Era chiaro che il caso Intoccabili-Barbato sarebbe arrivato prima o poi in Aula, e purtroppo ci è arrivato nel modo peggiore. Lo ha sollevato Alessandra Mussolini, che di Franco Barbato è l’altra faccia: stesse armi tra l’istrionico e il guascone, stessa capacità di far parlare di sé anche quando l’informazione avrebbe temi più importanti a cui dedicarsi. Ne è nato un dibattito inevitabile sulla trasparenza, che – nonostante alcuni apprezzabili tentativi di tenerlo su un livello decente – ha finito per mettere insieme tutto, il bambino e l’acqua sporca, per poi culminare nell’accusa del leghista Massimo Polledri alle nostre cronache twitter su #opencamera. La democrazia, sostiene Polledri, non si fa su twitter. Io sostengo che si faccia anche su twitter, e per fortuna mia sono in larghissima maggioranza: non perdiamoci dunque troppo tempo e passiamo al caso Barbato, tema decisamente più spinoso.

È grave, gravissimo, il contenuto delle rivelazioni: su questo vorrei subito chiarire, se no ci capiamo male. Ma come ha detto oggi in Aula il nostro Roberto Giachetti, ognuno si prenda le sue responsabilità: sinceramente, sono stanco di essere accomunato a gente con la quale non ho nulla in comune tranne il luogo di lavoro. Non mi ha mai convinto il concetto di solidarietà di categoria – né quando facevo il giornalista, né ora che ho l’onore di servire temporaneamente il Paese nel Parlamento – al quale preferisco nettamente quello di solidarietà tra gli onesti, a qualunque categoria appartengano. Ne è una prova, nota a molti, la mia denuncia del comportamento scorretto di una collega in Commissione (la settimana scorsa firmò la presenza e poi andò via): se avessi agito per solidarietà di casta sarei stato zitto, ma siccome ritengo che le colpe siano personali (e non di categoria) mi sono preso le responsabilità della denuncia, con un conseguente battibecco su twitter che avrei evitato volentieri. Perché lo faccio? Per la trasparenza, per riavvicinare un po’ la politica ai cittadini che se ne sono allontanati. Mi conviene? No, non sempre. Magari mi dà un po’ di visibilità, ma uno che lascia volontariamente Raiuno non ha la visibilità come obiettivo principale nella vita. E comunque mi dà parecchie rogne, ve lo garantisco, perché chi si espone rischia sempre di più di chi si imbosca. Detto questo, il mio desiderio di trasparenza e di pulizia cerca di esprimersi nel rispetto delle regole che io stesso, accettando di fare il parlamentare, ho accettato: l’unica volta che le ho consapevolmente violate – come mi capitò nella famosa foto rubata di Berlusconi che in Aula faceva battute su Forza gnocca, il giorno dei funerali di Barletta – mi sono immediatamente autodenunciato all’ufficio di presidenza della Camera, chiedendo di prendere provvedimenti (mai arrivati) contro di me. Oggi, nell’era della rete, sarebbe importante rivedere alcuni aspetti di quel regolamento; e non in senso restrittivo, come nel caso della direttiva sui fotografi, ma piuttosto nella direzione di una sempre maggiore trasparenza: io sogno un’Aula della Camera – l’ho già detto, più volte – con tante telecamere quante una finale di Champions league, mentre noi siamo ancora fermi alla webtv con inquadratura fissa sul presidente e sul deputato che parla. Siamo nell’agorà, nella piazza pubblica per eccellenza, non nel chiostro di un convento di clausura: questo vorrei che fosse chiaro a tutti, soprattutto a chi denuncia intrusioni nella privacy se non può fare un solitario al computer in santa pace o portarsi in Aula la Gazzetta dello sport. Detto questo, il metodo Barbato mi fa ribrezzo: la finta chiacchierata cameratesca con il videofonino acceso, addirittura – come sembra – la violazione di domicilio nelle case assegnate ai questori, per andarle a filmare di nascosto, l’autodefinizione di “sbirro dei cittadini”. In questi anni, i radicali – penso all’insistenza con cui hanno chiesto e ottenuto alcuni dati dalla presidenza della Camera – ci hanno insegnato che le battaglie per la trasparenza possono essere condotte anche in maniera trasparente. Tutto il resto è macchietta, e per la politica la trasparenza è una vittoria, il macchiettismo una sconfitta.

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2 commenti to “Il bambino e l’acqua sporca”

  1. nonunacosaseria scrive:

    barbato è quel tipo che la sera in cui cadde berlusconi era davanti il quirinale insieme al gruppetto di contestatori.
    chiese prima di andare a elezioni subito e poi una legge elettorale: come se le due cose non fossero state incompatibili. lo sapeva, ovviamente, ma la demagogia, il consenso facile della folla che lo attorniava era troppo più forte del buonsenso.

  2. MANLIO scrive:

    In questo momento è in corso presso il tribunale di Milano un processo che,una volta tanto,vede Berlusconi come parte lesa.Qualcuno filmava cio’ che accadeva nella villa sarda di Berlusconi dall’interno,violando la privacy,la proprieta’,la sicurezza del presidente del consiglio.Come al solito,la sinistra precede tutti nel dare il cattivo esempio.Poco male:in un magnifico articolo della front page del FINANCIAL TIMES,un coraggioso giornalista ha spiegato giorni fa cio’ che accadde nell’hotel di New York a danno di STRAUSS KAHN,tra l’altro affermando che gli email del malcapitato finivano dritti nella sede dell’UMP di Sarkozy.Come si vede,ed aggiunto che a mio modesto parere in quella sede ci finiscono anche gli email dei deputati e senatori italiani,e che a confermarlo involontariamente è stato il CORRIERE un mese fa,,c’è sempre di che consolarsi,ad abitare in Italia.POi,con comodo,e saltando di palo in frasca,ci racconteremo come mai oggi il SOLE pubblichi un grafico che mostra come gli interessi pagati dai BTP italiani stia a 6,47,quello degli equivalenti spagnoli a 4,02:e ci diremo che cio’ è legato direttamente alla perdita in arrivo della tripla A della Francia.Perchè anche questo è un caso di intrusione nella privacy:quella delle famiglie italiane e del loro livello di vita,dei loro sacrifici,della loro liberta’ e dignita’.

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