Non è la prima volta che torno da un lungo periodo negli Usa, ma mai avevo sentito così netta la sensazione che provo in queste ore: l’idea, cioè, che l’Italia assomigli sempre più a un magnifico luogo di vacanza e sempre meno a un Paese in cui valga la pena vivere. Il motivo principale è quello del sogno americano, che dopo 235 anni è ancora vivo, come ai tempi dei cercatori d’oro: in America, se sai fare qualcosa prima o poi riesci a farla; in Italia, non è necessario saperla fare davvero, ma è indispensabile conoscere qualcuno o per lo meno essere molto fortunato, e preferibilmente entrambe le cose. Lo dico con la consapevolezza del mio ruolo istituzionale: non è disfattismo, insomma, ma amore per il posto in cui sono nato e cresciuto. E non è neppure filo-americanismo alla cieca, perché su parecchie cose ho conservato i miei dubbi: vi racconto tre flash, tanto per rompere il ghiaccio e ricominciare il blog dopo la pausa.

Sanità. Mi tengo la nostra, tutta la vita. Obama – che ha certamente buone idee, ma pure la base democratica ha capito che da sole non bastano – sta pagando un prezzo troppo alto alle lobby e non è riuscito a mantenere la promessa centrale del suo programma. Un 45enne toscano, negli Usa da 15 anni, mi ha confidato la sua intenzione di tornare in Italia con tutta la famiglia perché ha paura di ammalarsi negli States: l’ultima volta che hanno messo piede in un ospedale, per il ricovero improvviso di un figlio, hanno pagato 3 mila dollari per una notte, nonostante l’assicurazione coprisse l’80% delle spese (traduco: quella notte era costata 15 mila dollari); basta un incidente stradale, o un problema cronico, perché il prezzo delle assicurazioni aumenti vertiginosamente e la percentuale di copertura diminuisca di molto. Se vuoi passare la tua vecchiaia negli Usa in serenità, metti in conto 10 mila dollari al mese di assicurazione onnicomprensiva; se vuoi risparmiare, investine una parte in ceri a Sant’Antonio e prega che non ti succeda nulla. Ero partito con qualche dubbio sul nostro sistema, mi è passato abbastanza in fretta: bisogna solo ridurre gli sprechi, ma non credo che un Paese democratico e civile possa oggi rinunciare al principio universalistico.

Donne. Non sono un voyeur da spiaggia, ma in un mese non ho visto un topless in tutta la West Coast. Credo che il dibattito sia aperto, perché un giorno c’è stata una manifestazione a Venice per il diritto a togliersi il reggiseno, ma non saprei dire come finirà: confesso solo che la cosa mi ha colpito, perché comunque sotto quei costumi c’è un trionfo di chirurgia estetica, e il combinato disposto delle due cose mi porta alla trita riflessione sugli strani effetti del puritanesimo. La cosa che mi ha colpito di più, comunque, è la sessualizzazione delle bambine: a 9 anni si vestono come adolescenti e non è raro trovarle nei saloni di bellezza; a 4 anni vengono cacciate da un’attrazione acquatica di Legoland perché non indossano il pezzo di sopra del costume, e non va bene che le bimbe stiano con le mammelle scoperte. L’allattamento al seno non si fa in pubblico, neppure con una coperta addosso. Dal punto di vista culturale, insomma, non farei a cambio; se invece penso alle possibilità di carriera che hanno le donne negli Usa, mentre qui siamo ancora fermi ai dibattiti sulle quote rosa, il cambio lo farei volentieri.

Fumo. In California non si fuma da nessuna parte, nemmeno in spiaggia o su un pontile. Se prendi una camera d’albergo, ti può capitare di firmare una penale antifumo più alta del prezzo della camera; se noleggi una macchina per un mese, sullo specchietto retrovisore c’è l’importo della multa che ti costerà una sigaretta. Nei locali pubblici, e pure nelle case private, i sensori antifumo sono dappertutto. In compenso, la marijuana è legale: basta andare da un dottore compiacente – i giornali sono pieni di annunci pubblicitari abbastanza disinvolti, in questo senso – che te la prescriva per il mal di schiena o per il mal di testa; a quel punto, potrai addirittura coltivarla nel tuo giardino o in terrazzo, fino ad un massimo di 6 piante. Io non sono particolarmente interessato alla materia, ma conosco parecchia gente che farebbe volentieri a cambio.

