Dopo la pausa pasquale e i problemini di salute di questi giorni, mi riesce difficile tornare a scrivere su un tema delicato come il testamento biologico: se avessi potuto scegliere, oggi me la sarei giocata più sul matrimonio di William e Kate, che so, o sulla prossima campagna acquisti della Juve. Ma siccome avrei dovuto già parlarvene l’altro ieri, e siccome l’altro ieri non riuscivo neppure ad accendere il computer, eccomi qui. Non sarà un grande capolavoro letterario, perché ho passato momenti migliori, ma spero almeno di essere chiaro.

Finora, la maggioranza ha sempre utilizzato la discussione del testamento biologico come la mentina che si tira fuori dalla tasca per addestrare un cavallo: il cavallo è naturalmente la Chiesa, che dalla sentenza su Eluana Englaro ha iniziato a chiedere una legge sul tema. Eluana morì il 9 febbraio 2009, oltre due anni fa; sull’onda emotiva della vicenda e in previsione delle Europee, il Senato approvò il ddl Calabrò in poco più di un mese: era il 26 marzo 2009. Da più di due anni, quindi, quel disegno di legge è alla Camera, dove ha seguito il metodo Bofrost: parecchio tempo in freezer, tranne in quei momenti – il caso D’Addario e la vicenda Ruby, per dire – in cui faceva comodo scongelarne un pezzetto. Se no, ancora freezer, perché pure nel Pdl ci sono parecchi dubbi su due punti: il primo è che una norma così dettagliata su un tema del genere sia davvero necessaria; il secondo è che questa legge, scritta con il machete, sia una buona legge. Senonché, con i sondaggi in calo e le amministrative alle porte, due settimane fa Berlusconi si è reso conto del rischio serio di perdere Milano, e per questo ha chiesto ai suoi di portare il testo in Aula; contemporaneamente, Casini – che proprio a Milano sta facendo flop, e che pure a Napoli non è che se la passi benissimo – ha deciso di stare al gioco, per spendersi l’unica carta che finora gli ha sempre consentito di restare in partita: l’essere considerato dal mondo cattolico un referente molto affidabile in Parlamento (gli bastò questo, nel 2008, per non essere spazzato via dal bipolarismo). Così è stata proprio l’Udc a chiedere l’inversione dell’ordine del giorno, in un abile gioco delle parti con la maggioranza: Casini si prendeva la responsabilità di anticipare il testamento biologico sotto elezioni perché era un’urgenza sentita da tutti gli italiani, Cicchitto rimandava al mittente (cioè a noi) tutte le accuse di strumentalizzazione elettorale, visto che la richiesta non era venuta dal Pdl ma da un partito di opposizione. Chiaramente, l’Udc ha votato insieme a Pdl e Lega contro la richiesta di sospensiva avanzata da noi (avevamo auspicato una pausa di due anni, che avrebbe di fatto rimandato il tutto alla prossima legislatura), ma questo non significa che ora si inizi a discutere in Aula di testamento biologico: appena dopo il segnalino dato alla Chiesa (“Non vi preoccupate, siamo pronti!”) si è deciso di rimettere tutto in freezer per le prossime tre settimane. Se la tabella Bofrost non subirà ulteriori variazioni, l’esame della legge ricomincerà all’indomani del primo turno, nel momento caldo a ridosso dei ballottaggi… ma si tratta naturalmente di una coincidenza. Così come è una coincidenza il fatto che nei tg di stasera, praticamente a reti unificate, Berlusconi sia riuscito nell’impresa di fare campagna elettorale addirittura sulla beatificazione di Giovanni Paolo II, autocandidandosi come difensore della tradizione cristiana in Italia; gli è scappata pure una citazione della legge sul testamento biologico: chi l’avrebbe mai detto?

P.S. Approfitto della riflessione di oggi per aggiornarvi sulle mie paturnie testamentarie: dei 47 emendamenti presentati dal gruppo Pd della Commissione Affari Sociali, ne ho firmati poco meno di una trentina; altri sono per me comunque votabili; su altri ancora ho difficoltà. Sulla pregiudiziale di costituzionalità, invece, ho preferito non votare, perché se avessi dovuto spingere un pulsante avrei votato contro: la parte finale di quella presentata dai radicali, e votata da buona parte del mio gruppo, secondo me era infatti incostituzionale di suo. Poi ho visto che qualche giornale, tipo Il Riformista, si è messo già a fare i conti delle correnti e delle controcorrenti, ma per quanto mi riguarda – specialmente su un tema come questo – il mio incontrastato capobastone rimarrà sempre la coscienza.

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Un commento to “Il segnalino”

  1. Raffaele scrive:

    Francamente, mi spiace tu non abbia votato sulla
    pregiudiziale: per il semplice fatto che mi sembra sia solo
    per pregiudizio contro la legge (non voglio credere tu abbia
    ceduto a un ordine di partito).

    Al di là dei segnali che il governo manda alla Chiesa,
    ormai mi sembra chiaro che nonostante tutto l’immagine del
    premier sia appannata, tra i cattolici. So che molti lettori
    di questo blog e della tua pagina facebook non condividono
    il mio ottimismo, ma sono convinto che il premier abbia
    ampiamente sprecato la sua occasione per fare qualcosa di
    buono

    Al di là di questi retroscena, che mi interessano tanto quanto
    il dramma del mancato invito a Blair al R.W., ti chiedo di
    fare in modo che la legge sia migliorata. Ora è importante
    scrivere una buona legge e poi spiegarne gli elementi positivi
    quando ci sarà il Referendum.

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