Della veglia di ieri sera a Santa Maria in Trastevere, organizzata dalla comunità di Sant’Egidio per ricordare i quattro bambini rom, mi porto dietro parecchie immagini che credo mi accompagneranno a lungo. Accanto a me era seduto un bimbo di undici mesi, con ustioni sul viso e sulla parte destra del corpo: era il fratellino del piccolo Marius che, il 27 agosto dell’anno scorso, era morto nell’incendio di una baracca alla Magliana. A pochi metri, sulla sinistra, c’era Elena, la mamma dei quattro fratellini morti sull’Appia: ha resistito come ha potuto per un po’, poi – quando un bimbo le ha portato una rosa bianca – è crollata. Ho pianto anch’io, più volte, e dopo la preghiera sono andato a darle un bacio. A lei e a suo marito, Mircea, ero stato presentato con una parola, “Parlamento”, che ha fatto scattare nei loro occhi una richiesta – non detta, ma io l’ho sentita – d’aiuto.

Mi scontro quotidianamente con i limiti del nostro lavoro, ma per una volta voglio essere ottimista: se tutte le forze politiche daranno seguito all’impegno preso ieri in Senato, la richiesta silenziosa di Elena e Mircea non cadrà nel vuoto. Per carità, è solo l’approvazione di un documento (il rapporto conclusivo dell’indagine sulla condizione di rom, sinti e camminanti) da parte della Commissione straordinaria per i diritti umani; ma già il fatto che sia avvenuta all’unanimità, nonostante un clima politico quasi elettorale, fa ben sperare. È un rapporto lungo 109 pagine, che analizza la percezione dei nomadi da parte degli italiani, ma che soprattutto chiama in causa la politica, perché è ora di darsi una mossa. La domanda è: possiamo fare qualcosa? Le risposte, prese dal rapporto, sono qui sotto.

Conoscere. “La scelta di conoscere, in questo caso più che in altri, è di per sé una scelta politica. E non solo perché si tratta di rompere un circolo vizioso, una spirale nella quale ignoranza e pregiudizio si alimentano reciprocamente, ma perché la conoscenza porta alla luce degli spaccati sociali e delle condizioni di vita così drammatiche che possono essere tollerate solo se si decide di non guardarle, se si gira la testa dall’altra parte quando si incontra un bambino mendicante o si passa davanti a uno dei campi che costeggiano le periferie di tante nostre città. È necessario un progetto nazionale che costruisca una banca dati nazionale attendibile”.

Piano nazionale. “La mancanza di una strategia nazionale limita o impedisce l’utilizzazione di quelle stesse risorse europee che sono a disposizione di politiche di integrazione. Il passo nella direzione giusta può essere rappresentato dalla costituzione di una task force nazionale al servizio delle istituzioni locali, delle organizzazioni non governative, delle rappresentanze dei Rom esistenti che aiuti a passare dalle idee e dalla volontà al progetto. In questa direzione si sono mossi e si muovono molti Paesi europei”.

Regolarizzazione. “In particolare va evidenziata la questione del riconoscimento della cittadinanza per i minori, nati e cresciuti in Italia, per i quali una soluzione si impone allo stesso modo – e forse ancora di più – che per le altre centinaia di migliaia di bambini e adolescenti nella stessa condizione nella vasta realtà della nostra immigrazione”.

Cultura. “Abbiamo il dovere di compiere un atto di riparazione, inserendo il genocidio dei Rom tra quelli che vengono ricordati ogni anno il 27 gennaio nel Giorno della Memoria. E si deve riaprire il capitolo della legge 482 del 1999 che riconosce le minoranze linguistiche italiane per includervi la minoranza Rom e la sua lingua, il romanès. È paradossale, come è stato fatto notare di recente, che il riconoscimento dell’esistenza della minoranza Rom esista ma solo in negativo, in particolare attraverso gli atti del Ministero degli Interni che per le sue funzioni si occupa in primo luogo di questioni di sicurezza”.

Campi. “Si tratta di una realtà che, con pochissime eccezioni, non esiste in altri paesi europei. E si tratta di una realtà caratterizzata, per usare il linguaggio delle convenzioni internazionali, da condizioni inumane e degradanti. Si tratta di realtà incompatibili con qualsiasi progetto di inclusione e integrazione. È necessario un programma graduale di chiusura dei campi, a partire da quelli più degradati, e di offerta di soluzioni abitative diverse, accettabili e accettate, cioè discusse e confrontate”.

Scuola. “Tra le tante esperienze emerge quella della Comunità di Sant’Egidio, ispirata a una incentivazione dell’assolvimento degli obblighi scolastici attraverso una politica di borse di studio gestita sulla base di regole precise e del loro rigoroso rispetto. Anche in questo caso il coinvolgimento delle famiglie appare determinante e in particolare andrebbe esaminato con cura la possibilità di coinvolgere direttamente le madri (spesso, occorre ricordarlo, giovanissime madri) nei percorsi educativi”.

Lavoro. “Essere riconosciuti come Rom è un ostacolo a trovare lavoro, anche per chi aveva iniziato percorsi di formazione lavoro. Si possono pensare azioni positive, cioè incentivi o disincentivi che attenuino questa discriminazione? Ed è dall’altro lato possibile fare emergere attività che già oggi contribuiscono al reddito e alla sopravvivenza delle famiglie, come quella della raccolta e della vendita del ferro o il recupero e riciclo di materiali nel quadro della raccolta differenziata? E una nuova legge sullo spettacolo viaggiante?”

Partecipazione. “Investire per formare dentro le comunità Rom e Sinti una leva di operatori sociali, di mediatori culturali che siano la rete intorno alla quale la partecipazione può essere organizzata con una certa continuità. Questo richiede risorse, ma sono risorse destinate a produrre risparmi rilevanti in altri campi: da quello dell’assistenza a quello della sicurezza”.

Oltre alle singole proposte – che ho riassunto in maniera un po’ grossolana – c’è poi un passaggio del rapporto che merita di essere citato. È la parte finale dell’introduzione, che mi piacerebbe diventasse il criterio ispiratore della nostra azione politica: “Fuori dalla demagogia e dalle semplificazioni, sappiamo che si tratta di una questione difficile che nessuno in Europa ha risolto e che non ha soluzioni facili. È un campo nel quale si può procedere solo per sperimentazione, correggendo via via gli errori e imparando dall’esperienza. Per questo però c’è bisogno che la politica si comporti responsabilmente, a maggior ragione perché si tratta di una delle questioni più impopolari con la quale misurarsi”.

Did you like this? Share it:

Tags: , , , , , , , , , , , ,

8 commenti to “L’ora della politica”

  1. riccardo scrive:

    Ottimo inizio! Sottolineo che il tutto sia sviluppato con il confronto continuo e diretto con i rappresentanti delle comunità nomadi in Italia dai quali possono venire fuori proposte interessanti magari non pensate. Mi piace questa audacia richiesta alla politica di impegnarsi su un tema così tanto impopolare. E’senza dubbio una questione difficile e perciò che entusiasma.

  2. MANLIO scrive:

    Piu’ campi attrezzati,piu’ il diritto di rubare per viverci comodi.Direi che è una soluzione perfetta.I bambini zingari cittadini italiani?Certo:prima li si sottragga alla patria potresta’ dei criminali che li hanno messi al mondo pr delinqure.

  3. magociclo scrive:

    E’ un buon inizio, con un’analisi chiara e obiettivi precisi e controllabili. Per evitare che si scateni la guerra fra poveri sarà però necessario equilibrare lo sforzo di supporto alle persone ROM, sinti e camminanti, con un analogo impegno a favore dei residenti nelle aree delle periferie cittadine. In questi giorni mi sto confrontando con una realtà scolastica pubblica che, pur all’interno del comune di Roma, sembra uscire da un reportage sul degrado in paese del terzo mondo: mancanza di suppellettili (sedie, tavoli, banchi), mancanza di illuminazione elettrica nelle aree comuni, mancanza di scaffali per la biblioteca, e di conseguenza anche mancanza dei libri, impossibilità di attrezzare un’aula di informatica, perché in questa zona, ripeto, all’interno del comune di Roma, anche se fuori dal GRA, non arriva l’ADSL. Insomma, le aree di miseria e sofferenza sono tante e vanno tutte curate con la stessa attenzione e sensibilità.

