Non voglio fare come Silvio Berlusconi, che ai tempi del Trattato d’amicizia con la Libia si improvvisò testimonial delle azioni Eni ed Enel, aggiungendo alla sua movimentata storia giudiziaria un possibile reato di aggiotaggio: se volete un suggerimento borsistico provate con il giro Bisignani, perché questo è proprio l’indirizzo sbagliato. Però voglio parlarvi anch’io, oggi, di azioni: non per consigliarvene l’acquisto – se anche fosse lecito da parte di un deputato della Repubblica, sarei comunque il meno competente fra tutti i 630 di Montecitorio – ma per raccontarvene la storia, visto che riguarda da vicino una persona che conosco (e stimo) da anni.

Lui si chiama Giuseppe Lanzi, ha 43 anni, è reggiano ma vive a Bassano del Grappa, e l’ho incontrato un bel po’ di volte fra Taizé e Giornate mondiali della gioventù: è uno che parlava di mater-Bi quando nessuno sapeva cosa fosse. Dopo parecchi anni passati a lavorare nella cooperazione internazionale, fra l’Africa e l’America latina, Giuseppe è tornato in Italia ed ha creato un’azienda che si occupa di responsabilità sociale d’impresa, di sostenibilità ambientale e di organizzazione di eventi sostenibili: quando Benedetto XVI incontrò i giovani a Loreto, per dire, lui aveva messo nel kit del pellegrino tutta roba biodegradabile, comprese delle penne in mater-Bi e una torcia a manovella che purtroppo mio figlio mi ha sfasciato ma che ancora rimpiango. Sapeva di andare controcorrente, era cosciente che il suo sforzo non avrebbe inciso molto negli equilibri mondiali, e così per l’azienda aveva scelto il nome di Sisifo, obbligato da Zeus a spingere in cima alla montagna un masso che ricadeva sempre giù. Il masso, però, è cresciuto parecchio nel corso degli anni: chi ha bambini avrà sentito parlare dei pannolini biodegradabili, chi non ne ha si sarà comunque accorto che da un po’ di tempo i supermercati hanno eliminato le buste di nylon per sostituirle con un altro materiale ecosostenibile. È appunto il mater-Bi – fatto di patate, amido di mais e olio vegetale – e il buon Sisifo se ne occupa molto da vicino. Sembrava una roba un po’ francescana, insomma, e invece è andata a finire come Giuseppe non avrebbe mai pensato: da questa settimana la sua azienda è quotata in Borsa, in un gruppo fondato dal direttore del settimanale Vita, Riccardo Bonacina, che riunisce in una società per azioni le più importanti aziende del terzo settore. Non mi avventuro in previsioni finanziarie per evitare che domani mi rincorriate con il randello, ma la sola notizia mi pare un segno dei tempi: se anche l’economia capisce che il futuro non è lo sfruttamento, ma quella sostenibilità che la Commissione mondiale dell’Onu sull’ambiente e lo sviluppo (WCED) definisce come “equilibrio fra il soddisfacimento delle esigenze presenti senza compromettere la possibilità delle future generazioni di sopperire alle proprie”, allora siamo un pezzetto avanti. Segnatevi questa frase di Giuseppe, perché è carina: “La natura ha già risolto in modi ingegnosi molti problemi e all’uomo non resta che lasciarsi ispirare”.

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4 commenti to “Buone azioni”

  1. Giuseppe Lamzi scrive:

    Grazie davvero! Mi hai commosso perché ti so sincero e la cosa mi ha davvero fatto piacere… Ora non so cosa dire di più!

  2. Giuseppe Lanzi scrive:

    … Addirittura sbaglio il mio cognome….

  3. Giuseppe Lanzi scrive:

    Scusami ma ho un post post scriptum: la bella frase finale che mi attribuisci è in realtà di Gunter Pauli ideatore della Blue Economy! Ti suggerisco il suo libro “The Blue Economy” appena uscito in italiano e, guardacaso, la prefazione è di Catia Bastioli inventrice del Mater-Bi. Li si che se l’economia investisse….

  4. Virginia Invernizzi scrive:

    ma che bello :) forse anche i freddi titoli di Borsa cominciano a trasmettere messaggi di speranza. Spero che salgano le azioni e le buone pratiche per l’avvenire di tutti.Complimenti a Giuseppe Lanzi per i rischi che si è assunto andando controcorrente sperando che abbia anticipato i tempi !

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