Ogni anno aspetto il rapporto Censis per capire se ci capisco. Per capire, cioè, se le battaglie che faccio in Parlamento sono meramente ideologiche – magari legittime e lodevoli, voglio dire, ma riconducibili soltanto ad affermazioni di principio che non trovano riscontro nella realtà – o se invece sono in linea con i cambiamenti che attraversano il Paese. I due temi di cui mi occupo maggiormente, come sapete, sono l’immigrazione (e in particolare l’integrazione) e la povertà; sul primo punto, sostengo che chi viene qui alla fine ci resta, contrariamente a quanto sostengono gli esperti di area Pdl; sul secondo, sono molto più preoccupato dalla povertà latente, sempre più diffusa, che da quella dichiarata, tutto sommato circoscritta. Se oggi avessi letto che nell’Italia di oggi gli immigrati se ne vanno dopo 5 anni e che i poveri sono circoscritti a quelli che dormono in stazione, insomma, avrei dovuto modificare alcune mie convinzioni. Invece no, con buona pace della teoria dell’immigrazione circolare e delle battute sui ristoranti pieni.

Immigrazione. Più di 7 immigrati su 10 (il 72,4%) pensano che non lasceranno l’Italia da qui a dieci anni. La prima controprova è data dal loro atteggiamento verso la casa, che è appunto sinonimo di stabilità: il 45,8% degli immigrati prevede di acquistarne una, il 16,4% di ristrutturare quella in cui vive (che sia di proprietà o in affitto). La seconda è data dai progetti nei confronti della prole: più di tre immigrati su quattro (75,8%) sognano una laurea in Italia per i propri figli (tra gli italiani la percentuale è del 65,4%) e meno di uno su cinque (19,9%) pensa che studieranno il minimo indispensabile (tra gli italiani è il 29,5%). La cosa che più mi stupisce, però, è la loro fiducia nei confronti del futuro: si vedono protagonisti nell’Italia dei prossimi anni, che sarà sempre più aperta al mondo, più giusta e più solidale; in pochi, poi, hanno paura della crisi economica, se è vero che i due terzi sono convinti che nel 2020 saremo tutti più benestanti. Riassumendo, per non perderci troppo in cifre, l’immigrato medio si percepisce come stabile e come parte attiva di un progetto nazionale: la presenza del gastarbeiter, del lavoratore ospite a tempo con i soldi in valigia o nei calzini, è decisamente minoritaria, e comunque assai meno presente nella realtà di quanto non lo sia nel dibattito politico.

Povertà. Il tracollo degli ultimi cinque anni è evidente, perché è come se l’epidemia si fosse diffusa anche tra i soggetti meno a rischio: prima le famiglie “in condizione di deprivazione” erano 3 milioni e mezzo, ora sono 4 milioni, ossia una discreta fetta della popolazione. Come dicevo prima, mi colpisce sempre il lento scivolare verso la soglia: partendo dai meno a rischio, è comunque significativo che un milione di famiglie in più abbia intaccato il patrimonio o contratto debiti negli ultimi 5 anni; poi c’è la controprova della propensione al risparmio, che fotografa bene la situazione. A fine 2005, le famiglie risparmiavano in media 620 euro al mese, mentre a metà 2011 la media scende a 400; ed è una media che non dice tutto, perché solo il 28,2% riesce a mettere da parte qualcosa, mentre la maggioranza (53%) va in pari tra spese e guadagni e il 18,8% finisce in rosso. Quando Tremonti lodava nei vertici internazionali la propensione al risparmio delle famiglie italiane, insomma, dimenticava di aggiungere che negli ultimi 15 anni questa propensione si è dimezzata. E parliamo, ripeto, di famiglie normali, non di casi da unità di emergenza del servizio sociale; anche questi ultimi, tra l’altro, stanno crescendo parecchio, soprattutto fra le famiglie monogenitoriali e quelle con almeno 5 componenti.

Sul fronte dell’immigrazione, la presenza di Andrea Riccardi al governo mi rassicura: proprio ieri sera, in tv, ribadiva con serenità una visione dell’Italia che poi i dati del Censis stamattina ci hanno confermato. Quanto al welfare, sarei disposto a rimettere in discussione tutto, purché le riforme che Elsa Fornero ha in cantiere non si riducano a una redistribuzione del reddito fra chi è già tutelato, ma abbiano il coraggio di sfondare il muro degli invisibili.

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5 commenti to “L’Italia vera”

  1. MANLIO scrive:

    La situazione è gravemente peggiorata con l’Euro,e peggiorera’ ulteriormente con le misure “suggerite” dai crucchi che ci siamo eletti a padroni.La Grecia è li a testimoniarlo.Quando leggo cio’ che il governo greco fa e quallo spagnolo fara’,mi vengono i brividi.La ricetta potrebbe estendersi all’Italia,ed i provvedimemti che Monti si appresta a prendere saranno la toppa peggiore del buco,visto che non c’è traccia di una seria riforma fiscale e di un minimo davvero garantito a tutti i bisognosi.Eppure le risorse,enormi,ci sono:3700 miliardi di assets che potrebbero fruttare.

  2. Chaim Recanati scrive:

    Caro Andrea,

    apprezzo la pubblicazione di questi dati. Sfortunatamente, pero’, l’italiano va sempre a braccio, a sentori, e da’ poca considerazione alle statistiche, quindi pensera’ sempre che gli immigrati in Italia sono decine e decine di milioni, che sono li’ per succhiare risorse e mandarle all’estero, sono li’ per destabilizzare lo Stato, per cambiarne l’identita’ e farlo diventare il regno dei fuorilegge, e infine sono li’ per rubare il laoro agli italiani. Se si riuscisse a far entrare quei pochi numeri nella testa degli italiani avremmo compiuto passi da gigante.

  3. uqbal scrive:

    Onorevole Sarubbi

    ho letto oggi un virgolettato su Repubblica che suonava all’incirca così: “Il governo Monti è molto chic, anche i maestri di strada hanno il doppio cognome”.

    Ecco, se è esatto (potrei non averlo riferito in maniera del tutto fedele, ma il senso era quello), direi che la frase era abbastanza ignobile.

  4. Andrea Sarubbi scrive:

    @uqbal: era una battuta, una delle mie tante su twitter, sull’aristocrazia del governo Monti. Ho scritto pure, sempre su twitter, che d’ora in poi le riunioni di governo si terranno a Cortina, e così via. Tutto ironicamente, come spesso nello stile di twitter. Ho grande stima di Marco Rossi Doria – se prima di commentare si fosse preso la briga di leggere un mio post di pochi giorni fa, non dell’era glaciale, lo avrebbe potuto constatare di persona – e sono felicissimo della sua nomina, che a mio parere dà una risposta a chi parlava di un governo di accademici staccati dalla realtà. Mi faceva ridere che anche lui avesse un doppio cognome, e così ci ho scherzato sopra. Mi dispiace che la battuta non le sia piaciuta (parecchi altri ci hanno riso sopra: questione di gusti), ma a me non sembra una frase ignobile. Soprattutto perché la mia stima a Rossi Doria è dichiarata, dunque non c’è proprio possibilità di equivoco.

    P.S. ad adiuvandum. Ecco quanto ho pubblicato sulla bacheca Facebook di Marco Rossi Doria, per evitare il minimo dubbio: “Marco, oggi Antonello Caporale su Repubblica ha messo una mia battuta goliardica sul governo. In questi giorni ne ho fatte parecchie sul pedigree dei ministri, del tipo: le prossime riunioni le faranno direttamente a Cortina, e fesserie del genere. La battuta di oggi è che il governo è così chic che pure il maestro di strada c’ha il doppio cognome. Qualcuno mi ha preso sul serio ed è accorso in tua difesa, senza sapere quanto ti stimo e quanto – l’ho detto pubblicamente e scritto, appena si è saputa la notizia – sono contento della tua nomina. So bene che di aristocratico non hai nulla, ma che di nobile hai l’animo. Immagino che tu abbia capito la battuta e ci abbia fatto un sorriso. Se così non fosse, mi dispiace: ci vediamo in Aula per abbracciarci”.

  5. uqbal scrive:

    Molte grazie della risposta. La ringrazio anche di non aver detto di essere stato frainteso, di non aver nascosto la mano, per così dire, e di essersi preso la briga di “rimediare” a questa piccola cosa. Ora il mondo può ricominciare a girare!

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