  4. Mario Mozzi scrive:

    una ventina di anni fa in varie sedi proponevo infatti la celebrazione dell’Olocausto ricordando anche il popolo Rom

  5. riccardo scrive:

    Sono perfettamente d’accordo con magociclo.

  6. cicero tertio scrive:

    Ai signori Riccardo, Magociclo, Mario Mozzi e tanti altri…
    Tanto per parlare di zingari di etnia “Sinti”.
    lo scorso anno mentre transitavo con la mia auto su una strada cittadina un’altra auto usciva in retromarcia da un postaggio a “resca di pesce” e nonostante avessi segnalato il mio sopraggiungere col clackson continuava la manovra collidendo infine col mio paraurti e cofano. Il conducente infatti stava parlando per fatti suoi col telefonino . Sceso per constatare il danno la controparte si rifiutava di fornirmi i suoi dati per la compilazione della constatazione ai fini assicurativi. Chiamai allora col mio telefonino i vigili urbani che non poterono intervenire per mancanza di pattuglie disponibili. Invitai allora la controparte al comando dei vigili per dirimere la questione. La stessa si qualificò come un esponente della locale comunità “Sinti” esattamente un figlio del capo della locale comunità e mi minacciò dicendo che aveva molte conoscenze anche tra le forze dell’ordine. Arrivati al comando dei vigili c’era solo una vigilessa alla portineria che disse di non poter far nulla. Allora invitai la controparte a recarci alla vicina questura, dove arrivato sul piazzale antistante venivo affrontato dal padre capo-della-comunità che il solerte figlio aveva nel frattempo avvisato tramite il suo cellulare il quale mi venne incontro brandendo un bastone con la frase “io ti sbudello” cui seguirano altre minacce . Recatomi alla portineria della questura che era affollata da parecchie persone, quasi tutti extra comunitari, riuscii infine a parlare con il piantone per denunciare la situazione in cui ero incorso per chiedere l’intervento degli agenti . Dopo dieci minuti circa vennero fuori due poliziotti ma i sinti nel frattempo si erano allontanati e fatto perdere le treacce. Ho sporto formale denuncia che e stata poi trasmessa alla Procura. Sono stato poi ricontattato dalla Questura che mi ha sottoposto delle foto segnalatiche ove ho riconosciuto le persone che malauguratamente avevo incontrato. Attendo ancora gli sviluppi di questa bella avventura. Nel frattemppo ho dovuto far riparare l’auto dal carrozziere a mie spese.

  7. riccardo scrive:

    @ Cicerio
    Si è già detto qui da qualche parte che non è legittimo condannare tutta una comunità per il comportamento di singoli individui. E si è anche già detto che l’integrazione dei nomadi non è cosa facile ma non per questo non possibile. Secondo me vale la pena di tentare ma occorre lavorarci seriamente mettendo da parte demagogie e preconcetti. Sono convinto che certi comportamenti illeciti, che vanno senza orma di dubbio puniti, sono anche il frutto di una mancata seria politica inclusiva.

  8. cicero tertio scrive:

    Riccardo, devo ancora aggiungere che ho poi appreso che il personaggio di cui sopra naturalmente non ha un lavoro fisso ma però svolge attività di volontariato alla locale Croce Rossa. Tu dirai: ecco un esempio riuscito di integrazione!
    Io penso invece che lo fa perchè così può entrare nelle case altrui e vedere cosa c’è di interessante.
    Tu parli di integrazione: intregrarsi vuol dire lavorare, faticare, ubbidire ai superiori se dipendenti, o rischiare se si è in proprio.
    Non sono le serie politiche inclusive che sono mancate, è che loro non si ritengono fessi come noi.
    Intanto voi continuate a teorizzare….questo è un caso isolato, per carità non bisogna fare di una sola erba un fascio…

Leave a Reply

You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Paged comment generated by AJAX Comment Page
IMPORTANTE! Prima di pubblicare il commento, devi mostrare le tue abilità matematiche e risolvere la difficilissima operazione qui sotto (è una precauzione anti-spam, abbi pazienza). Poi spingi il pulsante "submit".

Quanto fa 15 + 12 ?
Please leave these two fields as-is: