Dopo qualche settimana di pensa-che-ti-ripensa, che tra poco vi argomenterò, oggi sono andato a firmare per il referendum elettorale. L’ho fatto nella sede di Europa, giornale del Pd, che per l’occasione ha allestito un banchetto, attirando anche parecchi passanti in via di Ripetta: vedevano il manifesto sul portone, chiedevano informazioni al portiere e te li ritrovavi al terzo piano, nella mezzoretta di pausa pranzo, per la serie “meglio un Porcellum fuori dai piedi che una fetta di prosciutto dentro la pancia”. L’andamento delle firme mi sembrava buono – oltre le aspettative, dicono nella redazione – e pare che sia così anche altrove: chi avesse voglia di firmare, comunque, trova l’elenco dei banchetti sul sito del giornale. Ma torniamo a me, perché la decisione di firmare non è stata istintiva ma ragionata.

Premessa: questa legge, il famigerato Porcellum, fa oggettivamente schifo. Io ho tentato personalmente di limitarne i danni – instaurando un rapporto serio e continuo con Napoli, che ormai è la mia seconda casa – ma mi rimarrà sempre addosso l’onta delle liste bloccate: un treno deragliato dai binari dell’articolo 1 della Costituzione (“la sovranità appartiene al popolo”) che, da solo, scredita un’intera classe politica, uomini di buona volontà compresi. E allora, vi chiederete, perché avevi dubbi? Per due motivi: uno costituzionale, l’altro politico. Se questo referendum passasse, afferma una buona fetta di esperti del genere, non verrebbe cambiata la legge elettorale, ma semplicemente verrebbe abolita quella esistente: l’Italia, dunque, si ritroverebbe senza nulla, e secondo alcuni – semplifico, mi perdonerete – ciò non può giuridicamente accadere. Obiezione: no, se si abolisse il Porcellum si tornerebbe immediatamente a quella precedente, ossia il Mattarellum. Contro-obiezione: questa teoria (detta della reviviscenza) è una forzatura che non sta in piedi. Ora, siccome io sono un parlamentare – cioè un membro del potere legislativo – non è che possa evitare di pormi il problema giuridico, come se fossi il barista della Lega che ogni giorno litiga con i suoi clienti democratici. E – se devo essere onesto fino in fondo – questo problema, alla fine, non l’ho risolto con certezza, e non cadrei dalle nuvole se la Cassazione dichiarasse il referendum inammissibile. L’altro dubbio, dicevo, è quello politico: ferme restando le critiche alle liste bloccate, non è che il rimpianto Mattarellum fosse sempre garanzia di contatto con il territorio. Mi viene in mente il molisano Di Pietro, che arrivò in Parlamento perché candidato dal Centrosinistra alle suppletive nel collegio blindato del Mugello; e lo stesso inventore del sistema, il siciliano Sergio Mattarella, nel 2001 venne eletto alla Camera nella quota proporzionale del Trentino-Alto Adige. Eppure, nonostante questi pensieri, alla fine ho deciso di firmare. Se i giudici ammettono il referendum e nei quesiti vincono i sì, infatti, le possibilità sono due, entrambe migliori di quella attuale. La prima è che il Parlamento sia obbligato – politicamente, dal presidente della Repubblica – ad approvare in tempi rapidissimi una nuova legge elettorale, che non potrà essere peggiore di questa. La seconda – se vige la teoria della reviviscenza del Mattarellum, insomma – è che si torni a una legge certamente non perfetta, ma che almeno media tra il peso dei partiti e quello dei cittadini: se non potrò scegliere fino in fondo chi candidare nel mio collegio, almeno potrò lasciare a casa con più facilità un candidato impresentabile. Per le olgettine e i faccendieri, insomma, sarebbero tempi più duri.

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6 commenti to “Contra Porcellum”

  1. Giorgio scrive:

    Come sempre chiaro e coerente.

  2. Angela scrive:

    Anche io ho avuto dubbi, costituzionali e non.
    Ho letto diverse cose sulla reviviscenza e ho concluso che chi sostiene con certezza la tesi dell’ammissibilità o quella dell’inammissibilità dice troppo.
    La via percorsa dal comitato referendario è inedita, per cui è difficile fare previsioni.
    Si può sostenere che la giurisprudenza costituzionale contenga argomenti nel senso dell’inammissibilità, ma è vero anche che si tratta di una giurisprudenza discontinua e frammentaria. Insomma, a me sembra che non si possa escludere a priori un placet alla consultazione.
    Punto numero due. Solo la Corte costituzionale ha il compito di valutare l’ammissibilità o meno del referendum. A noi, in quanto titolari di diritti politici, il diritto affida il compito di di sostenere, se vogliamo, l’idea della consultazione. E qui si entra nel merito, che è un’altra storia…
    Io ho firmato e le mie ragioni coincidono sostanzialmente con le tue: la legge elettorale precedente non è il migliore dei mondi possibili, ma è migliore di quella attuale per mille motivi. E comunque il referendum, ove fosse ammesso, potrebbe creare un interesse politico a discutere di riforma elettorale in Parlamento molto rapidamente.

  3. cicero tertio scrive:

    La gente è lontana dalla politica e dal palazzo.Sono convinto che se si facesse un sondaggio tra gli italiani riguardo a cosa pensano del Porcellum lo scambierebero per un sondaggio su Berlusconi.

  4. Franco Ragusa scrive:

    I dubbi espressi da Sarubbi già da soli fanno comprendere che siamo di fronte a due facce della stessa medaglia: due pessime leggi che non consentono agli elettori di selezionare la classe politica che deve rappresentarli.
    A ciò aggiungiamo l’altro elemento unificante delle due … porcate (si può dire così per entrambe le leggi?): la forzatura bipolare che non consente agli elettori di poter scegliere liberamente e senza condizionamenti.
    Per cui riassumendo, tenendo conto che il primo punto si regge grazie al secondo:
    1) Non è vero che con il ritorno al Mattarellum si potranno scegliere i candidati, perché lista bloccata o collegi uninominali quelli sono. Per cui gli elettori di centrosinistra saranno ancora una volta costretti ad eleggere la solita casta di nominati per cercare d’impedire la vittoria di Berlusconi; e per le ragioni opposte lo stesso faranno gli elettori di centrodestra.

    2) Anche il Mattarellum, come il Porcellum, regala la maggioranza parlamentare a chi la maggioranza non ce l’ha.

  5. MANLIO scrive:

    mA SCAMBIEREBBERO IL PIRLUM PER UN SONDAGGIO SU SARKOZY.

  6. pietro_d scrive:

    non sono per niente d’accordo con Franco Ragusa…

    il motivo è semplice. Nel collegio uninominale (quelli non sicuri tipo il Mugello) la candidatura è valore aggiunto. Un po’ come lo è quella di un candidato sindaco alle elezioni amministrative.

    é il sistema migliore? non di certo…

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