La cosa che più mi stupisce, di tutta questa discussione sul testamento biologico, è che due anni fa l’Italia ci si sarebbe scannata – anzi, ci si è scannata davvero – mentre oggi non interessa più a nessuno: vuoi mettere il libro di Scilipoti, Tremonti che fuori onda dà del cretino a Brunetta, l’ondata di antipolitica imperante? La stessa sensazione di catalessi, devo ammetterlo, si respira anche alla Camera: una discreta parte dei miei colleghi non ha neppure sul banco il fascicolo degli emendamenti, senza il quale è praticamente impossibile sapere che cosa si stia votando, e le poche volte che l’Aula sta zitta è quando si affronta un passaggio politico. Tipo l’intervento di Bersani, che a fine mattinata ha lanciato un appello alla ragionevolezza (“Torniamo alla saggezza dei nostri genitori e dei nostri nonni, ai tempi in cui non c’era la tecnologia per restare vivi ad oltranza”) che era importante fare ma che, naturalmente, non sortirà effetto alcuno da qui a martedì, quando riprenderemo l’esame del testo.

Come scrivevo ieri, è una legge blindatissima: innanzitutto, perché alla maggioranza si è aggiunta anche l’Udc, garantendo un margine larghissimo; poi, perché – mentre da noi c’è comunque una certa libertà di coscienza, nel voto segreto – nel Centrodestra hanno chiesto ai dissidenti dichiarati di non farsi proprio vedere in Aula: alla fine, su 630 deputati votiamo al massimo in 480. Non c’è la Boniver, non c’è Versace, non c’è Pecorella: gli ultimi due, addirittura firmatari di un emendamento bipartisan (scritto dal nostro Eugenio Mazzarella e pubblicato da Ferrara sul Foglio) che non hanno votato e che è stato bocciato dall’Aula senza pietà. Gli unici emendamenti che sono passati sono quelli concordati dalla maggioranza: alcuni – scritti all’ultimo secondo, dopo due anni di dibattito – li abbiamo scoperti direttamente in Aula. Come quello che spiega che nel testamento biologico non si raccolgono volontà, ma meri “orientamenti” e “informazioni utili per il medico”:

ANDREA SARUBBI. Signor Presidente, io continuo a sentirmi un marziano questa mattina, tra accuse di porcherie da una parte e di clerico-oscurantismo dall’altra, però una cosa la vorrei dire (…): ma di che cosa abbiamo parlato in questi due anni in Commissione? Per piacere, fatemelo sapere, visto che abbiamo fatto innumerevoli sedute sull’argomento, visto che poi dieci minuti prima di arrivare qui in Aula scrivete un emendamento che ieri non c’era, che oggi compare, che per di più il relatore riformula. Ma quando li riformula lei gli emendamenti, onorevole Di Virgilio? Di notte? Quand’è che ci fa sapere le cose? Ieri abbiamo sentito anche delle esperienze molto belle, mistiche, ma qui non possiamo andare avanti con la mistica. Vorremmo vedere le cose scritte, nero su bianco, per poi poterle valutare (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Posto che non sarò mai io (mai!) a dire che la volontà è l’unico criterio, perché altrimenti in questo modo legittimiamo anche il suicidio assistito (ripeto: non sarò certo io a dirlo!), non si può neanche confondere tra una volontà e un orientamento. È come se andassi all’anagrafe a depositare il nome di mio figlio Mattia, e l’ufficiale mi chiedesse: “Ma come lo vuoi chiamare?” “Mattia”. “No, no, gli sta meglio Marcello: tuo figlio si chiamerà Marcello!”.

Un altro punto cruciale è quello dell’idratazione e dell’alimentazione, sul quale abbiamo tentato ogni possibile mediazione. C’era un articolo, in particolare, firmato da Livia Turco e da me, che è stato bocciato di una settantina di voti, e che avrebbe reso la legge molto più umana:

ANDREA SARUBBI. Questo emendamento inizialmente era a firma dell’onorevole Livia Turco e dell’onorevole Binetti. Poi l’onorevole Binetti ha fatto altre scelte di appartenenza partitica. Credo che, nel frattempo, non abbia cambiato idea sulla vita, sulla concezione antropologica. Per quanto la conosco, mi sembra molto difficile. Al posto di Paola Binetti, in questo emendamento c’è la mia firma. È un emendamento del quale non ho cambiato nulla. È un emendamento che non fa impazzire di gioia alcuni miei colleghi del Partito Democratico, per cui li ringrazierò doppiamente se vorranno votarlo. Infatti, esso – sono cose che forse non si dovrebbero dire formalmente, in Aula, però le dico lo stesso – tra di noi viene definito come «l’emendamento della riduzione del danno», cioè del male minore. Perché del male minore? Perché, ripeto, tra di noi vi sono persone con idee molto più «radicali» delle mie, le quali, di fronte a questo emendamento, arricciano un po’ il naso, cioè lo reputano un cedimento. Io credo, in realtà, che, proprio per questo motivo, sia un buon emendamento di mediazione. Pertanto, anziché mettermi a descriverlo, preferirei leggerlo, perché vedo molti colleghi impegnati al telefono, vedo molti colleghi senza il fascicolo degli emendamenti, che forse non è arrivato a tutti… Credo, dunque, che valga la pena spendere un minuto per leggere questo emendamento – tanto è breve! – e poi ognuno deciderà secondo coscienza: «È possibile sospendere la nutrizione artificiale, quando la persona è nella fase terminale della vita o quando questa forma di sostegno vitale si configura come futile e sproporzionata rispetto ai suoi fini di procurare sollievo dalle sofferenze nel rispetto della dignità della persona. Tale valutazione compete al medico curante secondo scienza e coscienza coinvolgendo i familiari attraverso una completa informazione, chiamati a tutelare, in una compiuta alleanza terapeutica, il miglior interesse della persona incapace». Per scrivere questo emendamento, aggettivi e virgole compresi, ci sono voluti mesi di lavoro, alle nove del mattino, nella sala Frammartino del gruppo del Partito Democratico; a quelle riunioni era presente anche l’onorevole Binetti (Applausi di deputati del gruppo Partito Democratico).

Anche questo, naturalmente, è stato bocciato. E con il voto contrario dei deputati dell’Udc, che forse andranno in Paradiso prima di me, ma poi San Pietro dovrà essere bravo a spiegarmene il motivo.

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2 commenti to “La legge blindata”

  1. marco brigliadori scrive:

    Scusa Andrea, ma perchè l’UDC nonl’ha votato? Cosa ti hanno detto?
    A me sembra estremamente ragionevole:
    Marco

  2. Andrea Sarubbi scrive:

    @ Marco Brigliadori: Risposta ufficiale: siccome nei prossimi articoli con un emendamento nostro cambieremo la platea dei destinatari della norma, che verrà ristretta ai malati in stato vegetativo persistente e non a tutti i terminali, il vostro emendamento (testuale Paola Binetti) “non rientra più nello specifico di questa proposta di legge; ecco perché noi voteremo no all’emendamento, non perché non ne condividiamo il valore, ma perché è l’emendamento che non condivide la struttura attuale della proposta di legge”.

    Risposta vera: siccome l’Udc tiene particolarmente all’approvazione della norma, pensando (forse a ragione) di fare un grande piacere alla Chiesa, sta facendo la stampella del Pdl, che invece al suo interno è più combattuto. Così hanno ritirato tutti i loro emendamenti (peccato, perché ce ne erano alcuni molto buoni) e bocciano tutti i nostri, approvando solo quelli concordati con il governo. E’ la politica, bellezza.

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