Parto dalla fine: dalle due deputate del Pdl che ho incrociato mentre salivo in motorino, in piazza del Parlamento, e che piangevano a dirotto. Pensavo fosse per motivi personali, invece era per il voto su Alfonso Papa: “un nostro collega finirà in carcere”, “pensa ai suoi figli”, “è stato solo un coglione, mica un mafioso”, “non era mai successo, neanche per reati più gravi”, e via a seguire. Di solito quello che si commuove sono io – mi basta un film – e pure stavolta, quando Papa in Aula ha raccontato dei suoi bambini, mi è venuta la pelle d’oca; così come quando ha citato il Vangelo di domenica, quello sul grano e la zizzania, e quando nel suo discorso ha detto due o tre frasi sulla Verità che, se le avessi lette in un libro, le avrei pure sottolineate. Ma la vita ci insegna che, in molte circostanze, l’emotività va messa da parte; una di queste è il momento in cui sei chiamato a scegliere in nome di un principio più grande di te, del tuo collega, delle stesse istituzioni: in politica dovrebbe essere un esercizio piuttosto frequente, visto che si è chiamati a decidere in nome della giustizia.

Dal punto di vista investigativo, la vicenda non lascia molti dubbi: nonostante i giudici abbiano agito con i piedi di piombo, senza utilizzare neppure un’intercettazione, le accuse contestate ad Alfonso Papa si provano da sole, grazie al malloppo di contratti e fatture che le sue vittime hanno conservato. Non mi ci dilungo, perché è roba già letta sui giornali, ma è evidente che la linea difensiva del “perseguitato politico” tracciata dal Pdl non sta proprio in piedi: così come non sta in piedi il tentativo di assimilare questo caso a quello del nostro Salvatore Margiotta, anche lui accusato dal pm Woodcock ma assolto con formula piena perché il fatto non sussiste, in nome di uno strano sillogismo (Margiotta è deputato, Margiotta è innocente, ogni deputato è innocente) che solo la mente di Maurizio Paniz poteva concepire. C’è poi il lato tutto politico della storia, perché il voto sulla custodia cautelare di Papa è stato un intreccio pazzesco di calcoli: una partita a scacchi fra noi e la maggioranza, e in un certo senso pure tra le forze del Centrodestra, e – credo di poter dire – addirittura all’interno di ognuna di loro. È finita 319-293, il che significa che alla fine ci sono arrivati almeno 30 voti dalla maggioranza: probabilmente sono quelli di una buona parte della Lega, che sta ancora scontando la lotta tra bossiani e maroniani, e che nel giro degli ultimi tre giorni ha cambiato idea su Papa quattro o cinque volte. Il capogruppo Reguzzoni rappresenta l’ala berlusconiana dei leghisti, che anche per questo dieci giorni fa hanno cercato di farlo fuori, ed era stato lui a mediare con il Pdl: in cambio del ritiro del decreto rifiuti, e della bocciatura di alcune mozioni sullo stesso tema, i leghisti avrebbero salvato Papa e quindi Papi. Purché, naturalmente, tutto ciò accadesse di nascosto: in fin dei conti, la Lega era quella che agitava il cappio ai tempi di Mani pulite e, mentre i suoi dirigenti da allora si sono imborghesiti, gli elettori sono più o meno gli stessi. Così, mentre i leghisti continuavano a dichiararsi pubblicamente in favore dell’arresto di Papa, il Pdl e i Responsabili – sempre disponibilissimi al lavoro sporco, non c’è che dire – raccoglievano firme per chiedere in Aula il voto segreto e permettere così al Carroccio un doppio salvataggio: quello della propria faccia e quello del deputato Pdl. Che nella vulgata leghista (già preparata dal mattino) sarebbe stato salvato dai franchi tiratori del Pd. Invece, qualcuno ha sbagliato i calcoli: non solo le opposizioni hanno votato compatte, ma il gruppo vicino a Maroni – più sensibile al richiamo della base arrabbiata che non alle sirene berlusconiane – ha mollato per strada Reguzzoni, e forse anche le poche prospettive di sopravvivenza di questo governo, ormai ostaggio dichiarato di un manipolo di cravatte (verdi o arancioni che siano). Lo avevamo visto anche stamattina, durante alcune mozioni sui rifiuti in Campania: nonostante il parere favorevole di Stefania Prestigiacomo, la Lega ha deciso di votare contro e il Pdl – per non spaccare il Centrodestra – le è andato dietro, mettendo in minoranza il ministro. È bastato che si incavolasse il gruppo di Miccichè (5 o 6 siciliani, vicini alla Prestigiacomo) e la maggioranza è andata sotto per tre volte: vi ricordate quando gli dei, nell’Iliade, fanno inciampare per tre volte il cavallo di Troia prima dell’ingresso in città? Ecco, Cicchitto doveva capirlo che oggi non era giornata.

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10 commenti to “Papa e Papi”

  1. CatiaB scrive:

    la soddisfazione più grande è stata vedere l’ira del premier… detto sinceramente avrei preferito che al senato ci fosse lo stesso esito…

  2. magociclo scrive:

    Del commovente discorso di Papa rivolto ai figli che sabato non lo vedranno tornare a casa penso una cosa sola: quelle parole Papa se le sarebbe dovute dire da solo mentre compiva reati gravissimi, lesivi del suo onore e dell’istituzione che rappresenta. Penso anche che le due deputate del pdl in lacrime avrebbero dovuto piangere sì, ma di vergogna, perché la Camera dei Deputati è stata nuovamente infangata da un parlamentare infedele. Infedele ai suoi doveri verso lo legge, verso la preziosa Assemblea di cui è membro, verso tutti i cittadini.
    E penso anche che ben poca pena sarebbe maturata nel Paese se la magistratura avesse messo dentro per esigenze cautelari una persona incriminata per i reati che sono addebitati a Papa.
    La vicenda di Papa si può paragonare ad un film, di cui oggi è stato trasmesso solo uno spezzone. Per capire e giudicare tutta la storia occorre vedere l’intera pellicola. E per finire, trovo gravissimo che 219 deputati avrebbero voluto, con il loro voto, intralciare il corso della giustizia lungo una strada del tutto chiara e lineare. Davvero la questione morale torna d’attualità in Italia,e andrebbe affrontata con l’energia e la determinazione necessarie. Il PD lo vuole fare?

  3. Peppe scrive:

    Mi lascia però molto perplesso la vicenda di Alberto Tedesco al Senato. Di cui tra l’altro si parla pochissimo.
    La logica dei due pesi e due misure non mi è mai piaciuta. Capisco che ogni vicenda (giudiziale) è storia a sè, ma francamente agli occhi della gente appare tutto molto poco edificante…

  4. Andrea Sarubbi scrive:

    @Peppe: probabilmente ti sfugge qualcosa, e purtroppo non sei l’unico. Alla Camera, il gruppo di Papa lo ha difeso pubblicamente dai giudici; al Senato, il gruppo di Tedesco non lo ha difeso, ma ha dichiarato espressamente che avrebbe votato per l’arresto. Alla Camera, Papa ha parlato dei suoi figli e si è rimesso alla coscienza dei colleghi; al Senato, Tedesco ha chiesto all’Aula di votare per il proprio arresto. Alla Camera, il Pdl ha chiesto il voto segreto; al Senato, il Pd aveva chiesto il voto palese, ma lo stesso Pdl lo ha impedito raccogliendo le firme per il segreto. Ma siccome i pennivendoli di Centrodestra (da Minzolini in giù) devono limitare i danni, la versione corrente è che il Pd manda in carcere gli altri e salva i suoi. Per fortuna, le dichiarazioni di voto restano agli atti; per fortuna, la matematica non è un’opinione: confrontando il voto alla Camera e quello al Senato, si capisce che il Pdl e le opposizioni votano sempre alla stessa maniera, mentre la Lega vota diversamente e determina il risultato. Detto questo, rimane quello che anche tu dicevi: mi dispiace per i nemici della Casta, ma “tutti in galera” non ha nessun senso; si deve valutare caso per caso, non c’è altro modo. Sul caso Tedesco, tra l’altro, io non avrei avuto dubbi: anche in tv ho dichiarato che, se fossi stato senatore, avrei votato per l’arresto.

  5. Janko scrive:

    Chi sarebbereo le cravatte arancioni? (arancio è il colore scelto da Pisapia, ma non mi pare c’entri nulla, e tanto meno l’Ucraina)

    Quanto a Margiotta, il discorso è più complesso, in quanto la Camera non dovrebbe entrare nel merito delle accuse, ma solo tutelare i deputati da attacchi politici camuffati da provvedimenti giudiziari. In effetti, dicamo che da allora ad adesso c’è stata un’evoluzione (che direi in senso positivo, sarebbe stato meglio fosse stata concessa anche allora la cautela). In tale ottica, sarebbe stato meglio concederla anche per Tedesco (come annunciato dal PD e richiesto da Tedesco stesso), mentre parrebbe che abbia votato contro – nel voto segreto, pessima pratica – una ventina di senatori PD (non son certo, chiedo conferma)

  6. Janko scrive:

    Il mio commento precedente si era “incrociato” con la risposta di Sarubbi (ossia, non avevo ancora potuto leggerla mentre lo scrivevo e mandavo): mi fà piacere che valuti che sian stati i leghisti a creare lo scmpenso.

  7. cicero tertio scrive:

    Il punto è questo: è giusta la carcerazione preventiva per tutti si o no ? E’ giusto che i parlamentari abbiamo una possibilità di sfuggirvi. E lasciamo stare i bambini.

  8. cicero tertio scrive:

    mancava il punto interrogativo anche sulla seconda frase .

  9. Olivier scrive:

    …la domanda che andava fatta ieri in Parlamento era: “la legge è uguale per tutti, si o no?”.

    O.

  10. MANLIO scrive:

    E’ora di ristabilire quell’immunita’ parlamentare la cui cancellazione ha creato il potere delle procure,dei PM e dei Di Pietro.Il grave discorso del Presidente della Repubblica sulle pesanti interfernze dei magistrati dice tra le righe una sola cosa:CHE NON DEVONO GOVERNARE PRCHE’ NON NE SONO AUTORIZZATI,e dunque che non devono sottomettere il potere politico alle proprie pretese.Una Magistratura di giudici che si contraddicono tra loro,che compaiono ai comizi ad arringare la folla,che compaiono a blog mediatici ad esprimere opinioni ieologiche è un pericolo.Fintanto che questo pericolo esiste,i Legislatori devono esserne garantiti.Il Presidente della Repubblica,correttamente interpretato,ha denunciato a mio parere modestissimo nulla di meno che l’emergenza della democrazia,che unita alla emergenza dell’economia,ultimamente aggravata ad hoc da delinquenti internazionali nemici ell’Italia,e dalle bizze della Lega,sta gravemente danneggiando il Governo e dunque lo Stato ed il Parlamento.E’ ora di correre ai ripari.

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