Mi piacerebbe vivere in un mondo, e in un Paese, in cui non ci fosse bisogno di appelli del genere. Ma la situazione in Corno d’Africa è drammatica, e pensare di risolverla con i quattro soldi della nostra cooperazione internazionale è ridicolo: approfitto, allora, della giornata di mobilitazione indetta dai vescovi per invitare tutti, credenti o meno, a dare una mano. I soldi raccolti finiranno alla Caritas, che da sempre è un esempio di gestione seria e trasparente: si aggiungeranno al milione e 300 mila euro messi già sul piatto dalla Chiesa italiana, presi in gran parte dai fondi dell’8 per mille (un milione) e per il resto dalla stessa Caritas nostrana, che pure non naviga nell’oro.

La situazione. Gli Stati colpiti dalla carestia sono 4 (Etiopia, Somalia, Kenya e il piccolo Gibuti), per un totale (stima Unicef) di 12 milioni e 400 mila persone che hanno “immediato bisogno di aiuto umanitario”; solo in Somalia, per dire, il 53% della popolazione (per metà bambini) è a rischio deficit alimentare: tanto che in molti cercano rifugio nei campi profughi del Kenya, ridotti ormai a lazzaretti fuori controllo. Per fermare (o almeno rallentare) la tragedia, sostiene la Fao, serve un piano straordinario da 1 miliardo e 600 milioni di dollari: per metà ci sono, l’altra metà (800 milioni di dollari, all’incirca 570 milioni di euro) deve essere reperita entro l’estate 2012.
Come aiutare. La Caritas raccoglie soldi in vari modi: posta, banca, carte di credito. Il numero del conto corrente postale è 347013; i conti correnti bancari sono tre: Unicredit ( IT 50 H 03002 05206 000011063119), Intesa San Paolo ( IT 19 W 03069 05092 100000000012) e Banca Popolare etica (IT 29 U 05018 03200 000000011113). In tutti questi casi l’intestatario è Caritas italiana, mentre nella causale va “Carestia Corno d’Africa 2011”. Poi c’è la possibilità di utilizzare la carta di credito, telefonando a Caritas Italiana (06 66177001) durante gli orari d’ufficio.
La politica. L’Italia – nel senso del governo italiano – ha messo finora a disposizione 20 milioni di euro: pochi anche secondo il Centrodestra, che ha firmato con noi una mozione unitaria approvata lo scorso 7 settembre. Le mozioni prevedono degli impegni concreti, che il governo è formalmente obbligato a rispettare. Il quando, purtroppo, non dipende dal Parlamento, e talvolta neanche il se. Ma gli impegni ci sono, e in questo caso sono parecchi:

– mettere a disposizione delle organizzazioni internazionali aiuti utili a fronteggiare questa emergenza-carestia, aumentando i fondi stanziati a tal fine;
– incrementare gli interventi di cooperazione allo sviluppo soprattutto nei settori agricolo e sanitario, coinvolgendo il più possibile le associazioni della società civile;
– promuovere, anche in collaborazione con altri Paesi, politiche per l’agricoltura che permettano di sperimentare, attraverso studi e ricerche, nuove modalità di aiuto ai Paesi africani in modo più strutturale e meno episodico;
– adottare tutte le iniziative diplomatiche utili, coinvolgendo la responsabilità dell’Unione europea, a permettere che le popolazioni del Corno d’Africa e soprattutto in Somalia possano vivere in sistemi statuali stabili e democratici, sostenendo gli sforzi di chi si oppone alla violenza delle Corti Islamiche;
– sostenere la richiesta dell’Unicef che ha lanciato un appello a tutta l’industria del trasporto aereo, affinché assicuri il trasporto gratuito o fortemente scontato degli aiuti indispensabili alle popolazioni stremate dalla carestia e dalla siccità;
– adottare iniziative normative atte a semplificare e ad agevolare il sistema di adozioni internazionali a favore dei bambini del Corno d’Africa;
– contribuire alla forte campagna di informazione in atto per sensibilizzare l’opinione pubblica italiana alla tragedia di luoghi e popoli con cui l’Italia ha particolari legami storici.

La mozione, in sé, è equilibrata e incisiva: il Parlamento – destra e sinistra – ha fatto, insomma, un buon lavoro. Il mio timore, purtroppo, è che se aspettiamo i tempi del governo italiano lasciamo morire di fame parecchia gente. Nel frattempo, ognuno secondo le proprie possibilità, siamo generosi!

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Un commento to “Di fame si muore”

  1. Virginia Invernizzi scrive:

    è bello vedere che il nostro governo si sia preso un impegno concreto. Speriamo che lo realizzi anche perchè l’emergenza e pazzesca e si aggrava ogni giorno di piú.
    Si puó pensare a fare qlc fra un po’ se il Governo nn agisce?

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