Eravamo rimasti alla morte di Vittorio Arrigoni, sperando che qualcuno se ne ricordi ancora, ma in questi giorni Vittorio vive sulla “Stefano Chiarini”, la nave italiana della Freedom Flotilla 2 che dovrebbe portare gli aiuti umanitari a Gaza. Dico dovrebbe, ma forse – visti gli accadimenti di queste ore – sarebbe più opportuno il condizionale passato, perché nessuna delle navi è riuscita finora ad arrivarci: o sono state bloccate in Grecia, oppure – come la francese Dignité – un po’ più avanti, in mezzo al Mediterraneo. Probabilità che il nostro governo faccia qualcosa? Nessuna.

Comincio dall’interrogazione che abbiamo appena presentato in Senato, anche se la risposta della Farnesina io ce l’ho già. È un’interrogazione firmata da cinque nostri pericolosissimi rivoluzionari (tra i quali l’ex presidente della Croce rossa italiana, Maria Pia Garavaglia), che sottolinea un po’ di aspetti della vicenda: l’iniziativa è pacifica (“I movimenti pacifisti hanno dichiarato la non presenza di  armi e, altresì, firmato una dichiarazione nella quale si asseriva di partecipare alla traversata alla volta di Gaza attraverso una resistenza pacifica, non violenta”), la situazione a Gaza è oggettivamente insostenibile (“Le stesse agenzie dell’Onu denunciano sistematicamente il problema degli approvvigionamenti che non raggiungono nemmeno il 25% del fabbisogno della popolazione civile”), gli aiuti umanitari non possono arrivare via terra (“L’assedio di Gaza non è affatto finito e l’apertura del traffico navale da e per Gaza rappresenta la sola possibilità di aiuto per chi vive nella Striscia”) ela Grecianon può bloccare la libera circolazione di cittadini comunitari, a meno che non si sia in presenza di guerre o crisi internazionali. Domanda finale a Frattini: quali iniziative intende intraprendere “per dare libertà di movimento ai nostri connazionali e alla nave italiana bloccata”? L’interrogazione è roba fresca – di un paio di giorni fa – ma la risposta, dicevo, io ce l’ho già: perché proprio in queste ore mi è arrivata la replica del sottosegretario Craxi ad una mia interrogazione di aprile sulla morte di Vittorio Arrigoni, nella quale chiedevo appunto al governo che cosa avrebbe fatto per “garantire la sicurezza della nave italiana Stefano Chiarini”, in partenza per la Freedom Flotilla 2. Risposta:

“In relazione alle voci secondo cui nuove flottiglie si  accingerebbero a salpare in direzione della Striscia di Gaza da alcuni Paesi del Mediterraneo, compresa l’Italia, abbiamo segnalato come il modo migliore per portare assistenza agli abitanti di Gaza sia quello di inviare gli aiuti umanitari attraverso i valichi  terrestri, evitando ogni tipo di provocazione che può avere come unico affetto un aumento della tensione. Ciò in linea con la medesima opinione espressa dalle Nazioni Unite, il cui Segretario Generale ha richiesto a tutti i Governi interessati di scoraggiare tali flottiglie che possono provocare escalation della tensione, ribadendo come tutti gli aiuti umanitari alla Striscia di Gaza vadano incanalati attraverso i valichi terrestri presenti. Abbiamo altresì sottolineato che le misure adottate da Israele per l’ingresso dei materiali per la ricostruzione e l’aumento delle importazioni nell’ultimo anno vanno nella giusta direzione, così come quelle recenti per incrementare l’export della Striscia di Gaza. Anche se, certamente, occorre fare di più per uscire dalla fase dell’emergenza ed entrare in quella dello sviluppo socio-economico, che dovrà basarsi su un forte ruolo del settore privato”.

Traduco? No, mi sa che purtroppo non ce n’è bisogno.

Did you like this? Share it:

Tags: , , , , , , , , , , , ,

2 commenti to “Stay human”

  1. Mario Mozzi scrive:

    gli aiuti umanitari alla Palestina non possono arrivare via terra però il governo italiano indica come quella sia l’unica strada percorribile. Com’è possibile?

  2. Elena M. scrive:

    Questo immobilismo ucciderà Gaza. Netanyahu ha solo interesse a rimandare, non pensa di poter far molto all’interno dell’attuale coalizione di governo. Forse l’Europa non ha fatto abbastanza per aiutare Obama nei suoi primi due anni, ed ora, dopo le elezioni di midterm, lui ha il freno della camera repubblicana. L’europa intanto si muove come Frattini: non tocchiamo nulla senò chissà cosa succede. Io sono preoccupata invece di cosa succede se NON tocchiamo qualcosa: per la Palestina, nessuna nuova, pessima nuova. Dove non ci sono progressi aumenta la sfiducia e gli estremisti di entrambi i fronti acquistano consensi: ogni giorno perso è una picconata al lavoro di chi a parole e fatti insegna a credere nella pace.
    In questo senso, l’arrivo di una nave a Gaza sarebbe stato un progresso anche se fosse arrivata senza nessun carico di aiuti: avrebbe portato normalità.
    Sul concreto: che farà l’Italia se a Settembre arriverà all’ONU la richiesta di riconoscimento dello stato palestinese?

Leave a Reply

You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Paged comment generated by AJAX Comment Page
IMPORTANTE! Prima di pubblicare il commento, devi mostrare le tue abilità matematiche e risolvere la difficilissima operazione qui sotto (è una precauzione anti-spam, abbi pazienza). Poi spingi il pulsante "submit".

Quanto fa 8 + 10 ?
Please leave these two fields as-is: