L’altro giorno mi è arrivato un sms a firma Saverio Romano, anche se il mio numero di telefono non gliel’avevo mai dato. Lo stesso è capitato a tutti gli altri deputati, molti dei quali – come me – sono rimasti colpiti: i nostri telefoni sono a disposizione della Camera, ma non dei singoli colleghi, e i vari strumenti che abbiamo a disposizione (tipo il centralino della Camera stessa, o la batteria del Viminale, per esempio) possono metterti in contatto con chiunque, ma non sono autorizzati a darti il numero di nessuno. Per il ministro, evidentemente, valgono regole diverse, e così ci siamo ritrovati – come se fosse una comunicazione di servizio, tipo uno slittamento di orario in Commissione – un invito alla presentazione del suo libro, “La mafia addosso”. Il giorno dopo, in casella, abbiamo trovato una copia del volume, regalataci dal ministro stesso – o dalla sua casa editrice, che è quella del Borghese – per aiutarci a riflettere meglio in vista del voto di mercoledì, quando dovremo pronunciarci sulla sua sfiducia.

Il libro, che ho appena finito di leggere, è diviso in tre parti: 2 pagine di prefazione, in cui l’intervistatrice (Barbara Romano, giornalista di Libero) spiega di averlo scritto “per dar voce a chi ancora non ha potuto parlare in tribunale”, se la prende con i processi  celebrati “in Parlamento, che emette giudizi sotto forma di mozioni di sfiducia nei confronti di chi non è stato ancora condannato dai tribunali”, e spiega che con il ministro c’è solo un caso di omonimia; l’intervista vera e propria, di 80 pagine, in cui Saverio Romano racconta la sua versione dei fatti; l’ordinanza emessa dal tribunale di Palermo lo scorso 8 luglio, di 101 pagine a caratteri minuscoli, in cui il giudice per le indagini preliminari rigetta la richiesta di archiviazione e dispone che il pm formuli l’imputazione. L’intervista del ministro è molto interessante, e se non leggi pure l’ordinanza successiva – va riconosciuto alla giornalista il merito di averla pubblicata – ti viene davvero da pensare che sia in atto un golpe giudiziario, guidato naturalmente da noi (intesi come Centrosinistra) per far fuori Berlusconi e tutti i suoi amici. Tra noi, peraltro, è compreso anche il presidente della Repubblica, al quale Romano dà sostanzialmente dell’ipocrita perché, due minuti prima di pubblicare quel comunicato contro la sua nomina a ministro, il capo dello Stato era lì con lui a felicitarsi e a parlare di vacanze e Sicilia. Anche Napolitano, insomma, sarebbe complice di questa offensiva (“Non contro di me, ma contro Berlusconi attraverso me”), lanciata con l’aiuto di un giudice (Giuliano Castiglia) che è stato iscritto ai Verdi e a Magistratura democratica, che in alcuni blog di settore si è espresso apertamente contro il lodo Alfano e che ha firmato l’appello contro la riforma della giustizia annunciata da questo governo. La lettura dell’ordinanza, invece, lascia tutt’altra impressione. Ne cito solo poche righe, per dare un’idea:

“Si tratta dell’episodio del pranzo a Roma, in un locale a piazza Campo de’ fiori, nel corso del quale il Romano, annunciata la sua candidatura alle elezioni politiche del maggio 2001 nello schieramento politico di Centrodestra nel collegio di Bagheria, (…) affermò che il Campanella [personaggio dedito a piazzare candidati vicini al clan mafioso di Villabate nelle liste di ogni orientamento] lo avrebbe comunque dovuto votare perché lui e il Campanella erano della ‘stessa famiglia’, inequivocabilmente riferendosi alla famiglia mafiosa”.

Due cose mi colpiscono di questa storia. La prima è che il citato Campanella, noto intrallazzone, aveva fama di militante di Centrosinistra: segno che, almeno all’epoca dei fatti, neppure noi eravamo impermeabili alle infiltrazioni; voglio credere – e lo credo davvero, sulla fiducia – che oggi non sia più così. La seconda è che, comunque vada, sarà una tragedia: o abbiamo una magistratura ideologizzata, capace di mandare in galera chiunque per odio politico, o abbiamo un governo in cui siede un mafioso.

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Un commento to “La mafia addosso”

  1. CURIOSONE scrive:

    E voi chiamate”porcellum” la legge che impedisce alla mafia di eleggere i suoi candidati?Certo sara’ un gran giorno quando al Parlamento compariranno non i candidati eletti dai partiti,ma quelli eletti dalla malavita.

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