Ci sarebbero mille altre cose da raccontare: sull’immigrazione, in particolare, ne ho diverse, ma se me le brucio ora poi ho finito tutto il repertorio per l’anno prossimo. Il prezzo della benzina, però, va detto subito: in media l’ho comprata a 3,79 dollari a gallone, ossia 1 dollaro al litro, che con il cambio attuale fa 70 centesimi di euro. Da noi costa il doppio.

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18 commenti to “Il sogno americano”

  1. pfra64 scrive:

    Bentornato
    una mia conoscente ha assistito a questa scena: il chirurgo che esce dalla sala operatoria e dice ai parenti, ho aperto ed è diverso da quel che si pensava sono diecimila dollari in più del previsto, che faccio ?
    Comunque il secolo iniziato è quello della Cina, se si vuol vedere il futuro si deve andare a shanghai, non a NY.

  2. Chaim Recanati scrive:

    Tanto, poi, per puntualizzare: cosa fa, di grazia, il 45enne toscano da 15 negli States che vorrebbe ritornare in Italia con tutta la famiglia? Ce l’ha un lavoro? Se si’, visto che apparentemente ha una copertura medica, cosa torna a fare in Italia, dove non c’e’ lavoro per chi ha deciso di rimanere, figuriamoci per quelli che decidono di tornare? Per quanto lodevole sia l’iniziativa, una famiglia non si nutre di sole medicine. Inoltre, in quale ospedale e’ andato per spendere $15,000 per una stanza di una notte?? Quelli sono i costi di una struttura di riabilitazione a lungo termine, dove vi sono attivita’ specifiche e un gran numero di addetti, non quelli di un pronto soccorso. Ha poi pensato ai problemi di ambientamento che magari lui che e’ toscano potra’ non avere in Italia, ma che i suoi figli o la moglie (se americana o altro) potranno avere (vedi “piccoli” problemi quali la lingua, le pratiche del vivere quotidiano, l’assenza della famiglia e degli amici rimasti negli USA, la difficolta’ a trovare un lavoro in un paese che non ama gli stranieri, il fatto che in Italia tutto debba essere fatto di persona, mentre negli USA si fa tutto al telefono o su internet, ecc.)? O li mettiamo in conto alla mutua? Mettiamo, poi, che il nostro toscano possieda una casa (legittima supposizione, avendo una famiglia e avendo passato 15 anni da queste parti): adesso il mercato e’ giu’ e vendendo la casa ci perderebbe il 20% come minimo quindi, a occhio e croce, visti i costi dell’est degli USA, direi che ci perde almeno $100,000: ne vale la pena? Non si impacchetta una famiglia da un giorno all’altro e la si spedisce di la’ dell’oceano perche’ si ha paura di qualche bolletta: lo faresti in Italia? Manderesti la famiglia a vivere in Polonia (o in India, tanto per dire) perche’ li’ la sanita’ e’ ottima e costa di meno? Non credo proprio. Di solito, si risparmia, si trova un secondo lavoro, si tagliano le spese superflue: questo e’ quello che fa un padre di famiglia con la testa sulle spalle. Infine, mia moglie ha sempre allattato le bambine in qualsiasi posto, bastava mettersi un apposito grembiule (venduto nei negozi – se vuoi ti mando il link) che lasciasse respirare il neonato e nessuno, dico NESSUNO, si e’ mai azzardato a dire mezza parola in proposito che non fosse di ammirazione per chi decide di seguire le tradizioni. Anche qui, troppi elementi vaghi e approssimativi in storie che fanno sicuramente colpo sui lettori che negli USA non ci sono mai stati o che al massimo hanno passato una settimana tra la Statua della Liberta’ e il Grand Canyon, ma che fanno a pugni con le esperienze di chi qui vive e lavora. Cordialmente,

  3. pfra64 scrive:

    @Chaim Recanati
    però, scusi, saranno anche un po’ racconti da turisti, ma ciò non toglie il fatto che negli Usa ci sono decine di milioni di americani senza alcuna copertura sanitaria e per i quali una malattia può diventare una tragedia di vita o chissà quanti altri milioni per i quali una caduta, un incidente, un infortunio può diventare una lungo braccio di ferro con le assicurazioni.
    Il punto è questo, la civiltà di tutto ciò.

