Se non sei a Sanremo, in questi giorni, non esisti: e qui ci sarebbe da piangere. Ma la vicenda, mettiamola così, ha pure un lato buono: basta andare all’Ariston perché un Paese intero si accorga della tua esistenza. Dodici ore dopo lo show di Benigni sull’unità d’Italia, il governo approvava il decreto sul 17 marzo festa nazionale: non immagino pensare che cosa accadrà allora alla legge sulla cittadinanza, dopo aver visto i ragazzi della seconda generazione fare il coro a Tricarico e Cutugno sulle note dell’Italiano. La mia amica Igiaba Scego, giovane scrittrice, ironizza su Facebook: “Ormai le usiamo tutte: anche il nazionalpopolare”. E facciamo bene, aggiungo io, perché far ragionare Pdl e Lega in questo momento è molto più difficile che rimediare uno spazio nella scaletta del Festival.

La Commissione Cei per le migrazioni (Cemi) e la Caritas, purtroppo, non sono state invitate a Sanremo. E così, per parlare alla politica, hanno dovuto scegliere il percorso più lungo: quello di pubblicare un documento sull’immigrazione, che purtroppo non avrà gli stessi ascolti di Benigni e che domani difficilmente leggerete sui giornali. Pensando ai quattro bambini morti a Roma, la domanda che i vescovi si pongono è la stessa del Papa all’Angelus di domenica: “Una società più solidale e fraterna non avrebbe evitato questa tragedia?”. Qui sotto, un estratto che vi invito a leggere: dura meno di una canzone, coraggio.

“Il dramma, ultimo e ripetuto, di morti soprattutto di minori, di senza dimora immigrati nei campi e nelle strade di alcuni quartieri periferici e centrali delle città italiane, ripropone l’impegno di un Chiesa fraterna, che sappia costruire percorsi, gesti e segni di solidarietà, ma soprattutto ripensare la politica e la città a partire dagli ultimi, dai piccoli, con forme di tutela quali il riconoscimento alla nascita  della cittadinanza italiana. Oggi spesso sono le minoranze, famiglie numerose e persone, che chiedono protezione sociale, perché immigrate nel nostro Paese dopo le recenti guerre balcaniche. La mobilità chiede un supplemento di incontro, di relazione, un impegno educativo che sappia coniugare identità e differenza, locale e globale.
(…) La crisi Nord africana nasce dal desiderio di democrazia, dalla necessità di superare la corruzione e di affrontare la povertà, la mancanza del lavoro e di costruire prospettive future. Chi fugge dal Nord Africa oggi ha paura di una guerra civile, e quindi  è importante saper raccogliere la domanda di persone che chiedono protezione internazionale, costruendo strumenti per offrire asilo, protezione sussidiaria, protezione umanitaria, protezione temporanea. In questo senso, alla riapertura del centro di Lampedusa e di altri centri di accoglienza in Italia, alla dichiarazione
dello stato di emergenza umanitaria del Consiglio dei ministri, debbono seguire almeno altri tre percorsi politici e sociali:
– il rafforzamento e, finalmente, la creazione di  un percorso strutturale di integrazione dei richiedenti asilo e dei rifugiati nel nostro Paese (…);
– valutare la possibilità, alla luce anche della storia di 200.000 immigrati provenienti dalla Tunisia, dall’Egitto, dall’Algeria e residenti nel nostro Paese, di un decreto flussi straordinario per offrire regolarmente un lavoro agli immigrati;
– rafforzare  la cooperazione internazionale nel Paesi del Nord Africa, con risorse e piani di sviluppo che guardino non solo alla creazione di macro-progetti, ma anche di microprogetti, costruiti con la partecipazione delle persone, famiglie sul territorio, che rispondano immediatamente ai bisogni delle famiglie, delle città nordafricane.
La CEMi e la Fondazione Migrantes (…) invitano (…) a non rispondere con la chiusura, il rifiuto, o solo nella emergenza, alle richieste di giustizia, di pace e di protezione che viene ancora, oggi, da popoli, famiglie, persone in cammino”.

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5 commenti to “Uno spazio in scaletta”

  1. MANLIO scrive:

    In Egitto 80 milioni di persone sognano di sfuggire alla gurra civile.Mentre le chiacchiere stanno a zero,la Santa Sede tinea Roma dozzine di sminari e case di preghiera e conventi assolutamente vuotui,mentre i nostyri pensioanti rovinati dall’euro se ne stanno nlle biblioteche a fingere di leggere VIA COL VENTO perchè ci risparmiano sul riscaldamento,e a parlare di politica in piazza Re di Roma ed a villa Gordiani d’estate per non sentirsi soli.
    Per cambiare argomento,sanremosu è trasformato in una squallida farsa propagandistica di regime:non c’è trasmissione in cui la presenza inquinante della sinistra e la sua selvagggia ansia di potere non si manifeastino in modo intollerabile.Anch’io mi sono emozionato sentendo Benigni,ma se penso alle idiozie su Berlusconi ed l tentativo di regalare il Risprgimento alla sinistra,opo la resistenza,la lotta alla amfia(e stiamo vedendo come9e la Cultura,io dico:no grazie,Benigni.Noi del PDL il risprgimento lo ispettiamo sfasciando i disegni della Francia.

  2. MANLIO scrive:

    Sono profondamente grato alle forze armate nordcoreane per avermi regalato il nuovo record di errori di typing.

  3. Gian Paolo di Ruvo scrive:

    Manlio, oltre che rispettare le nostre intelligenze e la tua, evitando di frantumare la logica considerando la santa sede corresponsabile insieme alla sinistra della guerra civile in Egitto e della crisi economica e sociale italiana, cerca anche di rispettare la pazienza di chi ti legge suo malgrado, scrivendo in maniera corretta e leggibile. E per fare questo c’è un solo modo, leggere, ponderare e rileggere ed eventualmente correggere.
    Poi se quello che hai scritto è ben scritto, comprensibile, non ossessivamente ripetitivo e soprattutto nuovo, allora pubblicalo. Altrimenti desisti. Grazie.

  4. riccardo scrive:

    Sono stato felicemente spiazzato nel vedere apparire un coro così multietnico di giovani, riconosciuti, almeno ai fini dello spettacolo, italiani di fatto perché appunto nati in Italia. Ora, il punto è capire se è stata pura scenografia per fare un pò di scena colorata oppure se sotto sotto c’è stata l’intenzione di lanciare un messaggio, immaginando a chi ma non da parte di chi. Un altro pensiero che sto facendo alla luce del 150° della nostra unità italiana.. Da una parte stiamo subendo un cambiamento sociale in termini di multietnicità, subendo perché non lo stiamo gestendo facendo finta che questo non stia avvenendo. Dall’altra, se non era per Benigni che ci risvegliava (e almeno un terzo di italiani l’ha ascoltato) richiamandoci alle nostre appassionate origini correvamo il rischio di dimenticarci da dove veniamo. Detto ciò mi chiedo se non sia quanto più urgente e fondamentale un passaggio di testimone storico e culturale tra le generazioni che hanno appassionatamente fatto la Costituzione e la Repubblica e quelle nuove che stanno arrivando da paesi più diversi. Affinchè anche queste siano coinvolte in un appassionato contributo per la difesa di quei valori da cui proveniamo, aiutandoci a portarli avanti. E credo che la scuola non basti, come indispensabile è il riconoscimento loro della cittadinanza italiana.
    Finisco con un messaggio ai leghisti.. Dite di aiutarli in casa loro. Rispondo: anche, ma con quali soldi se avete tagliato i fondi per la cooperazione? Un consiglio: sbraitate meno e siate più coerenti e credibili.

  5. Virginia Invernizzi scrive:

    meno male che se n’è accorto anche san remo, che questi sono italiani

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