Mi si chiede un commento sull’intervista di Pierluigi Bersani a Repubblica: ci provo. Dopo aver ricordato, però, che le robe di partito non sono proprio il mio forte, e che quando penso alla politica io non penso mai a primarie o coalizioni, ma piuttosto ai problemi e alle potenzialità dell’Italia. Chiedo scusa, insomma, se non farò un figurone da politologo; in cambio, cercherò di essere onesto e diretto, come sempre, senza dietrologia alcuna e con grande rispetto per chi da un anno si è assunto la responsabilità delle scelte. Primarie, alleanze, programma: l’ordine è questo solo per favorire la fluidità del ragionamento, ma – come vedrete – io partirei dalla fine.

Primarie. Dire che le primarie sono il grande problema del Pd, come lasciano intendere alcuni, è un avvitamento cerebrale: non mi pare che nel Lazio ne abbiamo fatte, per scegliere il candidato alla guida della Regione, e sappiamo tutti come è andata a finire. Ma è vero che, quando le abbiamo fatte, non sempre hanno funzionato: o si sceglieva in anticipo il vincitore – e in quel caso è tutto un lavoro di conta interna delle singole correnti, del tipo: peso di più se lo appoggio o se voto per un altro che perderà, ma almeno corre da solo? – oppure, nel caso di primarie di coalizione, ci si ritrovava facilmente scalabili. Soluzione mia: se il Pd ha la forza per imporsi sulla coalizione, come dovrebbe essere nella normalità, fa le primarie interne. A Firenze le fece, per dire, e uscì fuori Renzi. Altrimenti, se decide in anticipo che si converge straordinariamente su un altro candidato (della società civile o di un partito alleato), perché con quel candidato si vince, cerca almeno di non ripetere l’errore del Lazio, dove il nome scelto (anzi, subito) sortì l’effetto opposto: anziché unire tutta la coalizione, spaccò il Pd al suo interno. Non metterei mai un nome della società civile contro un nome di partito, ad esempio: se vince il partito, hai bruciato una persona valida; se vince la società civile, il partito ha perso.

Alleanze. Se siamo in queste condizioni – nelle condizioni, cioè, di dover cercare una copertina che ci copra i piedi e un’altra che ci tenga calde le orecchie – è perché ci siamo ristretti: chiamatela nostalgia del Lingotto, chiamatela come vi pare, ma è la realtà. A mio parere, dunque, la prima cosa da fare sarebbe cercare di tornare alle dimensioni precedenti: non è un caso che, proprio ora, Di Pietro abbia fretta di stringere il matrimonio, legandoci a un’alleanza (noi, lui, Vendola) che ci relegherebbe all’opposizione per i prossimi 30 anni. E d’altra parte, se penso che l’alternativa è quella di delegare al Terzo Polo la rappresentanza degli elettori più centristi (avrei detto moderati fino a qualche giorno fa, ma Berlusconi mi sta facendo andare il termine di traverso), lasciando a noi il compito di sfondare a sinistra, non è che mi senta molto meglio. Oltre tutto, non è che Casini (ultimo suo commento su twitter: “Siamo destinatari di offerte che non ci interessano. Siamo impegnati su un progetto alternativo”) abbia dato finora grande prova di affidabilità, né mi pare che abbia in mente una linea diversa da quella di andare dove più gli conviene. La cosa più urgente da fare, insomma, è quella più banale: migliorare, cioè, la nostra capacità attrattiva, perché un Pd al 30% è cosa diversa da un Pd al 22%. Se non altro, non deve bussare a nessuna porta con il cappello in mano.

Programma. Come si fa a migliorare la propria capacità attrattiva? Non preoccupandosi di tappare le singole falle, ma prendendo posizioni chiare e coraggiose su molti temi. Ci sarà qualcuno che urlerà più di me, e per questo mi ruberà consensi fra il 20% di irriducibili? Pazienza: ne troverò fra il 40% che non sono andati a votare. Cominciamo a parlare di partite Iva e di studi di settore, facciamo un piano serio per la lotta all’evasione sui contratti di affitto tramite incentivi fiscali a chi prende la casa in locazione, mettiamo mano al proliferare dei corpi di polizia, riformiamo il notariato, riqualifichiamo gli edifici pubblici (a cominciare dalle scuole) secondo standard ambientali, coniughiamo legalità e accoglienza con gli stranieri, puntiamo sulle nostre eccellenze, ridistribuiamo i costi della pubblica amministrazione mandando in garage qualche auto blu e comprando la cancelleria per le scuole, restituiamo ai nostri connazionali l’orgoglio e la gioia di essere italiani. C’è una prateria davanti a noi, e invece sembriamo finiti in un vicolo cieco.

