In una giornata politicamente di transizione – che ha visto l’Aula impegnata su provvedimenti bipartisan, in attesa che arrivi la manovra dal Senato – la notizia del giorno alla Camera è l’audizione di Frattini sulla Libia: la prima dopo la caduta del regime di Gheddafi e dopo almeno due mesi di silenzio. Escluso il presidente della Commissione Esteri, obbligato a partecipare per motivi istituzionali, in Sala del mappamondo non era presente un solo parlamentare leghista; a dire la verità, non ce n’erano neppure dell’Idv, e dal mio punto di vista non è un caso, perché si tratta dei due partiti che sul tema hanno fatto più demagogia.

Il ministro degli Esteri ci ha dipinto un quadro un po’ caricaturale, come spesso accade nelle ricostruzioni berlusconiane della realtà: come se l’Italia fosse l’ombelico del mondo, e come se noi fossimo stati sempre ostili alla dittatura di Gheddafi (“Non l’ho chiamato per non disturbarlo”, disse all’epoca il nostro capo del governo), che improvvisamente – lo ha ammesso lo stesso Frattini, oggi pomeriggio – è diventato il reclutatore di bambini soldato e il mandante degli sbarchi di disperati sulle nostre coste. Lo sapevamo da tempo, dice ora il ministro, spiegando a noi – gli unici ad averlo già denunciato, insieme a Fortress Europe e a quel poco di informazione libera ancora rimasta – che da febbraio a maggio il colonnello riempiva 20-25 barche ogni due settimane e le mandava in mezzo al mare, in direzione Lampedusa. Ora il flusso si è quasi arrestato, ha proseguito Frattini, senza accorgersi che stava smentendo ancora una volta se stesso (ricordate l’allarme sul milione di esseri umani che sarebbero arrivati da noi?) e soprattutto i suoi alleati di governo: il motivo principale dell’ostilità leghista all’intervento militare, infatti, era la convinzione che solo Gheddafi avrebbe potuto “tenere a bada i clandestini”, tenendoli ingabbiati nei lager e impedendo loro di partire. E la Lega è uscita oggi umiliata un’altra volta, quando il ministro degli Esteri ha dovuto ringraziare il Parlamento per il sostegno dato alla missione militare, se non avessimo partecipato alla quale – ha ammesso – “non so proprio che cosa sarebbe successo”. Invece, la nascita del nuovo governo del Consiglio nazionale di transizione e le prossime tappe della road map (elezione di un’Assemblea nazionale libica per la nomina dell’organo costituente; poi Costituzione, referendum ed elezioni politiche) danno per ora ragione a quella scelta difficile, ma necessaria, che una buona parte della base Pd non capì allora ma che adesso, spero, verrà compresa meglio. Certo, non è tutto finito come invece Frattini si affretta a raccontare, e il nostro Lapo Pistelli glielo ha ricordato: dipenderà tutto dal lavoro della comunità internazionale nei prossimi mesi, perché la Libia – un Paese che nel 2011 non conosce ceto medio, pluralismo dell’informazione, tutela dei diritti umani, sistema giurisdizionale democratico, ordini professionali, sindacati – non è da ricostruire, ma da costruire e basta. Frattini annuncia che Gheddafi è ora circondato dai ribelli, ma non ci spiega se l’Italia premerà perché venga consegnato alla Corte penale internazionale; Frattini si vanta della riapertura di cantieri da parte di Impregilo, noi pensiamo soprattutto a quelle piccole imprese che rischiano di chiudere perché ancora non sono stati pagati i loro crediti pregressi;  Frattini auspica la riattivazione dell’accordo di amicizia, che comprende anche il controllo dei flussi migratori, ma non sa se i ribelli ci forniranno quelle garanzie sul rispetto del diritto di asilo che il raìs aveva sempre rifiutato. Insomma, quello della Libia è ancora un bel puzzle da completare. Ma l’impressione di oggi – sono sincero, e voi sapete quanto mi costò quel sì alla missione militare – è che, grazie all’appoggio del Pd e nonostante la demagogia della Lega, il Parlamento fece a marzo la scelta giusta.

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4 commenti to “Un bel puzzle”

  1. Mario Mozzi scrive:

    non lo so ancora se a marzo il Parlamento fece la decisione più giusta specialmente alla luce di tutti gli sviluppi successivi
    l’intrusione della Francia desiderosa di “menar le mani” e della Nato “pacifista” come la Francia e altrettanto desiderosa di portare la sua pace mi fanno rimanere molto perplesso e sbigottito. Se riuscissimo ad uscire dalla logica delle armi per stanziare altrettanti aiuti umanitari quanto implica lo stanziamento militare, allora si sarebbe un cambiamento di rotta epocale. Utopia forse? Però di questo ha bisogno la storia. Ogni storia

  2. Mario Mozzi scrive:

    intanto un caro saluto e un ben tornato ad Andrea Sarubbi

  3. MANLIO scrive:

    I fatti dimostrano che la politica italiana ha agito con prudenza e saggezza,ed infatti i risultati sono venuti.Ricordate la bandiera francese sul municipio di Bengasi?Barricati nella banca che volevano svaligiare,i gangsters francesi avevano gia’ creduto di avere messo le mani sui nostri contratti.Venerdi scorso,in un piagnucolante articolo,il FIGARO ammetteva che la Francia è il SESTO partner copmmerciale della Libia,l’Italia di gran lunga il primo,e che le cose non cambieranno granchè in futuro.Pepè le Moco è stato arrestato nuovamente.Quel che mi dispiace,è che non lo processino a Norimberga e non gli diano l’ergastolo.Come a Milosevic,e come lo daranno a Gheddafi,che Pepè voleva armare con i Rafale,prima i rapinarlo.

  4. Peppe scrive:

    Anch’io ti dò il bentornato.
    Ma concordo pienamente con l’intervento di Mario. Non sono per niente sicuro che quella fosse la scelta giusta e sono quasi sicuro che le motivazioni (quelle vere) fossero poco umanitarie.
    Ti conosco da tanti anni e so che davvero quel sì ti è costato, ma faresti torto a te stesso se ora, per legittimarlo, perdessi la voglia di mantenere un giudizio critico.
    Con affetto.
    Peppe

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