  4. Chaim Recanati scrive:

    @pfra64: viste le condizioni della sanita’ italiana e la qualita’ dei servizi, non sarei del tutto sicuro che sia meglio avere un servizio farraginoso e spesso colpevole di gravi mancanze piuttosto che un servizio caro ma generalmente all’altezza. Preferisco svenarmi ma uscire vivo da un ospedale. Comunque, per qualche ragione un mio intervento precedente e’ ancora in attesa di moderazione – eppure non ho insultato nessuno: non appena la “censura” dell’onorevole Sarubbi da’ il segnale verde capira’ le mie ragioni.

  5. Chaim Recanati scrive:

    OK, vediamo se spezzettandolo diventa pubblicabile.
    Caro Andrea,

    siamo alle solite: storie tragiche e drammatiche di gente lasciata morire sul lettino della sala operatoria di qualche ospedale americano perché avevano finito i soldi sono su tutti i giornali italiani, ma avessi mai letto un nome, un cognome, una cittá, un ospedale specifico, un medico. Tutti sono stati testimoni di scene da campo di concentramento nazista, tutti hanno incontrato il dott. Mengele in camice bianco e risatina maniacale, ma non ce n’é uno che abbia il coraggio di metterlo a verbale. Chissá perché. Vivo negli Stati Uniti dal 1995, prima nel New Jersey, poi a New York, e quindi nel Connecticut. Sono stato uno studente per qualche anno fino al completamento del Bacchalaureate prima e dell’MBA poi, ho usufruito di un sistema accademico di prim’ordine, lavoro come dipendente da una dozzina d’anni, ho la copertura sanitaria (che pago io, s’intende, ma stipulata dalla mia azienda) sulla quale gravano, oltre al sottoscritto, mia moglie (che lavora e ne avrebbe una anche lei, ma cosí costa di meno e la copertura é uguale), e le mie due bambine. Per capirci: non vengo pagato 5 milioni di dollari all’anno e nemmeno lo stipendio da deputato italiano, ma quello che qui si definisce “average middle class income”. Due anni e mezzo fa, quando mia moglie era ancora incinta della bambina piú piccola (di 29 settimane), le venne trovata una massa non ben specificata sul fegato e venne ricoverata in terapia intensiva al Mount Sinai Hospital di New York City (non il Cardarelli di Napoli o il Gemelli di Roma, ma una delle migliori strutture ospedaliere del mondo) e operata dal Dott. Myron Schwartz e dalla sua equipe – insieme ad altri 5 ginecologi, in caso che si fosse reso necessario il parto – senza interrompere la gravidanza, asportando un tumore benigno di grandi dimensioni, chiamato iperplasia nodulofocale. Venne trattata con i maggiori riguardo, gentilezza, cure, e rispetto che ci si possa immaginare, e questo da medici e infermieri in egual misura (detto questo, siete liberi di fare paragoni con il personale sanitario italiano). Oggi, sia mia moglie che mia figlia sono sane e stanno benissimo, ma al di lá dello spavento non credo che mia moglie vi possa dire alcunché di male di quei medici o di quell’ospedale. E, mistero dei misteri, l’assicurazione pagó esattamente quanto dovuto all’ospedale – meno i “copays”, quelli che per chissá quale ragione in Italia si chiamano “tickets”: biglietti per dove? L’altro mondo? Il problema, quando si tratta di spiegare l’assicurazione medica americana agli italiani, é che non esiste giornalista che se ne occupi con la dovuta perizia – e forse, onestá intellettuale. Il costo dell’assicurazione medica, per un lavoratore, é piú o meno quello che costa all’italiano il sistema sanitario nazionale. La differenza é che il sistema americano non viene ricavato dal totale del gettito fiscale nazionale, come invece succede in Italia: si pagano le tasse – al 50 e passa %, si badi bene, qui si paga il 35% – poi lo stato prende una fetta di quei soldi – a sua discrezione, visto che poi i tagli sono sempre dietro l’angolo – e lo devolve al sistema sanitario. Dove vadano effettivamente quei soldi é poi una questione tutta da stabilire, visto che le strutture sono in molti casi fatiscenti e viene spesso da domandarsi se non convenga farsi curare in un ospedale da campo in Afghanistan o in un ospedale locale nel sud Italia. Anche nel “profondo Nord” (e io sono di Milano, ci ho vissuto per quasi 30 anni, quindi so di cosa sto parlando), al San Carlo di Milano hanno trovato gatti e altri animali che campavano di ció che “passa il convento” (negli Stati Uniti – e ho girato parecchio – ospedali in quelle condizioni non ne ho mai visti). Negli Stati Uniti, la copertura medica é privata, di solito fornita dalle assicurazioni, anche se vi sono organizzazioni pubbliche, quali Medicaid, Medicare, etc. Queste coperture sono sovente offerte dalle aziende datrici di lavoro – loro stipulano un contratto con l’assicurazione e pagano parte del premio come parte del “benefit package” offerto al dipendente (vi sono inoltre contratti separati per i dentisti – udite, udite! – gli oculisti, e gli ottici). I lavoratori indipendenti