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9 commenti to “Una prateria davanti”

  1. Lorenzo M. scrive:

    Nel Lazio le cose sono andate in un modo indecorosamente piu’ complesso, e non e’ un caso che la direzione regionale sia stata commissariata.
    Sul resto, ti quoto senza riserve.
    Peccato che, leggendo la rassegna stampa, sembra che tu sia una mosca bianca. Il buon senso da un pezzo ha abbandonato le stanze dei bottoni del partito.

  2. Sabino scrive:

    25 ottobre 2008 ( dopo la sconfitta delle politiche di marzo ), Circo Massimo, eravamo in molti ( 2 , 3 milioni ) e PD al 33%, grandissima manifestazione, discorso di Veltroni e davanti una enorme prateria.
    18 dicembre 2010, piazza San Giovanni, qualche centinaia di migliaia di persone ( non c’ero) e PD al 25%, bella manifestazione, discorso di Bersani e davanti una enorme prateria.
    I numeri sono evidenti, hai perfettamente ragione Andrea, bisogna avere coraggio sul programma e i temi da affrontare con posizioni nette e chiare, puntare su persone autorevoli che hanno idee nuove e coerenza nell’agire.
    Avverrà tutto questo? Mah ad oggi , idee poco chiare, poca azione, mancanza di autorevolezza, molte pirolette, molti ordini di scuderia; speriamo che le praterie non siano solo terreno per allevamenti.
    Fra poco verranno le Sante feste, auguro a tutti di realizzare i propri desideri.
    Invito a vedere l’albero del riciclo; è alto 4 metri compiuto con circa 5000 bottiglie di Plastica di vari colori, realizzato dalle signore del comitato cittadino di Boscotrecase; è esposto a Napoli alla stazione della Vesuviana di porta Nolana ( ingresso stazione a SX ). Speriamo che chiunque lo veda sia uno stimolo ad una raccolta differenziata vera e concreta.

  3. Champ scrive:

    sulle primarie sonon stato più tranchant ma mi sembra che una volta di più siamo d’accordo nella sostanza. bello :-) http://marcocampione.wordpress.....oalizione/

  4. Sabino scrive:

    Pardon, Correzione, la manifestazione è del 11 dicembre 2010

  5. Luca scrive:

    Ciao e complimenti! Io uno come te (anzi, proprio te!) lo voterei, e da quando sono maggiorenne ho sempre votato AN (tranne 2008, non c’era più)… Ma adesso sono proprio le idee a mancare, ti pare che oggi la priorità sia tornata la GIUSTIZIA, er rendere l’Italia un paese libero?!? Il problema è tu non sarai mai un candidato, ed i vari Pierino, Massimino, Pierluigi… per me (e per molti delusi dalla destra) sono invotabili!!!

  6. MANLIO scrive:

    E’un buon programma,talchè sembra quello di Berlusconi.Tutta questa roba andrebbe fatta,davvero,il punto è:chi paga?L'”Europa”ovvero l’entita’ criminale di Bruxelles,aizzata dalla Germania e da una Francia che abbozza pur di fer credere di stare sul carro del vincitore(salsa francooportunista,dice la Cerretelli sul SOLE,e se lo dice la Cerretelli deve essere vero,dati i suoi amorosi sensi francofili),l'”europa”tra virgolette,dicevo,si prepara a somministrarci,dall’alto della sua competenza,una bella purga per guarirci dalla diarrea.Senza l’euro non solo lo faremmo,quel programma,poichè l’economia si espanderebbe,ma la buona gente di TErmini Imerese conserverebbe il suo lavoro senza attendere miracolose soluzioni esotiche,e le FIAT ci penserebbe,prima di andare in Serbia.Puo’ darsi pero’ che l’euro muoia ovvero crepi assieme ai suoi inventori,come se ne ando’HItler nel suo bunker dopo avere rovinato l’Europa.

  7. sgrz scrive:

    concordo totalmente sulle primarie; così come sulla necessità di rafforzare il PD proponendo idee chiare e coraggiose. Comunque io non butterei via lidea di dialogo con il Terzo posto: se guarda i sondaggi quando Fini quadagna il PDL perde e viceversa. Avere un Fini

    alcune brevi osservazioni sulle sue proposte:
    la battaglia contro l’evasione ovviamente è sacrosanta. Bisogna essere consapevoli che richiede tempo e risorse sopratutto per i controlli e i risultati non sono immediati. Gli studi di settore così come congegnati non funzionano.
    bisogna puntare sulle eccellenze, ma bisogna individuare criteri per selezionarle e per mandare a casa chi nel pubblico crea danni, e ce ne sono parecchi a causa di decenni di assunzioni clientelari
    per questo il rilancio della pubblica amministrazione non può passare solo per il taglio pur doveroso di qualche auto blu .

    aggiungo altre cose
    cosa ne pensa di una riforma del processo civile? lo sa che possono passare più di dieci anni per riscutorere un credito? Come li attiriamo gli investimenti delle imprese in queste condizioni?
    Per eliminare il precariato cosa ne pensa di un contratto unico che parta da una flessibilità inziale per arrivare a sempre maggiori garanzie in progressioni di carriera?
    E di partire da un sistema incentrato non più sulla difesa a oltranza del posto di lavoro, utopica in un modo globalizzato, ma sulla riqualificazione dei lavoratori a cui debbano contribuire anche le imprese? E di promuovere una contrattazione in cui si ancori il salario alla produttività?

    Potrei continuare ancora a lungo perché come ha detto abbiamo una prateria davanti

  8. Non sono del tutto d’accordo.

    1 – Primarie: si devono fare sempre e il più aperte possibile, non solo quando e come ci conviene.

    Se di fronte alla vittoria di candidati provenienti da partiti nettamente inferiori (numericamente) al PD i nostri dirigenti rispondono tornando al passato, invece che riflettere e ripristinare la rotta verso il futuro, è meglio che il PD si sciolga.

    2 – Alleanze: sono totalmente d’accordo che il PD debba assolutamente tornare oltre il 30%, cominciando ad “allearsi” con gli astenuti anzichè inseguire il Terzo polo.

    Ma il giorno in cui si andrà ad elezioni e il PD vorrà costruire delle alleanze dovrà rivolgersi INNANZITUTTO a Sel e Idv, oltre che alle piccole forze di centrosinistra (Psi, Verdi, Radicali). Sono i nostri naturali alleati, quelli con i quali abbiamo condiviso tante esperienze di governo e con i quali abbbiamo una condivisione programmatica molto più ampia rispetto a Fini e Casini, che non ha caso abbiamo avuto per anni come avversari e che hanno governato per più di un decennio con Berlusconi e i berlusconiani.

    3 – Programma: l’unico punto che mi vede totalmente d’accordo. Un unica osservazione: “l’apertura” alle tematiche non proprie della tradizione del centrosinistra non deve significare il tralasciamento dei nostri valori.

    Non mi interessa il voto degli industriali che evadono le tasse e pensano unicamente al profitto, pronti a soprassedere sui diritti dei lavoratori mentre vanno in giro con Rolls Royce e Rolex, ma quello degli industriali che soffrono insieme ai propri dipendenti per contribuire allo sviluppo del Paese.

    Non mi interessa il voto degli ecclesiastici che credono che tra un Governo che ti asseconda sulla bioetica e poi criminalizza i diversi e inasprisce la differenza fra “privilegiati” e “oppressi”, e un Governo che ti applica i valori del Vangelo in tutti i campi della società, preferiscono il primo.

    Eccetera eccetera.

  9. Marco Borciani scrive:

    Caro Andrea,
    sulle Primarie mi trovi pienamente d’accordo nel dire che occorre ponderarne l’uso, soprattutto quando si coinvolge la società civile, cioè gli esterni ai partiti.
    Condivido tantissimo anche i “punti programmatici” che a mio avviso sono giusti, necessari e condivisibili.
    Non concordo sul discorso alleanze.
    O meglio, apprezzo che vi siano nel PD cattolici che, come me, diffidano completamente da Casini e dal suo spudorato opportunismo (mi chiedo perchè non lo si noti a certi livelli). Quello che non condivido è la chiusura a Di Pietro e Vendola. Per me sono gli alleati naturali, soprattutto Di Pietro, con cui il PD deve ragionare e confrontarsi costruttivamente sempre, su tutte le piattaforme, specie in vista delle varie tornate elettorali.
    Capisco, da cattolico convinto, la paura di derive laiciste, ma non mi faccio spaventare da queste. Le piattaforme programmatiche politiche devono prescindere da vecchi schemi e, col dovuto e sacrosanto rispetto per il credo religioso di ciascuno, devono avere un connotato “laico”, in senso istituzionale (non nell’accezione di “anti-clericale”).
    Insomma, se il PD vuole governare questo Paese, per il bene di questo Paese, deve partire con la condivisione e il dialogo con chi ha più cose in comune. E sicuramente non dovrebbe inseguire chi fugge (leggi Casini).

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