La musica di sottofondo di oggi, mi raccomando, è quella del veglione di Capodanno: Meu amigo Charlie Brown, possibilmente con trenino incorporato. Quella del peppè-perè-peppè, di Brigitte- Bardot-Bardot, insomma, ci siamo capiti. Ma stavolta bisogna ballarla con la mano destra ben aperta, le cinque dita in bella vista: è il giorno della manita, ragazzi, quella che il Barça di Guardiola rifilò al Real di Mourinho e che noi oggi abbiamo rifilato alla maggioranza, mandandola sotto 5 volte (cinque, five, cinq, cinco, fünf, пять, 五, خمسة) nel giro di poche ore. Le prime quattro, addirittura, in apertura di match, quando i verdazzurri erano scesi in campo ancora rintronati dalla sberla delle amministrative; l’ultimo goal in scioltezza, nel secondo tempo, dopo che il loro mister aveva già alzato bandiera bianca sul testamento biologico. Ma la partita va raccontata bene, se no non ci capiamo.

Il programma di oggi prevedeva una sgambata mattutina sulle carceri e un big match pomeridiano sul testamento biologico, che due settimane fa l’Udc – cercando di raccogliere il consenso della Chiesa alle amministrative – aveva chiesto di esaminare immediatamente, prima di tutti gli altri provvedimenti all’ordine del giorno, perché dopo due anni di discussione a singhiozzo gli italiani sentivano improvvisamente il bisogno di una legge. La mattinata sembrava tranquilla, ma già al primo voto li abbiamo mandati sotto: 264-254, sulla mozione di Fli che la maggioranza voleva bocciare. Poi, per par condicio tra le opposizioni, ci è toccato far passare la mozione nostra, e quindi quella dell’Idv: nel giro di sette-otto minuti di orologio, insomma, li avevamo già infilzati 3 volte. Guardavano i banchi del governo: semivuoti. Cercavano in alto, tra i Responsabili: poca roba. E così, quando si è arrivati alla mozione di Pdl e Lega, hanno pure dovuto subire l’affronto di farsi bocciare la parte che non ci piaceva: 4-0, fine del primo tempo e tutti a prendere un tè caldo. Quello che ci preoccupava di più, onestamente, era il secondo tempo, perché sapevamo che avrebbero voluto utilizzare il testamento biologico come campagna elettorale da qui ai ballottaggi: il copione già scritto era quello dei guelfi contro i ghibellini, del partito-della-vita contro il partito-della-morte, di chi si propone come interlocutore affidabile della Chiesa e chi, invece, non lo sarà mai. Così, nell’intervallo, abbiamo chiesto il voto segreto su tutti gli emendamenti che si sarebbero votati nel pomeriggio: anche nel Centrodestra, infatti, ci sono parecchi dubbi su una legge scritta con l’accetta, e molti preferirebbero una soft law meno invasiva. Stanti così le cose, per la maggioranza era davvero il caso di rischiare un’altra debacle, dopo il 4-0 del primo tempo? Probabilmente no. E così, alla ripresa della seduta, è intervenuto Veltroni ed ha messo sul piatto l’offerta di tregua: non collocare il testamento biologico nel fuoco dei ballottaggi, della polarizzazione estrema, ma attendere un momento più sereno per poter discutere di un tema così delicato. Cicchitto ha accettato, più per convenienza che per convinzione, e la Lega ha fatto lo stesso; l’unico a non aprire bocca è stato Casini, che non poteva rimangiarsi la richiesta di due settimane fa ma che in conferenza dei capigruppo si è adeguato: si è arrivati così ad un rinvio sine die, probabilmente nel mese di giugno o chissà quando, perché a questo punto – passate le elezioni – forse viene meno anche l’interesse primario di chi aveva tanta fretta. Ci saremmo accontentati così, lo confesso, ma gli ultimi spiccioli di partita ci hanno regalato la ciliegina sulla torta: si discuteva della ratifica della convenzione di Oslo sulle munizioni a grappolo (contenuta in una mia proposta di legge e fatta propria dal governo) e stavamo parlando del tema dei brevetti, sollevato proprio da me nell’intervento in Aula di ieri. I miei ordini del giorno sono stati accolti, mentre quello dell’Idv – non ho capito perché – è stato respinto: così lo abbiamo messo ai voti, e siamo riusciti a mandarli sotto un’altra volta. Cinque a zero, manita e tutti a casa.

Did you like this? Share it:

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

5 commenti to “La manita”

  1. MANLIO scrive:

    Sognare è bello.L’altra sera la Sereni a PORT A PORTA ostentava un’aria felice,raggiante ipersoddisfatta come se avesse appena scopato con Lenin in persona.Si è svegliata e corrucciata quando Salvini ha preso ad elencare le ragioni per le quali Pisapia,nero su bianco del suo chiamiamiolo programma,trasformera’ Milano in un un crocio tra un suk,la periferia di Citta’ del Messico,ed un bordello.Arriva la realta’,i fatti concreti,ed ecco che i sogni svaniscono all’alba.

  2. Gian Paolo di Ruvo scrive:

    Porca miseria, Manlio, ho letto e riletto il programma di Pisapia, ma non trovo traccia di quello che tu dici. Sarà che parlo e leggo meglio il francese dell’italiano, ma no, me lo sono fatto tradurre da un mio collaboratore della Surete, ma proprio non ce n’è traccia. Non è che niente niente, vista la metafora calcistica utilizzata da Andrea, stai a rosica’? Su fattela una risata, che per fortuna vivi a Roma, al riparo della politica tutta sicurezza del tuo camerata Alemanno.

  3. MANLIO scrive:

    @GIAMPOL DE RUVE.Premesso che il tuo camerata Sarkozy ha tentato di fare fuori Strauss Kahn con metodi tipici del gangsterismo gollista,premesso che negli Hotel di New York i crew destinati alle pulizie sono composti SEMPRE di DUE O TRE DONNE perchè i casi di stupro in passato non sono stati affatto rari,il programma di Pisapia dice cio’ che ho detto alle pag 22,23,27.Ma c’è da meravigliarsi?La sinistra estrema è da esempre amicona del crimine da strada il quale,per i miei personali gusti,è molto piu’ pericoloso di quello mafioso.A me la casa,non l’ha svaligiata Toto’ Riina,ma gli zingari.Quelle che tempo fa ho visto sul metro’ ai tempi di Veltroni,mentre contavano i soldi nei portafogli rubati e li getttavano a terra vuoti sotto gli occhi della gente,quelle non erano donne della ndrina di Africo.Dove c’è la sinistra c’è simpatia per tutto cio’ che è…come la chiamava Cambronne?Dillo tu.

  4. Gian Paolo di Ruvo scrive:

    Manlio potranno non piacerti le pagine 22, 23 e 27, ma guardandone il contenuto controluce non vedo né suk, né periferie di Città del Messico. Vedo piuttosto New York, Londra e Parigi. Non foss’altro che nella periferia di Città del Messico non devono vivere molti “extracomunitari”. Te ne devi fare una ragione, le politiche di integrazione sono imprescindibili e necessarie, non si può vivere dietro un filo spinato.

  5. Mario Mozzi scrive:

    @Manlio. In fondo 61 dei più affezionati a questo blog

Leave a Reply

You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Paged comment generated by AJAX Comment Page
IMPORTANTE! Prima di pubblicare il commento, devi mostrare le tue abilità matematiche e risolvere la difficilissima operazione qui sotto (è una precauzione anti-spam, abbi pazienza). Poi spingi il pulsante "submit".

Quanto fa 10 + 15 ?
Please leave these two fields as-is: