo è la riduzione del numero di soldati impegnati all’estero (1500 in meno), al quale ha corrisposto anche una riduzione della spesa (100 milioni di euro in meno: da un miliardo e mezzo a un miliardo e 400 milioni di euro). Il secondo è che finalmente si inverte il trend dei fondi destinati alla cooperazione: restano pochini (meno di 35 milioni per l’Afghanistan, circa 33 milioni per tutto il resto), ma sono un terzo in più rispetto all’ultima volta. Il terzo è che – in seguito a un ordine del giorno approvato nel 2011 – almeno stavolta il governo chiama le cose con il proprio nome, cambiando titolo al decreto. L’ultimo è che, per la prima volta nella storia della Repubblica, abbiamo un ministro della Cooperazione internazionale, anche se il tema delle deleghe a Riccardi mi pare susciti più di una resistenza alla Farnesina.

Detto questo, mi sono messo a studiare la destinazione dei nostri fondi per le missioni internazionali. Ho preso il decreto, comma per comma, e ho classificato le spese in base alle aree geografiche; è una ricerca piuttosto artigianale e dunque non escludo di aver dimenticato qualcosa, ma i risultati mi sembrano piuttosto interessanti. I numeri sono quelli stanziati da questo decreto per il solo 2012.

Afghanistan: 747.649.929 euro per le missioni Isaf ed Eupol; 21.977.519 per l’impiego di personale militare begli Emirati Arabi Uniti, in Bahrain, in Qatar e a Tampa; 6.500.000 per interventi urgenti o acquisti e lavori disposti dai comandanti dei contingenti militari; 3.048.367 per la partecipazione del personale della Guardia di finanza alla missione Isaf; 514.244 per la partecipazione del personale della Guardia di finanza al coordinamento interforze in Afghanistan, Emirati Arabi Uniti e Kosovo.
Libano: 157.012.056 per la missione Unifil; 800.000 per interventi urgenti o acquisti e lavori disposti dai comandanti dei contingenti militari.
Kosovo: 98.548.822 per Msu, Unione europea, Joint Enterprise;185.360 per interventi urgenti o acquisti e lavori disposti dai comandanti dei contingenti militari;1.695.480 per la partecipazione del personale della Polizia di Stato alla missione Ue e 62.630 per quella alla missione dell’Onu; 735.434 per la partecipazione del personale della Guardia di finanza alla missione Ue; 289.043 per la partecipazione di 6 magistrati fuori ruolo, personale del Corpo della polizia penitenziaria e personale amministrativo del ministero della Giustizia alla missione Ue
Bosnia-Erzegovina: 298.461 per la missione Althea, dell’Ue; 541.803 per la partecipazione del personale della Polizia di Stato e dell’Arma dei carabinieri alla missione Ue; 80.440 per la partecipazione di un magistrato fuori ruolo alla missione Ue.
Mediterraneo: 20.967.090 per Active endeavour (operazione Nato antiterrorismo e anti traffico d’armi)
Medio Oriente: 1.212.168 per la presenza internazionale a Hebron;122.024 per la missione dell’Eu di assistenza alle frontiere per il valico di Rafah; 128.190 per la partecipazione del personale della Polizia di Stato alla missione Ue; 29.410 per la partecipazione di un magistrato fuori ruolo alla missione Ue.
Sudan: 256.320 per l’Unamid (missione dell’Onu e dell’Unione africana in Darfur).
Cipro: 266.997 per la missione Onu di peacekeeping.
Albania: 309.242 per l’assistenza alle forze armate albanesi.
Mar Rosso: 49.686.380 per la proroga dell’operazione Ue Atalanta (a sostegno delle risoluzioni Onu, per proteggere dalla pirateria le navi mercantili in transito nel Mar rosso) e dell’operazione Nato Ocean Shield (che in questi anni ha protetto diverse navi del Programma alimentare mondiale dirette in Somalia).
Corno d’Africa e Oceano indiano occidentale: 2.293.954 per la missione Ue in Somalia e per le iniziative Ue di Regional maritime capacity buiding.
Libia: 9.742.298 per le attività di assistenza, supporto e formazione, in linea con le risoluzioni Onu; 1.025.000 per i mezzi militari da cedere al governo provvisorio libico.
Georgia: 338.947 per la missione di vigilanza dell’Unione europea.
Aise: 10.000.000 per il mantenimento dell’Agenzia informazioni e sicurezza esterna, a protezione del personale delle Forze armate impiegato nelle missioni internazionali.

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Un commento to “Timidi passi”

  1. MANLIO scrive:

    Molto bene:d’altra parte tra i nostri in Afghanistan,che sono 4200,se la statistica è una cosa seria ci sono almeno 500 juventini.Forse piu’ che nello Juve Club di Ostia.Certo,ritirando 1500 uomini non solo risparmiamo,ma imitiamo l’honnerur et la glorie sarkoziste.In Afghanistan avremmo speso molto piu’ per lo sviluppo,se non fosse stato necessario difendere le nostre opere dai talebani,che sanno come una scuola sia pericolsa per loro piu’ di un reparto di Forze Speciali,ed una donna sindaco piu’ di un elicottero da combattimento.Noi non eravamo li per illustrare la nostra grandeur,ma per fareil nosro dovere di talianuzzi,ed ora per dimostrare al mondo che gli Schettino nascono solo a Napoli.

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