Oggi è uno di quei giorni da cerimonie: pure se, come me, non sei un tipo particolarmente cerimonioso. Se avessi avuto il dono della bilocazione, stamattina sarei andato all’alzabandiera dei nuovi italiani a Milano; siccome non sono padre Pio, però, a quell’ora ero nella basilica di Santa Maria degli angeli, per la Messa organizzata dalla Conferenza episcopale italiana in occasione del centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia. Nel pomeriggio, invece, ero in Parlamento, per la cerimonia con il presidente della Repubblica. Siccome le tv a quest’ora vi hanno già raccontato tutto, e siccome non voglio rubare il lavoro agli analisti che scriveranno editoriali sui giornali di domani, mi limito a raccontarvi quello che mi è piaciuto di questa giornata e quello che non mi è piaciuto. Come i bambini, insomma.

L’inno nazionale cantato a cappella a fine cerimonia, spontaneamente, con risata generale sul poropó poropó poropoppoppoppoppó, perché nessuno aveva il coraggio di intonarlo nell’Aula di Montecitorio. Mi è piaciuto.
Le bocche chiuse di Bossi e Maroni, mentre tutta l’Aula cantava l’inno. Non mi sono piaciute.
Le coccarde, gli scialli e le sciarpe tricolori al collo dei parlamentari, le bandiere alle finestre delle case e sulle porte dei negozi. Mi sono piaciute.
L’equazione facile per cui patria uguale soprattutto militari in missione, che ha trasformato questo 17 marzo in una specie di festa personale di Ignazio La Russa. Non mi è piaciuta.
Vedere un Parlamento a stragrande maggioranza del Pd, perché sono arrivati alla Camera pure i nostri senatori, diversi europarlamentari e qualche sindaco, e tutti i posti erano pieni, e mi hanno fregato pure il mio, e mi sono dovuto andare a sedere con Furio Colombo in un banco della Lega. Mi è piaciuto.
Contare solo 5 leghisti in Aula (tre ministri, un sottosegretario, un deputato) ed accorgermi, tra l’altro, che applaudivano solo quando si parlava di autonomia e federalismo. Non mi è piaciuto.
Un passaggio dell’omelia del cardinale Bagnasco, quello sul “fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te”, in cui si ribadiva che al centro della nostra vita c’è la relazione con l’altro, e che è il nostro stare insieme ad arricchirci. Mi è piaciuto.
L’arrivo a Messa iniziata del presidente del Consiglio, che si è presentato in basilica, tra applausi e fischi, mentre era in corso la processione dei celebranti verso l’altare. Non mi è piaciuto.
L’idea di pregare per la nostra Nazione, per la nostra gente, per la nostra comunità, affidando a Dio il nostro servizio. Mi è piaciuta.
La sfilata di politici davanti ai vescovi, per accreditarsi come interlocutori. Non mi è piaciuta.
L’Italia che si ricorda di essere un Paese, senza avere bisogno della nazionale di calcio. Mi è piaciuta.
Il fatto che probabilmente da domani torneremo ognuno nel proprio orticello, perché “passata la festa gabbato lo santo”. Non mi piacerebbe per niente.

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7 commenti to “Passata la festa”

  1. MANLIO scrive:

    La cerimonia serale del 16 davanti all’Altare della Patria,con la convergenza di imbecilli faziosi andati la’ apposta per fischiare Alemanno e La Russa,gli squallidi rappresentanti di una sinistra che non perde occasione,nemmeno la festa del’Unita’,per seminare il suo astio sciacallesco,a chi sara’ piaciuta?In Italia abbiamo inventato un nuovo mestiere:il dimostrante.Il Dimostrante sfila per il Corteo della Pace,per il corteo contro il Governo,il corteo per la scuola,il corteo per i tagli alla cultura,il corto della CGIL,quello per l’acqua,quello contro il Nucleare,quello NO CARBON,poi se avanza tempo va a fischiare Berlusconi.Se avanza ancora tempo,va a fischiare fuori da teatri,mostre del cinema,musei.Requisito essenziale per il soggetto è una laurea da spacciare come sprecata,perchè costretto a fare il precario,ed una indignazione contro il berlusconismo che ha le sue ragioni.Se non ci fosse Berlusconi,sarebbe costretto a prendersela con sè stesso.Poi,uscito di scena Berlusconi,se la prendera’ con la NATO,il prossimo,presidente degli USA,l’aria pulita.Il Disoccupato in effetti è occupatissimo,cosi’ com la madre degli imbecilli come lui è sempre incinta. stesso.

  2. raccoss scrive:

    Mi risultava che quelli pagati per dimostrare fossero soltanto quelli raccattati per le manifestazioni pro-Berlusconi.

  3. raccoss scrive:

    Comunque, per come è stata scritta la legge, penso che Sarubbi potrebbe denunciare Manlio per stalking.

  4. cicero tertio scrive:

    Io invece mi chiedo cosa faccia Manlio di professione tutti i giorni, se cioè oltre ad infestare il blog dei suoi sagaci commenti, svolga o abbia svolto anche una qualche altra attività lavorariva utile alla nazione (domanda retorica).

  5. Gian Paolo di Ruvo scrive:

    @Cicero, ma come può svolgere qualsiasi attività utile se la maggior parte del tempo infesta non solo questo, ma quasi tutti i blog di questo nostro sfortunato paese?

  6. Gian Paolo di Ruvo scrive:

    Cicero, ovviamente parlo di Manlio.

  7. MANLIO scrive:

    @GIAMPAOLO DI RUVO.Io infesto anche i blog dell’ECONOMIST,SE E’ PER QUELLO.Non c’è posto al mondo dove non inseguiro’ le vostre menzogne,la vostra propaganda,le vostre censure di insolenti buffoni.Se sai queste cose,è perchè il blog lo infesti anche tu.Dovete ringrazaire Dio se il governo vi ha intimato l’ALTOLA’ ed inferto all’ambascaiatore francese una cocente umiliazione, convocandolo ed intimandogli di farla finita di romperci i coglioni.Voi dovete stare FUORI DA QUESTO PAESE.Avete scelto il 150 esimo anniversatio dell’Unita’ d’Italia per organizzare la comopravendita delle aziende italiane,e non lo avete fatto a caso:chi vi conosce impara ad odiarvi.Volevate unire il danno alla beffa,e siete stati suonati come al solito.Ora,FUORI DALLE BALLE!

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