quell’assicurazione se la devono pagare da soli, ma sta a loro decidere che tipo di copertura vogliono. Inoltre, bisogna anche fare un altro tipo di ragionamento: se io pago $10 al giorno (cifra a caso e per comoditá di calcolo, prima che qualcuno mi salti addosso con statistiche e dati dell’ultimo trimestre) di copertura medica, ma nell’arco di un anno sono andato dal medico solo una volta per una visita di controllo – diciamo che tra esami del sangue e visita dal medico il tutto mi sia costato $500 – io ho “buttato” $3150 dalla finestra in cambio della mia tranquillitá. Se io quella cifra non la pago perché l’assicurazione medica non ce l’ho e poi vado all’ospedale perché mi rompo il polso e il tutto mi viene a costare $3000, sono ancora in attivo di $650. C’é da dire, ma nessuno lo dice, che la stragrande maggioranza della popolazione adulta va dal medico una volta l’anno e si ammala saltuariamente, quindi l’esempio tiene (se cosí non fosse, non si troverebbe una sola assicurazione disposta a fornire una qualsivoglia copertura medica: loro fanno il calcolo delle probabilitá, non usano il peggior caso possibile come esempio). É vero che le cifre sono a casaccio, ma non é lo stesso ragionamento che si fa con la RC Auto? E in Italia non si paga sempre e comunque – i soldi vengono dalle tasse, no? – sia che si stia bene o no? E poi c’é un’altra differenza: il servizio. Qui, se ho bisogno di una lastra, la posso avere domani. In Italia, con la mutua, possono passare tre mesi, tempo durante il quale potrei anche essere giá morto. E potrei andare avanti all’infinito. E quelli che non si possono permettere nulla? Quelli – e li ho visti con i miei occhi – si presentano al pronto soccorso e si fanno curare. Per legge, nessun dottore si puó rifiutare di curare chicchessia, verrebbe come minimo radiato. I soldi vengono di solito addebitati sul Social Security Number, una specie di codice fiscale che si riferisce al conto pensione tenuto dall’agenzia federale Social Security Administration, una sorta di INPS con servizi sociali. Se soldi non ce ne sono, la bolletta viene mandata all’interessato (notare: passano mesi, durante i quali il nostro viene curato) e se questi non paga alla lunga l’ospedale li mette a bilancio come “unredeemable credit” (un credito che non si puó riscuotere) e passato in credito fiscale. Nessuna storia strappalacrime di barboni che vengono abbandonati morenti sul marciapiede o di donne incinta abbandonate in sala parto perché l’addebito sulla la carta di credito veniva rifiutato. Piuttosto, storie di malasanitá che hanno del raccapricciante le ho lette, fino ad ora, in Italia: nascituri abbandonati in sala parto perché i medici litigano, pazienti morti in corsia per mancanza di cure, anziani maltrattati, infermieri e medici cafoni e sfaticati, strutture fatiscenti. E qui ci sono nomi, cognomi, e indirizzi, e non li fornisco io, ma i giornali. Inoltre, e questa é la vera ragione per cui Obama non é andato molto lontano con la sua riforma (il prossimo inquilino della Casa Bianca l’affosserá oppure ci penserá la Supreme Court, un cavillo si trova sempre), gli Stati Uniti sono un paese individualista (e lo é anche l’Italia, anche se in modo diverso – basta vedere quanti badino solo al proprio orticello, specie in politica) dove tutti lavorano quasi 10 ore al giorno (e faccio una media), cercano di fare carriera, di avere successo, di avere soldi in banca, di poter permettere a se stessi e alla propria famiglia ció che le passate generazioni non potevano nemmeno sognarsi, e lo fanno indefessamente, senza indugi (ho visto 50enni rimettersi in discussione e prendersi un MBA pur di rimanere competitivi – sembra l’Italia? Proprio no), e, visto che le possibilitá ci sono, il nepotismo é ai minimi, e le opportunitá sono alla portata di tutti, la solidaritá sociale é qualcosa che viene percepito solo se la persona con cui si deve essere solidali é “una di loro”, una che lavora sodo, si fa in quattro, é onesta, ed é dedita alla famiglia. In altre parole, tempo e pazienza per gli sconfitti della vita non ce ne sono, proprio perché tutti hanno avuto la stessa possibilitá di farcela. Non si puó chiedere all’americano medio di essere solidale con uno che in gioventú é stato in una gang, ha passato 10 anni in galera, adesso é senza lavoro e male in arnese e non si puó permettere le cure: si avrebbe piú successo chiedendo fondi a un leghista per un senegalese depresso. Certo, il sistema americano ha le sue falle, ma agli americani il sistema italiano interessa quanto interessa agli italiani il mercato del lavoro americano: anche se pagano 5 volte di piú che in Italia ed é relativamente facile trovare un lavoro all’altezza delle proprie qualifiche, ben pochi in Italia si sentono attratti da un mercato del lavoro estremamente competitivo dove perdere il lavoro é una possibilitá tutt’altro che remota.

  6. pfra64 scrive:

    @Chaim Recanati
    ma, eccellenze a parte, la qualità media della sanità Italiana credo che sia paragonabile a quella Americana, se non migliore.
    Nella erogazione dei servizi in rapporto alla qualità/prezzo e accessibilità eravamo al secondo posto nella classifica dell’OMS.
    D’altronde se la aspettativa di vita media nelle zone più povere, come il Mississipi, è fra le più basse dell’occidente
    ( http://www.healthmetricsandeva.....nties-2011 ) un legame con la accessibilità del sistema ci deve essere.

    PS il fatto che io abbia letto il suo commento significa che non è più in moderazione, probabilmente il suo browser non ha aggiornato la cache

  7. Chaim Recanati scrive:

    Nel Mississippi l’aspettativa di vita e’ fra le piu’ basse dell’occidente perche’ vi sono uragani e alluvioni in continuazione – il numero di calamita’ naturali e’ altissimo. questo senza fare considerazioni di tipo socio-economico (il Mississippi e’ uno degli stati piu’ poveri degli USA e la sua economia e’ stata gravemente danneggiata dalla marea nera l’anno scorso: insomma, chi piu’ ne ha ne metta). Comunque, quali che siano le classifiche dell’OMS (che comunque vengono stilate in base alle statistiche redatte da ogni stato membro, non c’e’ una commissione d’ispezione dell’OMS – a meno che non si tratti di casi gravissimi – che visita ogni ospedale, quindi lasciano il tempo che trovano), ha mai provato a farsi curare in un ospedale americano? Le auguro di no (non Le auguro ovviamente di averne bisogno), ma se Le fosse capitato avra’ sicuramente notato la differenza. Quando avevo 28 anni, andai all’Ospedale Sant’Anna di Como, una delle strutture ospedaliere piu’ grandi e rinomate della provincia, con una caviglia rotta: era domenica e mi dissero – a fronte delle lastre – di tornare il giovedi’ quando sarebbe stato presente l’ortopedico. Se avessi dato loro retta, oggi sarei un invalido civile. Certo, vi sono anche casi positivi, ma quali sono le percentuali???

  8. Chaim Recanati scrive:

    Ah, dimenticavo: quella volta non mi diedero alcunche’, ne’ un analgesico, ne’, tantomeno, un’ingessatura. Ed eravamo a Como, una delle culle del nord industrializzato. Figuriamoci. Come Le ripeto, spero non ne abbia mai bisogno, ma se dovesse venire negli USA faccia solo una visita di conoscenza in uno degli ospedali e poi mi dica.

  9. Chaim Recanati scrive:

    E gia’ che ci siamo, questa era sul Corriere della Sera di oggi: http://corrieredelmezzogiorno......4851.shtml

    Tanto per capirci.

  10. pfra64 scrive:

    @Chaim Recanati
    abbia pazienza, ma se andiamo sui casi personali non ne usciamo più (io per quelle poche volte che ho avuto bisogno dell’ospedale della mia città, Perugia, non ho mai avuto disservizi o cose come quelle che Lei ha registrato).

    Comunque rimangono in piedi tutte le note dolenti:

    59 milioni di americani senza copertura assicurativa ( http://www.cbsnews.com/stories.....0408.shtml )

    e un sistema troppo squilibrato a vantaggio delle assicurazioni (ecco l’esperienza di un italiano: http://ricerca.repubblica.it/r.....ma-ii.html )

  11. Chaim Recanati scrive:

    Rimane il fatto che anche se si tratta di 1/5 della popolazione, gli americani non “sentano” il problema e sono tutti contro la riforma – paradossalmente, anche quelli che ne beneficierebbero, perche’ non e’ quello che si aspettavano. “Be careful what you wish for”, dicono da queste parti, stai attento a quello che desideri, perche’ quando si realizza potrebbe non essere il sogno anelato. Per via del mio lavoro parlo con persone delle piu’ varie estrazioni sociali e devo ancora incontrare qualcuno che mi dica “non vedo l’ora che sia il 2014, cosi’ che possa anch’io usufruire della copertura medica”. E lo si vedra’ alle urne. E se questo Le sembrasse egoista e riduttivo (e sicuramente lo e’, ma non e’ su questioni di principio che stiamo discutendo: in fondo, che noi ci troviamo d’accordo o no, il sistema americano non cambiera’ di una virgola), Le posso anche dire che l’Italia si trova in una posizione assai simile: infatti, finche’ si parla del servizio sanitario senza fare paragoni con gli USA, tutti ne dicono peste e corna, pero’ se lo difendono a spada tratta – neanche fosse il loro onore e non una delle inefficienze piu’ croniche, costose, e ingiuste, visto che ne soffrono i piu’ deboli, della nostra societa’ – non appena qualcuno fa notare che altri sistemi non sono poi tanto male. D’altra parte, ne sento di tutti i colori su Berlusconi dal 1994, eppure gli italiani se lo votano indefessamente e sono passati 17 anni dalla prima volta – un po’ come con la vecchia DC, che detiene tuttora il record assoluto: 45 anni di lamentele pubbliche e private e 45 anni di successi elettorali. Strano, no? Perche’ dovrebbero essere cosi’ differenti gli americani con i loro problemi?

  12. MANLIO scrive:

    Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanita’ quello italiano è il secondo servizio sanitario del mondo.Il primo è quello della Francia ed ovviamente quello italiano sarebbe primo se non nascesse il dubbio che i francesi quel primo posto se lo siano comprato con la corruzione,secondo il loro stile,per stare davanti a noi.La mia testimonianza è semplice:nel 2005 ho fatto 4 operazioni in due mesi,una delle quali durata 6 ore e mezzo.Ho speso un euro:alla macchina del caffè per festeggisra la fine della degenza.In america avrei dovuto vendermi l’appartamento,e forse non sarebbe bastato.Ho girato gli US in lungo ed in largo,e dico:non ci vivrei.Hanno un solo Dio,il dollaro,ed una sola vera religione:il business.Ed a giudicare da com se la cavano ultimamente,il loro dio è tuttaltro che onnipotente.

  13. Chaim Recanati scrive:

    “Speso un euro” e’ tutta un’opinione: le tasse che il governo Le succhia da quando e’ venuto al mondo e dirottate verso lo scassatissimo sistema sanitario nazionale sarebbero bastate a comprarLe una nave passeggeri, non solo un appartamento. Che ;a sanita’ in Italia sia gratis e’ la piu’ grossa fesseria che ogni governo, di destra, di sinistra, o di centro abbia mai raccontato ai suoi cittadini e il problema e’ che c’e’ ancora qualcuno che ci crede. Se Lei ritiene di avere davvero speso “un euro”, beato Lei, io ho smesso di crederci da prima che cominciassi a radermi. Comunque sia, quelle sono classifiche che lasciano il tempo che trovano, visto che se e’ per quello l’Italia risulta anche 63esima al mondo per quanto riguarda la corruzione, peggio di Botswana e Namibia, cosa che mi dice abbastanza chiaramente che i dati forniti dal Ministero della Sanita’ all’OMS chissa’ a quali ospedali si riferiscono, a quale uso dei finanziamenti fanno riferimento, e quanto siano attendibili (secondo Lei e’ credibile che gli ospedali in Germania, in Austria, in Svezia, e in Olanda arrivino dopo di noi?). La verita’ sulla sanita’ italiana e’ nelle cronache di tutti i giorni – l’ha letto l’articolo sugli infartuati del Cardarelli fatti accomodare sulle sedie da ufficio per mancanza di barelle?? – e li’, tra i paesi occidentali siamo forse all’ultimo posto: basti pensare a quegli infami di ginecologi di Messina che hanno pensato bene di litigare durante un parto e causare danni permanenti al neonato, oppure alle suore del Sant’Anna di Como che praticavano l’eutanasia sui pazienti anziani, oppure a tutte quelle morti causate da trascuratezza, pressapochismo, ignoranza, e scarso impegno da parte del personale sanitario. Non sono cose che mi invento io, la malasanita’ e’ su tutti i giornali e, quel che e’ peggio, i responsabili la fanno sempre franca. Non dico che negli USA tutto sia perfetto, ma chi sbaglia paga e paga caro.
    Quanto poi al dio dollaro, non mi sembra che in Italia si lavori per la gloria. C’e’ anche da aggiungere che senza l’ingordigia dei tanti – troppi – commercianti italiani al momento in cui l’euro e’ stato introdotto, non ci sarebbe stata l’impennata dei prezzi che ha causato, tra le tante altre cose, l’impoverimento progressivo dei ceti meno abbienti. Il dio euro sapra’ presentarsi meglio agli occhi di osservatori meno attenti, ma non mi sembra che sia meno caduco del dio dollaro.

  14. pfra64 scrive:

    la spesa italiana è quasi il 9% del PIL ( http://www.salute.gov.it/salaS.....i/SF_1.xls ) mentre quella statunitense è un po’ più del 16% ( http://saluteinternazionale.in.....americana/ )

    I calcoli sono fatti indipendentemente da come sono pagati, cioè se per via fiscale oppure assicurativa.

  15. MANLIO scrive:

    Se Lei crede davvero che la sanita’ italiana sia fatta di ginecologi che litigano in sala parto,di ospedali con la gente che se ne sta nei corridoi su poltrone da ufficio,e di suore che praticano l’eutanasia(a Como,per la verita’,fu una ragazza un po’matta a farlo)vuol dire che Lei crede ai media,cosa che io o smesso di fare da quando mi cambiarono il primo pannolino.Che negli ospedali Tedeschi,Olandesi e magari Lussemburghesi si muoia di una morte di lusso non so:so che a Roma mi trattarono con competenza(il mio male era assolutamete anomalo,non una qualsiai appendicite)con umanita’,e che ho il ricordo di una infermioera,Mariella,che altro non era che una persona santa.D’altronde in quello stasso ospedale salvarono la pelle al santo subito miracolatore di mai ammalatesi suore francesi,se ricorda.Le statistiche dicono che la mortalita’ negli ospedali italiani è quella degli altri paesi mentre sull’ECONOMIST,in un recente blog sulla Francia,un certo CARLO 1947 testimonia dell’inqualificabile trattamento subito da sua madre in una clinica della douce France.Che poi in Italia la sanita’ si paghi con le tasse è ovvio:un mio amico di Baltimora resto’ allibito quando gli disi che in Italia paghi quelle tasse,qualche volta, ma sei curato gratis.Lro,l’idea che si entri in un ospedale e se ne esca vivi e gratis non riescono a concepirla.

  16. Chaim Recanati scrive:

    pfra 64: intanto, ci sono i VA (veterans’ administration) hospitals che sono interamente a carico del governo – e si occupano di tutti coloro che abbiano servito nelle forze armate (anche se 60 anni fa). I county hospitals sono anche quelli a carico del governo e sono quelli dove di solito si recano i meno abbienti. Inoltre, quelle cifre dimostrano che lo stato spende comunque tanto per la salute dei cittadini e spiega anche perche’ gli ospedali americani siano finanziariamente in salute e si possano dedicare anche alla ricerca senza per questo perdere di vista il loro obbiettivo primario. Ora, se considera che di tasse qui paghiamo solo il 35%, capira’ che lo stato non chieda cifre sproporzionate per mantenere gli ospedali. E quei numeri spiegano anche perche’ molte delle strutture italiane siano fatiscenti, visto che sia pure con un PIL e una popolazione assai piu’ piccoli di quelli degli USA, l’Italia spenda di meno a fronte di un prelievo fiscale maggiore (voi siete circa al 50%). Quanto al sig. Manlio, e’ possibile che ogni tirata debba essere contro la Francia? Qual e’ la ragione? I dipinti rubati da Napoleone, il Colle di Tenda, la spocchia di De Gaulle o quella di Platini, o la vittoria dell’Europeo 2000? Perche’ non dichiara direttamente guerra? Francamente non capisco.

  17. MANLIO scrive:

    Guardi,Chaim,che lo stato sociale che si vuol smantellare con la parita’ di bilancio,vecchio mito della destra liberale,e del quale la sanita’ è la parte qualificante,rappresenta la conquista piu’ avanzata delle democrazie europee,ed è il nostro orgoglio.Posso essere un pensionato a 420euro al mese,ed avere bisogno di un’operazione fatta con competenza che costi 150 mila euro?In Italia ed in altri paesi europei mi operano senza controllare la mia tessera assicurativa.Un sistama in cui la vita delle persone,non dico la vita quotiodiana ma la vita tout court,sia grantita solo se spendi tot,e sia a rischio se non lo spendi,ha tratti di barbarie.Il presidente Obama sta tentando di togliere all’America quasto marchio,e viene trattato da comunista.Io ammiro l’america quanto odio la Francia,immensamente:le dobbiamo la nostra liberta’ negli ultimi 70 anni,e forse nei prossimi 70.Ma ci sono americhe che non amo:non amo gli stati del sud,e posti come Atlanta,dove vivono solo ricchissimi e poverissimi,non amo l’america del business spietato tanto ben descritto da BONFIRE OF VANITIES,amo l’America della gente.Quando l’ho visitata,ho fatto due chiacchiere con persone di MILWAUKEEM WISCONSIN,DES MIONES IOWA,OKLAHOMA CITY.La inside america;bene,gli USA che io detesto li detestano anche loro.Quanto alla Francia,si tratta di un cancro che sparge le sua metastasi in Europa da 1000 anni.La stessa storia della Germania non avrebbe annoverato un mostro come Hiler,senza di loro.Sono un paese da isolare a tutti i costi,uno stato canaglia che dello spionaggio,la diffamaziome,la propaganda,la intrusione nelli affari interni di altri paesi sovrani,lo sfruttameto coloniale(unico paese a tenere forze di occupazione all’estero,in Africa equatoriale),la guerra,la arrogante pretesa di insolentire le altre nazioni secondo un antico clichè napoleonico,di tutto cio’ fa la sua coerente politica estera.Se non avessimo gli americani in europa,Parigi avrebbe gia’ creato condizioni simili a quelle che precedettero la prima guerra mondiale spargendo il seme del nazionalismo sciovionista,dello sfruttamento(stanno nelle nostre banche oer danneggiarle),della divisione,annullando ogni volonta’ solidale.Sono un paese da isolare,il pazzo pericoloso da legare.

  18. MANLIO scrive:

    mi sciso ma intendevo DES MOINES,IOWA E MILWAUKEE,WISCONSIN

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