Non mi ero ancora reso conto del commissariamento fino a quando non li ho visti tutti schierati, sottosegretari compresi, per la prima volta ai banchi del governo. L’altra volta, per la fiducia, i sottosegretari ancora non esistevano. E poi era una fiducia su un programma di largo respiro, insomma, e uno poteva coglierci quello che gli faceva più comodo. Oggi pomeriggio, invece, è stato diverso: i galácticos erano tutti lì, parecchi meravigliati dalla bellezza di un’Aula che non avevano mai visto, e strabordavano dai banchi, tanto che alcuni (la Dassù, sottosegretario agli Esteri) hanno trovato posto tra i deputati del Pdl ed altri (la Severino, ministro della Giustizia) in mezzo a noi. Ma soprattutto, a differenza dell’esordio, stavolta i galácticos non si sono presentati a mani vuote: se dal punto di vista formale quella di oggi era solo un’informativa, in sostanza Monti è venuto in Aula con il primo pillolone di una lunga serie. Un pillolone amarognolo, come la manovra presentata ieri, del quale si è assunto tutta la responsabilità: lo ha fatto da gran signore, nel suo stile, lasciando le mani libere ai partiti che naturalmente – votando una manovra lacrime e sangue – si stanno giocando pezzi di consenso.

MARIO MONTI, Presidente del Consiglio dei ministri. Nessuno di voi, nessuno dei vostri gruppi sarà contento e soddisfatto di ciò che abbiamo portato qui, non potete esserlo. Deluderemmo le vostre attese se lo foste, perché è nella natura di questo Governo e del mandato che da voi ci è stato conferito di cercare di far contribuire il Paese, con sacrifici ragionevoli e distribuiti in modo equo, ad un’operazione nell’interesse comune. E io sono grato alle forze politiche che ho consultato e che con discrezione ed incisività al tempo stesso – vi assicuro sia sulla discrezione sia sull’incisività – mi hanno dato le loro prospettive, le loro valutazioni, le loro preferenze e le loro insofferenze. Sono grato alle forze politiche perché hanno consentito a noi, ultimi venuti, estranei al vostro mondo in larga parte, di preparare un pacchetto che riteniamo bilanciato ed accettabile.

Ho voluto citare per intero questo passaggio di Monti, perché fotografa bene la situazione attuale: da una parte una squadra di tecnici che non rischia nulla di suo, e per questo ha le mani libere; dall’altro un Parlamento di forze politiche che vengono da un giudizio degli italiani e che con quello dovranno riconfrontarsi fra un anno e mezzo. Detta in soldoni, Monti dovrebbe avere l’unico interesse di prendere provvedimenti giusti; a differenza dei partiti, condizionati dal proprio elettorato, lui un elettorato non ce l’ha e quindi il rischio di impopolarità lo tocca molto di striscio. Tra noi, invece, è già cominciato un giochino che rischia di andare avanti fino a fine legislatura: le ali estreme delle coalizioni (Lega e Idv) si sono ormai tirate fuori o stanno per farlo; i due partiti maggiori (Pdl e Pd) cercano di contrattare una limitazione del danno, rivendicando di fronte al proprio elettorato i successi ottenuti e dando al governo tecnico la colpa degli insuccessi; in mezzo, quel furbacchione di Casini che non vuole restare col cerino in mano e che oggi ha scoperto le carte.

PIER FERDINANDO CASINI. Vorrei rivolgermi, signor Presidente della Camera e signor Presidente del Consiglio, non solo a lei ma ai colleghi del Partito Democratico e del Popolo della Libertà. Noi abbiamo dato vita ad un Governo. In esso non siedono rappresentanti dei partiti, ma tante persone che stimiamo e che non ci sono certamente estranee. In Parlamento questo Governo non può essere figlio di nessuno e non possiamo avere pavidità o furberie nel sostenerlo (Applausi dei deputati dei gruppi Unione di Centro per il Terzo Polo e Futuro e Libertà per il Terzo Polo).

La situazione, insomma, è abbastanza delicata. È chiaro che non possiamo andare avanti un anno e mezzo con un governo che sosteniamo ma facciamo finta di non sostenere, perché alla fine non ci crederà più nessuno; è altrettanto chiaro che non possiamo mandare giù di tutto solo per un astratto senso di responsabilità, perché la nostra responsabilità più immediata – anche se non l’unica - è verso gli elettori che ci hanno mandato in Parlamento a rappresentarli. L’unica soluzione mi sembra quella di un lungo e paziente lavoro, emendamento per emendamento, sui singoli decreti: qualcosa lo porteremo a casa noi (come la decisione di tassare i capitali scudati, sebbene solo all’1,5%, per indicizzare le pensioni, o l’ecobonus per la riqualificazione energetica degli edifici, sebbene solo al 36%), qualcos’altro lo otterrà il Pdl, contro la nostra volontà (il no alla patrimoniale tout court, per esempio), molto sarà deciso dal governo in totale autonomia (tipo la stretta così dura sulle pensioni, che speriamo non si ripeta sul fronte welfare). Non è quello che sognavamo, quando nel 2008 abbiamo chiesto agli italiani di votare Pd, ma ricordatevi solo dove eravamo un mese fa e chiedetevi dove saremmo ora, se è vero che – come ha detto oggi Monti – tra noi e la Grecia c’è soltanto un fuso orario di tre mesi.

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6 commenti to “La prima pillola”

  1. Paola scrive:

    Purtroppo tornare a sentire in Parlamento voci che si affannano a blandire e incarnare interessi di una parte o dell’altra, anziché curare ed accompagnare il destino del Paese nel suo complesso, con stile sobrio e libero da interessi personali fa un pessimo effetto. Riporta al teatrino della politica, alla paralisi da cui a fatica ci si sente appena liberati. Il meccanismo del “patto” con gli elettori sembra mostrare tutta la sua limitatezza e miopia di visione e una vera patologia funzionale. Malgrado i sacrifici non pare vero sentir ragionare in termini di Paese,
    Stato con tutta la varietà dei corpi sociali mobilitati nel loro complesso. Tornare a discorsi “di parte” appare vecchio e lacerante.

  2. Mondeban scrive:

    Premessa: la strada intrepresa dal PD ha una sola uscita, cioè approvare in tempi rapidi la manovra. Ma è proprio su quel “lungo e paziente lavoro, emendamento per emendamento” che si gioca il futuro del blocco sociale che sostiene il PD. Sulle pensioni, ad esempio, è durissima accettare questo scalone che ne è venuto fuori, ma è pensabile allungare l’età lavorativa in questo modo senza agire efficacemente sulla riforma del lavoro? Già oggi chi viene espulso dal lavoro a 50 anni è un corpo estraneo per la società: nella terra di nessuno, nè Lavoro nè Pensione, ora fino ad almeno 66 anni e 42 anni di contributi. Riflettete sul fatto che questa fascia va tutelata anche perchè è quella che deve mantenere i giovani agli studi.

  3. MANLIO scrive:

    Tra noi e la Libia c’è anche meno,e dunque solo un idiota potrebbe paragonarci a chi ci sta vicino solo perchè ci sta vicino.Tra noi dove ho abitato a Varese e la Svizzera c’erano 10 km,e dunque? Siamo una combinazione lineare di Svizzera e Libia?La bocca s’apre,ed escon le parole.SDtronzate a scopo diffamatorio,ovviamente.la manovra di Monti avrebbero potuto organizzarla 4 democristiani,durante la prima repubblica,e forse avrebbero fatto di meglio.Il risutato? La perdita di reddito di 9 milioni di pensionati,privati della scala mobile,oltre ad essere un crimine sociale,produrra’un pesante calo dei consumi,che si aggravera’ quando nel secondo semestre l’aumento dell’IVA sugli alimentari aiutera’ i bancarellari inventori dell’equazione 1000 lire=1 euro ad aummenatre i prezzi del 10%.Nei due mesi in cui si paghera’l'ICI il calo dei connsumi peggiorera’,se possibile.Aumentara’ la disoccupazione,calera’ il PIL.Iniziera’ quella che Angeletti ha definito “una spirale infernale”di tasse e calo del reddito lordo nazionale,che la Grecia sta gia’ conoscendo.E’ la cura economico luterana di sacrificio e pentimento ispirata dai krukken che ci siamo scelti a padroni.Ieri,alla domanda se”come mai non avete iniziato una causa simile a quella che GB e GERMANIA stanno conducendo in Svizzara per recupoerare i soldi ivi esportati illegalmente(i capitali italiani vi ammontano a 150 miliardi)Monti ha risposto:non ci abbiamo pensato.Pensa invece a che voto darebbe il Monti professore ad uno studente che rispondesse cosi’ all’esame di laurea.AD MAIORA!

  4. Lorenzo M. scrive:

    Questa manovra e’ sicuramente necessaria. Una volta approvata, abbiate pero’ la decenza di sparire e non farvi rivedere mai piu’.
    Possiamo dire tutto il male possibile, e a ragione, di PDL e Lega, di quel blocco di interessi privati e criminosi che ci ha portato alla situazione attuale.
    Ma tutto questo non sarebbe stato possibile senza l’azione ottusa e vigliacca di chi, militando prima in altri partiti e occupando oggi posizioni chiave nel PD, ne ha di fatto spianato la strada senza muovere opposizione degna di questo nome.
    Quel poco di buono che e’ stato fatto in questi ultimi mesi, o i provvedimenti vergognosi che si e’ riuscito ad impedire, e’ stato reso possibile piu’ dall’azione della cosiddetta societa’ civile che non di quei partiti che teoricamente ne avrebbero dovuto incanalare le istanze, limitandosi invece a starsene a guardare, nel migliore dei casi.
    I nostri nipoti ci rinfacerrano di aver fatto poco o nulla non solo per impedire a personaggi come Calderoli di diventare ministro, ma per aver permesso che figuri come d’Alema ne agevolassero il cammino.
    Ho fatto solo due nomi a caso, ma la scelta non manca, cosi’ come non mancano storie e aneddoti che ci raccontiamo ormai da troppi anni, dalla mancata legge sul conflitto di interessi passando per una nuova legge elettorale o le assenze chiave durante importanti votazioni.
    E’ ora di voltare pagina, con o senza di voi.

  5. Michele Epinio scrive:

    Chissa’ se questi “ottimizzatori” sospettano lo sperpero di denaro che avviene in un’azienda pubblica come la Rai. Io visto stipendi per quadri, dirigenti e giornalisti, davvero impressionanti.
    Come se non bastasse e’ di questi giorni la notizia che una vera e propria barca di denaro investita nella fiction minoliana Agrodolce sarebbe stata spartita tra dirigenti e produttori, nella migliore delle ipotesi, quando non addirittura alle cosche mafiose siciliane che comandano nella regione in cui la fiction e’ stata girata.
    Si cominci col tagliare da li.
    Si cominci ridimensionando gli stipendi dei dirigenti pubblici, dei direttori, vicedirettori, dei programmi televisivi con share bassissimo ma dal costo esorbitante.

    Ecco adesso abbiamo tutti un motivo in piu’ per piangere.

    Michele

  6. riccardo scrive:

    Concordo con Lorenzo, se siamo arrivati dove siamo arrivati è grazie a chi ci ha ‘politicato’ in tutti questi anni, dx e sn. Il guaio è che siamo sempre stati rappresentati da persone benestanti che non risentono delle crisi economiche. Bisognerebbe sciogliere tutti i partiti e mandare al governo la società civile che rappresenta se stessa come è successo in Islanda. Come solo le liste civiche salvano i Comuni, solo le liste civiche salveranno l’Italia.

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