Una legge così in altri Paesi non ci sarebbe bisogno di proporla, perché esiste già. Una legge, cioè, come quella che abbiamo presentato ieri alla Camera, sull’istituzione di una nuova materia scolastica per medie e le superiori: l’ora di introduzione alle religioni, diversa dalla storia delle religioni e dall’insegnamento della religione cattolica. Il quale – lo dico per inciso, con buona pace di chi teme i cosacchi in piazza San Pietro e con grande delusione di chi vorrebbe abolire il Concordato – resterebbe lì dov’è, perché non c’entra niente con la proposta in esame. Si tratta davvero di una materia in più, assegnata ai docenti laureati in materie umanistiche, che andrebbe a colmare una lacuna enorme nella formazione dei nostri ragazzi; una lacuna che, come ho detto ieri in conferenza stampa, presentando il testo insieme a Giovanna Melandri – che ne è primo firmatario – e a Jean-Léonard Touadi, ci impedisce di capire a fondo l’Italia di oggi e non ci aiuterà a tenere unita l’Italia di domani.

Tra le varie domande che la vita pone, quella del perché è forse la più difficile a cui rispondere. Eppure, è quella di cui la scuola si occupa di meno: al massimo, se ti capita un professore in gamba, ne parli durante le ore di filosofia. Ma quello è solo il coté interiore della faccenda, mentre la ricerca del senso ha anche una faccia esteriore, che si traduce nelle convinzioni religiose e che – grazie a queste – tiene insieme (re-ligo, appunto) i popoli. Ne condiziona i costumi, naturalmente, e dai costumi derivano una serie di conseguenze sociali non indifferenti: il menù di una mensa scolastica, per esempio; il permesso o meno di costruire una sinagoga, una moschea, una sala di culto; il tasso di separazioni superiore alla media nei matrimoni misti; le politiche di sicurezza, che devono chiedersi se un velo è uguale a un passamontagna e trovare una risposta da tradurre in una norma. Ecco perché, a cominciare dalla preadolescenza, i ragazzi vanno accompagnati nel cammino della convivenza: per conoscere altri pezzi di mondo, e comprenderne le ragioni, e confrontarle con le proprie, nella consapevolezza che l’interculturalità oggi non è una scelta, ma un dato di fatto. Ai più grandi, poi, lo studio delle religioni servirà certamente a tante altre cose: a capire meglio la geografia (vogliamo parlare della Bosnia, per esempio, o delle elezioni in Serbia?), la politica estera (il nodo mediorientale, le dinamiche intra-islamiche nell’Iraq prima e dopo Saddam, la situazione dei cristiani in sud Sudan), l’arte stessa (penso all’ultimo viaggio del Papa in Spagna, sulle orme di Gaudì, o all’esperienza mistica di entrare in San Zeno, a Verona, per gli amanti del romanico) e – se vogliamo dar retta a Max Weber – la stessa economia. Un’ora alla settimana è un po’ pochino per tutto questo, ma – come abbiamo detto ieri – vogliamo lanciare un sasso nello stagno ed aprire un dibattito su un tema che fa paura a troppi, quasi ci sia paura di inimicarsi la Chiesa cattolica. Con la mia adesione alla proposta di legge 3711 (il testo, ancora senza tutte le firme, lo trovate sul sito della Camera) e con il mio lavoro ormai collaudato di reclutatore oltrecortina (del Pdl ho già coinvolto Paola Frassinetti e Gianni Mancuso, dei finiani Aldo Di Biagio) sto cercando di infrangere un po’ il tabù, anche se mi manca ancora il traguardo più difficile: convincere qualche collega dell’Udc, che per apertura mentale su questi temi se la batte con la Lega.

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9 commenti to “Un sasso nello stagno”

  1. Gianni scrive:

    Un’iniziativa intelligente e illuminata.

  2. francisc scrive:

    d’accordissimo sull’introduzione della storia delle religioni
    aggiungerei anche una materia sull’educazione sessuale

  3. riccardo scrive:

    Bella idea, innovativa e attuale, per una scuola più aperta sull’Italia e sul mondo presente, non ripiegata solo sul passato, per meglio preparare i futuri cittadini di domani.
    E questo spero sia il primo sasso di una lunga serie.
    Bravo bravissimo!

  4. enrigol scrive:

    Bene, ma togliamo le ore di religione, che ancora mi devono spiegare a che servano. Come scrive giustamente Andrea, nessuno ci spiega i perché, appunto… Ho letto che questa iniziativa non c’entra con l’ora di religione, ma non me ne importa niente, approfitto per porre la questione.
    Questa materia potrebbe invece benissimo essere inglobata nelle ore di geografia, di filosofia e di storia, non servono certo 40 ore all’anno a partire dalle medie!!, e d’altra parte cosa vuol dire laureati in materie umanistiche? Storia delle religioni, teologia?

  5. Virginia Invernizzi scrive:

    mi sembra un’idea affascinante, bella,che aiuta a capire la questione della multiculturalità nel nostro paese.Non capisco i colleghi dell’Udc. Se non tocca l’ora di religione cattolica dubito che la Chiesa se ne avrà a male,anzi potrebbe spronare proprio i docenti di quella materia a mettere in campo programmi che si relazionino con le altre materie ed a lavorare insieme.Adesso tra l’altro è un problema che di Islam o ebraismo non si sappia nulla ad esempio… vengon fuori paure ingiustificate.

  6. MANLIO scrive:

    Ieri è andato in onda su RAI3,GEO&GEO, un simpatico pezzo che raccontava come un gruppetto di persone dello Sri Lanka si sia felicemente intefgrata a Palermo,e frequenti indifferentemente la Chiesa cattolica ed il proproo tempio.Nulla di nuovo:il mio amico Lalu Iadaw,a Bombay,aveva sul cruscotto del suo taxi l’immaginme di Krishna e querlla di Gesu’.Gli induisti considerano Cristo uno di loro,e lo pregano,perchè la loro religione mite e tollerante considera come l’incarnazione di Dio nel mondo sia un fenomeno per nulla raro:e lo chiamano AVATAR.SE poi andate a Goa,osserverete la convivenza tra Indu’ e Cristiani come nel servizio su Palermo.Raccontiamole queste cose,poi raccontiamo anche che nella stessa India i Mogul,ovvero gli imperatori Islamici,hanno massacrato milioni di Indu’:per il loro bene,intendiamoci,per mandarli in paradiso e per convincere i testimoni restati vivi a credere al Profeta.Raccontiamo anche,in questo corso,che mentre gli indu’ considerano Cristo uno di loro gli islamici lo considerano un cialtrone che invio’ un sosia sulla Croce.Facciamolo,questo corso,chè la Verita’ rende liberi.

  7. cicero tertio scrive:

    Sarò forse involontariamente provocatorio, ma perchè non aggiungere anche uno spazio al pensiero ateo, o all’agnoisticismo che dubita di quanto propongono od impongono le religiomi ? Il nunero delle persone che appartengono a queste categorie lo meriterebbe.
    E si dovrebbe anche evidenziare di quanti delitti l’uomo ha compiuto verso i suoi simili con l’avallo o il pretesto della religione.

  8. Virginia Invernizzi scrive:

    @Cicero l’ora di filosofia c’è già e c’è già anche l’ora di storia. Nietzche lo si studia a scuola come pure le crociate. Mi parrebbe un inutile copione per di più connotato ideologicamente…come anti-qualcosa.

  9. enrigol scrive:

    Invece con la religione ci assillano a botta di due ore alla settimana fin dall’asilo! Eliminiamo queste e poi possiamo studiarne il fenomeno quanto vorrete, magari inserendo comunque lo studio nell’ambito dello studio del pensiero, della filosofia, o della storia e geografia. Per percentuali alte (e sempre di più) di persone le religioni non contano nulla (o perché del tutto indifferenti, o perché atee o agnostiche), a livello personale. Si può anche studiare il fenomeno, come mai cioè interessi tante persone nel mondo, ma farne addirittura un corso a parte mi pare un’assurdità…
    Tsè, anti-qualcosa… per me, guarda un po’, sono le religioni che sono anti-logiche, anti-razionali, anti-scientifiche e molto spesso intolleranti.

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