Preciso subito che la storia dei deputati dimissionari prima del 31 dicembre per salvare il vitalizio mi pare la classica leggenda metropolitana: una voce messa in giro per lisciare il pelo all’anticasta, sparando nel mucchio, nella certezza che, se non è vero, sarà comunque verosimile. Ed è proprio questa verosimiglianza che mi fa arrabbiare di più, perché conferma la mia teoria – ahimé, non condivisa da diversi colleghi – della nostra mancanza di credibilità. Siamo così poco credibili che ormai l’informazione tv ne approfitta per assicurarsi ascolti e compiacenza: Piazza Pulita chiama Ambra per un monologo anticasta fisso, Santoro ha Travaglio, la stessa Sky (penso alla prima puntata di Carelli, ieri sera) non resiste alla tentazione dei sondaggi de panza. Oggi voglio utilizzare dieci minuti per raccontare esattamente cosa è stato fatto in questa legislatura e per lanciare una proposta, che reputo ragionevole e non demagogica.

Nella lettera che Dario Franceschini ha mandato stamattina ai deputati Pd, per fare il punto della situazione, si riassumono un po’ di notizie passate in cavalleria. Le dico per titoli, senza approfondire se no facciamo notte: chi vuole può facilmente riscontrarle in rete, comunque, perché sono pubbliche. Quanto guadagna un deputato? In teoria, dice la legge del 1965, il suo stipendio è legato a quello di un presidente di sezione della Corte di cassazione, nel senso che “non può essere superiore”: fino a qualche anno fa era uguale, ora – con i tagli via via applicati dal 2006 – è decisamente minore. Il  cambio di rotta coincise con la Finanziaria del 2006 (meno 10% dall’indennità), il secondo segnale fu la decisione nel 2007 di non applicare l’adeguamento previsto (la magistratura non fece la stessa cosa, il Senato neppure); da allora, con altri due rinnovi (2008 e 2011) il congelamento Istat è stato prorogato, al momento fino al 2013. A luglio 2011 c’è stato un altro taglio, nel segno della tassa di solidarietà: riduzione del 10%, fino a tutto il 2013, per la parte dell’indennità che supera i 90 mila euro annui (a occhio, se fa testo la mia ultima dichiarazione dei redditi, sono 250-300 euro al mese in meno). Per quelli che fanno un altro lavoro, la riduzione è doppia. Sempre in questa legislatura, la necessità di contenere i costi della politica ha portato ad altri due tagli: 500 euro in meno sulla diaria (che dipende dalla presenza in Aula), altri 500 in meno nei soldi destinati al rapporto eletti-elettori. In più, questa settimana, è finalmente iniziata la rilevazione delle presenze in Commissione: 300 euro di multa se manchi a metà delle sedute, 500 euro se ne perdi l’80%. Infine, ci sono alcuni impegni che l’Ufficio di presidenza ha approvato e che dovranno essere attuati prima del prossimo bilancio: ancoraggio dell’indennità agli standard europei (una Commissione Istat è stata incaricata di studiarli), nuova disciplina per il rimborso eletti-elettori (dovrai dimostrare di avere un assistente parlamentare sotto contratto, per esempio, o un contratto di affitto per l’ufficio nel tuo collegio, se no non hai diritto ai soldi) e passaggio al sistema contributivo per i vitalizi, dalla prossima legislatura. Ora, dopo l’incontro di Fini e Schifani con il ministro Fornero, il passaggio è stato anticipato al primo gennaio 2012. Questi i fatti, sui quali ognuno può farsi l’idea che vuole, con l’auspicio che sia un giudizio (ex post ) e non un pregiudizio (ex ante). Ora, una proposta semplice semplice, che spiego partendo dalla mia esperienza personale per farmi capire meglio. Da quando ho iniziato a lavorare in maniera continuativa – il 1997, direi – ho sparso contributi in quantità, su vari fronti: qualcosa all’Inps, qualcos’altro all’Inpgi, parecchio all’Enpals (perché in Rai non mi fecero un contratto giornalistico, pur essendo professionista), una somma sostanziosa anche alla previdenza della Camera. Ora, io sono disponibilissimo a rinunciare al vitalizio – lo metto qui per iscritto – se i miei contributi versati alla Camera in questi tre anni e mezzo e negli anni che verranno (che siano altri 2 o altri 100, non importa) vengono ricongiunti agli altri, in un’unica posizione previdenziale. Quando poi lascerò la politica e mi assumeranno in una compagnia di flamenco, tornerò a versare all’Enpals, fino a quando – come tutti gli italiani – non avrò diritto alla pensione, che verrà calcolata in base ai contributi da me versati dal 1997 a quel momento. Mi sembra di aver letto sul Corriere della sera di oggi che pure Annagrazia Calabria, deputata Pdl più gggiovane di me, sarebbe d’accordo sulla posizione previdenziale unica, e magari dibatterne potrebbe essere l’occasione per cambiare finalmente qualcosa nella giungla dei ricongiungimenti attuali: più il lavoro diventa precario, più aumentano i contributi a spruzzo, più il miraggio della pensione si allontana per una generazione intera.

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4 commenti to “De pecunia”

  1. MANLIO scrive:

    Lo dico onestamente:non voglio,da italiano,un Parlamento di pezzenti,ed un Quirinale che a forza di riduzione di spese assumera’ corazzieri alti 1,50 per controllare i costi del vestiario.Si riduca il numero dei parlamentari,che troppi sono,ma si paghi decentemnete chi sta in Parlamento.Si riducano del 90%le auto blu,ma perdio vedere il presidente del Consiglio in una Panda no,non lo voglioTra l’altro è appena uscita una enorme Lancia che sembra fatta a posta per andare su e giu dal Quirinale a palazzo Chiugi.Siamo un paese ricco:e facciamola finita,con questa cupio dissolvi economica!

  2. oliver scrive:

    La politica costa, ma non dimentichiamo il perchè

    http://oliverpanichi.tumblr.co.....ipati-meno

  3. Lorenzo M. scrive:

    Che debba essere un’occasione del genere per fare finalmente qualcosa per sbrogliare il problema dei ricongiungimenti e’ deprimente.
    Basterebbe questa sola considerazione per mettere una pietra tombale sulla credibilita’ di chi siede nelle Aule Parlamentari, tanto di maggioranza quanto di opposizione.

    No, a pensarci bene la credibilita’ la maggioranza se l’e’ gia’ giocata sancendo con il voto che una prostituta minorenne era la nipote di un importante capo di stato.

    Niente di personale, per carita’, ma la vostra presenza nelle Aule sta intaccando la tenuta stessa del sistema democratico, facendo apparire come condivisibile una qualsiasi altra alternativa.
    A chi fa del solo proprio ed esclusivo interesse la sua bandiera non frega sicuramente nulla, e lo posso pure capire (ma non giustificare). Ma che sia il maggior partito d’opposizione a non capire lo stato delle cose e’ realmente criminale, forse ancora piu’ grave.

  4. merdischiola scrive:

    Ed è proprio questa verosimiglianza che mi fa arrabbiare di più, perché conferma la mia teoria – ahimé, non condivisa da diversi colleghi – della nostra mancanza di credibilità.

    Ti tolgo il dubbio, è da un pezzo che non c’è.

    Sempre che i commenti dei cittadini non puzzino, su questo spazio..

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