Dopo due anni abbondanti di discussioni, di lotte tra guelfi e ghibellini, di ferite che secondo me sarà difficile rimarginare, oggi il testamento biologico ha finito il suo percorso alla Camera e torna al Senato, dove non se ne toccherà neanche una virgola per evitare che ripassi di qui. Lo ha fatto nel peggiore dei modi, tra l’indifferenza diffusa: come già la settimana scorsa, il dibattito nel merito ha riguardato una piccola fetta dei deputati, e nessuno potrà smentirmi se dico che la maggior parte dei miei colleghi non sapeva neppure di cosa parlassero gli emendamenti. Come nelle previsioni, insomma, il voto di oggi è stato un atto politico – certamente concepito per dare un segnale alla Chiesa – che molti parlamentari del Pdl hanno mandato giù come una medicina amara, senza neppure leggere il bugiardino.

È difficile riassumere in poche righe tutti i voti di oggi: vado allora per titoli, a rischio di essere un po’ grossolano. Non si parla più di volontà del soggetto, ma di orientamenti; in quanto tali, dunque, non sono vincolanti e nemmeno impegnativi, ma si dice solo che il medico deve tenerne conto. Naturalmente non sempre, perché – ad esempio – idratazione e nutrizione non possono essere mai sospese, a meno che siano inefficaci a ripristinare le funzioni fisiologiche del paziente terminale, ossia ormai prossimo alla morte. La legge entra nel dettaglio e fa valere il testamento biologico solo in assenza di attività cerebrale integrativa cortico-sottocorticale, dunque – per capirci – non vi rientrano i casi alla Englaro: d’altra parte, come ci hanno rinfacciato per tutto il giorno dal Centrodestra, una legge su questo argomento non si sarebbe mai fatta se un giudice non avesse fatto rimuovere il sondino di Eluana e se Ignazio Marino non avesse presentato una sua proposta sul tema. In grande sincerità, credo che anche loro sappiano di aver tirato troppo la corda fino a strapparla, rifiutando scientemente ogni possibilità di maggiore condivisione e replicando in Aula lo schema del non dialogo che avevamo visto in Commissione, con il risultato di bocciature paradossali: un nostro emendamento sulla possibilità di inserire nelle dat la donazione degli organi e le disposizioni sull’eventuale assistenza religiosa, un altro sulla possibilità che in assenza di fiduciario venga ascoltato anche il convivente, e potrei andare avanti parecchio. Siccome le critiche del Pd possono sembrare di parte, oggi vi stupisco con l’intervento di Marco Calgaro, cattolico dell’Udc, che riflette esattamente il mio stato d’animo in questo momento:

MARCO CALGARO. La prima considerazione personale è che proprio non riesco a capire lo stato d’animo dei più, quello di trovarsi di fronte a una grande vittoria o a una grande sconfitta della propria fazione ideologica, come se di temi così delicati si potesse ragionare con le stesse contrapposizioni frontali che in tutti i campi producono comunque danni evidenti alla credibilità della politica come ricerca condivisa del bene comune e al futuro del nostro Paese. Dal punto di vista personale questa proposta di legge raggiunge alcuni risultati assolutamente positivi. (…) Il senso di parziale sconfitta mi assale quando vedo che la legge ha mancato uno dei suoi obiettivi principali, negando di fatto la realtà delle dichiarazioni anticipate di trattamento. L’obiettivo principale che come uomo, come medico, come politico e come credente ritenevo che questa legge potesse e dovesse raggiungere, e che giudico avrebbe dato un apporto fondamentale allo svelenimento del clima che ci contrappone sui temi etici, non è stato raggiunto. Infatti, uno degli scopi fondamentali di questa legge doveva essere il riconoscimento del fatto che vi sono momenti di estremo e labile confine tra il vivere e il morire, tra la sofferenza e la liberazione della sofferenza in cui la legge non deve e non può esprimersi in modo prescrittivo, perdendosi in infinite casistiche mai esaustive del reale, ma deve e può sancire un percorso virtuoso di interazione tra l’uomo sofferente, medico, familiari e persone che godono della fiducia del malato, al termine del quale scaturisce, naturalmente nel rispetto ed entro i limiti consentiti dalle leggi vigenti, una decisione condivisa sulla prosecuzione o meno di alcune terapie e sulla modulazione di idratazione ed alimentazione che la società deve riconoscere come propria. Bisognava affermare con forza che il luogo di queste decisioni è il capezzale del paziente e non l’aula di un tribunale e che ci sono momenti in cui la società deve dare totale fiducia agli uomini che interagiscono davanti a un malato per il suo bene. Il riconoscimento giuridico di questo percorso e della sua virtuosità poteva essere condiviso, e non lo è stato. Questo è il mio grande rammarico al termine dell’iter di una proposta di legge che, se avesse portato a questo risultato, avrei ritenuto utilissima e fondante il rapporto della nostra società con l’uomo sofferente e la morte.

