Nel frullatore dei ballottaggi è finita anche la Chiesa, che sul voto di Milano sta vivendo un confronto interno abbastanza aspro. In un certo senso, stanno venendo al pettine quei nodi che erano già emersi negli ultimi anni: penso, ad esempio, al funerale di don Luigi Giussani, il fondatore di Comunione e liberazione, che fu celebrato dall’allora cardinale Ratzinger, venuto apposta da Roma. Secondo la versione ufficiale, Giovanni Paolo II aveva voluto mandare un suo rappresentante; secondo quella ufficiosa, sentita proprio allora con le mie orecchie, nella decisione aveva giocato molto il rapporto non proprio idilliaco fra i ciellini ambrosiani e il loro arcivescovo. Nessuno potrà mai provarlo, né dire il contrario, ma mi pare che il concetto non cambi: la Chiesa milanese – non nel senso di gerarchie, ma di associazionismo, fedeli, realtà ecclesiali – è spaccata politicamente come poche altre in Italia, e questa durissima campagna elettorale all’ombra del Duomo lo sta dimostrando.

Cominciamo dal Decalogo per la politica milanese, sottoscritto da varie associazioni piuttosto autorevoli: le Acli, la Fondazione Giuseppe Lazzati, la Comunità di San’t Egidio, l’Ambrosianeum, l’Azione cattolica ambrosiana, il Centro italiano femminile. Non si danno indicazioni di voto vere e proprie, ma il messaggio è piuttosto chiaro: “Coerenza tra vita pubblica e vita privata. Legalità formale e sostanziale, lotta alle inefficienze dell’amministrazione pubblica e ai vuoti politici, che creano le condizioni per la corruzione e per le infiltrazioni della criminalità organizzata”. Poi arriva un appello ancora più esplicito, firmato da 219 cattolici – fra i quali alcuni sacerdoti con ruoli non secondari in diocesi – che invitano espressamente a votare per Pisapia: accusano la Moratti di una gestione poco trasparente e di “scarso impegno nella lotta alla corruzione e alle infiltrazioni criminali mafiose”; le rimproverano lo sgombero dei rom, “invece di trovare loro percorsi di inserimento e di integrazione”; la accusano di non aver riconosciuto ai fedeli musulmani “il diritto di costruire i propri edifici di culto”, e così via. La risposta di Comunione e liberazione arriva sulla rivista Tempi, con un articolo pubblicato alla vigilia del primo turno: “I cattolici fedeli al magistero – dice una delle frasi più dure – sono rimasti in pochi”. E giù con le citazioni di mons. Crepaldi (l’arcivescovo di Trieste che recentemente ha fatto outing politico: “al governo è meglio un puttaniere che non faccia i Dico, piuttosto che un sant’uomo che li faccia”), per ribadire che anche il prossimo inquilino di Palazzo Marino va deciso sulla base dei cosiddetti temi non negoziabili. Don Virginio Colmegna, fondatore della Casa della carità e firmatario dell’appello pro-Pisapia, ha risposto in due tempi: prima con un intervento sul sito della sua associazione, poi – ieri – con un’intervista a Repubblica. Qualche passaggio del suo intervento sul sito:

“Sappiamo bene che ci sono questioni più complesse, scelte eticamente sensibili che mettono in gioco la coscienza dei credenti, il loro ascolto dell’insegnamento magisteriale e su questi valori non regalo allo schierarsi politico la mia coscienza credente. Anche se ho imparato dalla lezione conciliare, e da una seria cultura di laicità, che la politica deve avere il compito di trovare convergenze con il bene possibile e per questo confrontarsi e impegnarsi per promuovere un clima culturale, direi educativo, che favorisca scelte coerenti con il Vangelo. (…) La propaganda che fa gioire perché non si accolgono profughi, la povertà culturale che accompagna scelte amministrative che irridono alla solidarietà e ai diritti dei più deboli, la crescita di uno stile di confronto aggressivo, rancoroso, polemico e irriguardoso mi fa scegliere di stare da una parte o, per lo meno, di non poter condividere e dichiarare il mio contrasto a quanto la amministrazione Moratti dice e propaganda. Soprattutto in questa scadenza elettorale dove la Moratti, che pure nella tornata precedente aveva promosso una lista civica autonoma dai partiti ed ora invece si presenta con uno schieramento partitico, con un capolista che conosciamo e con un legame dichiarato con una impostazione della Lega, che non solo non posso condividere, ma che contrasta con la scelta mia di vivere solidarietà”.

Poi c’è una mazzata fortissima a Cl, che senza troppi giri di parole don Colmegna definisce un gruppo di potere.

“La sussidiarietà è un principio costituzionale che non è legato a logiche di potere e a una cultura di governance che non rispetta il pluralismo di impostazioni anche nel campo socio-assistenziale”.

Infine, un pensierino a Berlusconi:

“Non credo proprio che lo stile di vita non c’entri con una scelta e con un orientamento politico. Il degrado etico e barzellettiero che stiamo vivendo mi preoccupa a tal punto che non mi permette di stare zitto. Questo proprio perché quegli stili di vita dis-educano e quindi dichiarare pubblicamente che non si condividono per me chiede, dal punto di vista amministrativo, di indicare un’altra opzione. Invitare a non votare la Moratti, la ritengo una scelta non dogmatica, libera e indicatrice di una coerenza che invito a considerare e a proporre anche ai cattolici, a chi frequenta e pratica, ai preti e ai religiosi”.

Su Repubblica di ieri, poi, c’è una spiegazione seria sulla questione rom, che vale la pena leggere per capire quanto sia demagogico l’attacco del Centrodestra. Cito solo la risposta alla battuta di Bossi sulla zingaropoli: “Con questi linguaggi e queste generalizzazioni non si crea una società coesa (…). È pericoloso soffiare sulle paure e sulle legittime preoccupazioni della gente per cercare di recuperare una manciata di consensi”. Sempre ammesso che li recuperino, naturalmente.

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5 commenti to “All’ombra del Duomo”

  1. Virginia Invernizzi scrive:

    Andrea questa campagna elettorale a Milano è assurda! si stanno giocando il tutto per tutto e giocano sporchissimo : la Moratti è riuscita a dire che “con Pisapia il volontariato sarebbe morto”; ieri Berlusconi ha parlato a reti unificate di zingaropoli, centri islamici e di stalingrado! STALINGRADO! ma ci rendiamo conto?http://www.giornalettismo.com/.....er-pisapia
    Come si fa a difendere i poveri in questo clima e non finire nel tritacarne politico? Se i toni non fossero questi forse si riuscirebbe. Dispiace per la Chiesa, dispiace che ci si parli solo attraverso i giornali.
    ma qui ci vorrebbe un authority che sanzioni i comportamenti scorretti in una campagna elettorale, già del tutto sproporzionata per le risorse economiche a disposizione dei candidati…

  2. Virginia Invernizzi scrive:

    IL link che ho postato è relativo all’ultima trovata falsi rom, punkabbestia ed addirittura falsi operai con falsi ingegneri intenti a prendere le misure per la moschea… che si spendono in favore di Pisapia!

  3. Emilio scrive:

    Accadde anche in provincia di Brescia……nelle valli furono fatte circolare voci sulla costruzione di un centro islamico. La Lega nord organizzò banchetti e presidi di protesta. Furono presentate mozioni affinchè il paese fosse dichiarato “paese de-islamizzato”.Comparvero scritte sui muri,volantinaggi. Passate le elezioni,non s’è più saputo niente. La Lega nord non è nuova a aizzare gli animi Quel che sorprende è che sia Roberto Formigoni a perdersi in queste polemiche. Lui che si è distinto per il dialogo con il mondo arabo e che si è detto favorevole alla costruzione di un luogo per permettere ai musulmani di pregare senza occupare i marciapiedi. Una chiusura che stona con l’apertura internazionale dell’Expo-2015,una canddiatura favorita,tra l’atro, dai buoni uffici della signora Moratti con il mondo arabo…più volte ospite alla prima de La Scala.

  4. MANLIO scrive:

    “..Uno stile maggressivo,rumoroso..”dice il compagno Don Colmegna,e dimentica il modellino del Duomo scagliato in faccia a Berlusconi,davanti al suo,di Duomo.E la dimostrazione di gioia tossica dei centri sociali,che per festeggiare il vantaggio nel primo tempo hanno distrutto un po’ di negozi in corso Buenos Aires,vetrina di Milano,e gettato tegole sulla polizia dal tetto di un edificio”okkupato”.E poi le botte ad una anziana signora,e quelle ad una piu’ giovane.Torna la sinistra,a Milano,e torna il suo magico mondo e le sue prodogiose invenzioni:la propaganda,la mistificazione,la violenza,la minaccia,le menzogne degli utili idioti travestiti da “intelletuali”,da “Giornalisti”e da preti come questo,che scrive a REPUBBLICA come se fosse l’OSSERVATORE ROMANO,in eccellente sinistrese prendendo in ostaggio il Vangelo.E poi i “provocatori”,vecchia invenzione stalinista.Militanti di destra,ovvero fascisti,travestiti da punkabbestia,tossici(come ci si veste da tossico?Ci si appende una siringa al collo?),e “geometri che prendono misure”.Passa il tempo,e le vecchie menzogne ringiovaniscono e tornano ad avvelenare il mondo vestite a nuovo.Manca il “complotto di destra contro il compagno Pisapia”,e gli arresti di massa.Ma pazienza,perbacco.Pyongyang non si è fatta in un giorno.

  5. Francesco scrive:

    Caro Manlio, le tegole sulla Polizia le hanno gettate alcune persone che protestavano per una questone ALER (case popolari), le botte sono state smentite da una testimone oculare… beh… bello informarsi! e non siamo nemmeno in corea del nord, non sarebbe così difficile.

    Per finire: preferisco le parole (magari anche sbagliate) di un prete che si spende in prima linea per i più deboli (gli ultimi, gli emarginati… i veri “prossimi”) piuttosto che coloro che moraleggiano a distanza nelle loro vesti di raso e nei palazzi dove si deve tenere conto dei contrappesi politici (fatti insieme a chi ha comportamenti che dal pulpito di solito vengono stigmatizzati)

    ci si ricorda qualche volta della parabola del Samaritano?
    una buona serata
    FV

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