Did you like this? Share it:

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , ,

3 commenti to “La corda strappata”

  1. Simona scrive:

    Grazie per il tuo impegno, anzitutto. Ma visto che io non voto per l’UdC;-), non ho capito bene Andrea perchè condividi anche questa parte dell’intervento di Calgaro: “Dal punto di vista personale questa proposta di legge raggiunge alcuni risultati assolutamente positivi.” Quali sarebbero? Non ne ho colti molti, in verità, anche dai tuoi interventi di ieri sul tuo blog…

    Mah, può anche essere che come dicevi tu, San Pietro
    lo farà entrare prima di te, insieme a quelli dell’UdC…ma allora abbiamo sbagliato porta, mi vien da dire 😉

    O forse invece, come penso io, San Pietro non c’entra (brav’uomo per carità…ma “chi decide sta sopra”), e sarà il suo e ns. “Capo” direttamente a dirci che tutte le volte che abbiamo abusato del potere della scienza per far rimanere
    degli esseri umani attaccati a un a vita biologica alla quale Lui non ci aveva destinati, di fatto è proprio allora – e non staccando i sondini – che ci siamo sostituiti a Lui…

    Se posso dirla con le parole della pastora Maria Bonafede, Moderatore della Tavola Valdese – dato che sono cristiana anche io – come te – ma protestante (e in Germania, i cattolici la pensano come i protestanti e hanno firmato lo stesso modulo per il testamento biologico…):

    “La vita umana non è solo biologia, la vita umana è biografia, e quindi relazione, incontro, pensiero, gioia o pianto, o sospiro. Adoperarsi in ogni modo per la sopravvivenza dei corpi, quando la vita non c’è più, è un atto di presuntuosa onnipotenza. Biblicamente, è un peccato. Come, evangelicamente, è un peccato l’idolatria della vita come principio astratto. L’Evangelo di Gesù Cristo non è mai un principio astratto; è sempre un incontro compassionevole, una parola che libera e che rimette in gioco.

    La vera domanda di oggi – evangelicamente – non è come affermare astrattamente il valore assoluto della vita. E’ troppo facile e siamo tutti d’accordo. Il problema oggi è come rispondere al grido di chi crede che la vita sia un bene troppo grande e troppo alto e troppo prezioso da potersi ridurre a pura sopravvivenza. Dicono i Salmi e ripete il Nuovo Testamento per bocca di Pietro che per il Signore “Un giorno è come mille anni e mille anni sono come un giorno”.

    Anche una vita come quella di Eluana Englaro, tragicamente spezzata da un incidente tanti anni fa, ha davanti a Dio la sua pienezza e il suo senso, anche se a noi ogni vita giovane che si spegne appare un non senso… Non bisogna trasformare la vita in un idolo davanti a cui inginocchiarsi, ma avere più fiducia in Dio di quella che mostra chi si accanisce sulla sopravvivenza inanime di un corpo.

    La vita è un dono che riceviamo da Dio insieme alla libertà e alla responsabilità di farne qualcosa di buono, di metterla al servizio del prossimo, di cercarne il senso insieme agli altri uomini e alle altre donne. Nessuno può frapporsi tra la nostra coscienza e Dio, nessuno può mediare, nessuno ci può togliere il bene prezioso della coscienza individuale e la libertà di decidere – e anche eventualmente di sbagliare.

    Una legge come quella proposta dal ddl Calabrò, che vorrebbe ridurre le persone a minori sotto tutela, è una legge che non rispetta la Costituzione e, ne sono profondamente convinta, nemmeno la libertà dei figli di Dio.”

  2. Stefano scrive:

    “La vita umana è relazione” … scusi Simona se mi intrometto, non sono certo preparato come lei, ma “relazione” a volte assume significati che nemmeno noi sappiamo dare. Secondo me non è un parlo-rispondi, a volte è proprio ocme con Dio, noi parliamo, la risposta sembra indecifrabile. Mi sembra che succeda anche in alcune occasioni quotidiane, a volte uno si sveglia dal coma e ricorda cose che noi nemmeno pensavamo avesse notato durante la sua “assenza”, non voglio sembrare spiritualista o con la testa tra le nuvole. Certo nessun Dio si trova tra le nuvole. Capisco però che in qualche modo bisogna legiferare, io non sarei mai per togliere la spina, (scusate la brutta espressione che è più da elettrodomestico che da persona).

  3. Simona scrive:

    caro Stefano
    lei è libero di pensarla come vuole.. io penso che se lei vuole che nessuno stacchi la spina a lei (ridotto a uno stato vegetale, ma nel pieno possesso delle sue facoltà avente espresso – magari per iscritto – di voler rimanere in quello stato, nella speranza di far ritorno a quella che io chiamo “vita di relazione”), sono pronta a lottare perchè nessuno le impedisca di rimanerci – anche se io personalmente potrei essere contraria.

    Ma lei, allora, faccia altrettano con me: e se c’è una legge che può fare in modo che il mio volere venga rispettato tanto quanto il suo, non è certo quella che è stata votata, ma quella che (con Ignazio Marino, ad esempio – cristiano come me ma cattolico) auspico io….

Leave a Reply

You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Paged comment generated by AJAX Comment Page
IMPORTANTE! Prima di pubblicare il commento, devi mostrare le tue abilità matematiche e risolvere la difficilissima operazione qui sotto (è una precauzione anti-spam, abbi pazienza). Poi spingi il pulsante "submit".

Quanto fa 14 + 9 ?
Please leave these two fields as-is: