Quando pubblicammo il documento dei 75, a settembre, finimmo immediatamente nella categoria dei cospiratori: di quelli che giocano sporco, che non si rassegnano ad aver perso un congresso di partito e quindi le tentano tutte pur di far fuori il nemico interno. Premesso che io nemici interni non penso di averne, e se la cosa non è reciproca non è un problema mio; premesso che ho grande stima umana di Pierluigi Bersani, e dopo aver letto il suo libretto universitario ne ho ancora di più; premesso che sul congresso non avevo buttato sangue, perché la conta delle tessere è un passatempo che non mi appassiona proprio; premesso che sono un nativo del Pd, dunque ho una manifesta indifferenza alle provenienze politiche precedenti dei miei fratelli di partito; premesso tutto questo, e molto di più, credo di poter dire – a due mesi di distanza – che noi 75 avevamo ragione: tutti i problemi posti in quel documento sono ancora lì, in attesa di risposte che mi auguro il Pd sappia trovare presto. Per questo, e solo per questo, ho deciso di entrare in Movimento democratico, che oggi battezza la propria nascita a Roma, in un incontro al Teatro Eliseo. Per gli interessati dell’analisi, l’articolo di Paolo Gentiloni su Europa di ieri è una bella introduzione; per gli amanti della cronaca, qui sotto c’è il mio liveblogging. Sempre che le forze armate nordcoreane, come dice il nostro Manlio, non impallino il sito.

15.23 Cominciano i lavori della prima assemblea nazionale di Movimento democratico. Conduce Stella Bianchi, resp. ambiente segreteria Pd.

15.28 Relazione di Tommaso Nannicini, docente alla Bocconi, su Italia e crisi economica. L’Italia è un Paese stanco. Non è vero che i momenti di crisi economica siano favorevoli al Centrosinistra. Negli anni ’90 è aumentata fortemente la diseguaglianza economica, ma abbiamo la percentuale più alta di famiglie con redditi superiori ai 100 mila dollari. Le famiglie che non hanno accumulato ricchezza sono le prime a finire sotto la soglia di povertà. Basta prendersela con la globalizzazione e gli immigrati: i nostri problemi sono tutti nostri. Non solo colpa del Centrodestra, ma anche  dei 7 anni di governo di Centrosinistra. Serve un Pd che non abbia paura di pestare i piedi degli interessi costituiti, anche  se questi interessi sono nel suo elettorato. Aprire molti mercati, settori e professioni alla concorrenza, occupandoci dei settori in cui il mercato non riesce (tipo l’istruzione). Se ho due spiccioli e li investo sull’abolizione dello scalone previdenziale, anziché aiutare i giovani precari dei lavori flessibili, ho sbagliato tutto. Ridare ai giovani il diritto a sognare. Fare una grande opera di potatura, perché la pianta dia più frutti: lotta contro le rendite acquisite per il rimescolamento delle opportunità. Un Pd che ha paura del confronto interno, aperto e trasparente, ha sbagliato nome.

15.47 video di Mannheimer con sondaggio. Il 24% già vota Pd, ma un altro 24% dice “potrei votarlo”. Un quinto di questo 24% potenziale vota Vendola, un quinto vota Fini: sono gli antiberlusconiani che vogliono qualcosa di nuovo. La metà di questo elettorato potenziale è costituita da astenuti o indecisi. Il Pd attuale ha un elettorato anziano. Potenzialità tra i giovani e nel mondo produttivo. L’elettorato potenziale c’è sia a sinistra-sinistra che al centro. C’è un mercato potenziale molto grande tra i cattolici praticanti (38% dell’elettorato potenziale).

15.56 Neritta Ciccone, regista cinematografica, dell’associazione Cento autori. Il cinema è un’industria: la colpa è più di Tremonti che di Bondi, anche se Bondi non ha mai voluto ricevere nessuno. Non vogliamo soldi a pioggia, ma il tax credit e la tassa di scopo: chi guadagna con il cinema restituisca una parte al cinema. In sala c’è anche Ettore Scola.

16.04 Viola Baisi, 28 anni, consigliere comunale di Carpi (Modena). Questo Pd chiuso, liturgico e conservatore si riflette anche nel modo di amministrare. Dovremmo abbandonare le certezze del passato e mantenere lo sguardo sulla prospettiva.

16.09 Francesco Gallo, segretario provinciale del Pd di Messina. Elenco delle prese di posizione che i siciliani si aspettano dal Pd. Trovare il coraggio di parlare di mafia anche a Milano: non basta dire no alla mafia, ma anche ai soldi della mafia. Disincentivare le politiche che tendono a identificare i cittadini del sud come consumatori o risparmiatori. Assumere una posizione chiara sul Ponte sullo stretto e sulle nostre priorità in Sicilia e Calabria. Lavorare per evitare che il dissesto idrogeologico provochi morte e distruzione. Rilanciare l’agricoltura. Garantire un futuro all’università e alla ricerca, combattendo privilegi e nepotismi. Creare lavoro, così ci si metterà d’accordo anche sulla flessibilità: chi dà lavoro in Sicilia contribuisce a combattere la mafia più degli enti inutili.

16.16 Claudia Mancina, docente di Etica dei diritti alla Sapienza. Il Pd non è mai nato veramente, è stato una scelta tattica ma non una battaglia culturale. Superare il conservatorismo del Centrosinistra, come ha fatto Tony Blair cambiando il Labour. Dobbiamo avere il coraggio di riflettere in maniera nuova su sindacati, scuola e università.

16.22 Andrea Causin, consigliere regionale Pd Veneto. Racconta le sue dimissioni da vicesegretario regionale del Pd, liquidate con una presa d’atto. Così come viene ignorata l’uscita di Cacciari. La Lega ha le mani sulle istituzioni pubbliche e private (fondazioni bancarie). Il Pd del Veneto seleziona al contrario. Fare qualcosa prima che la gente certifichi la nostra insignificanza. Passiamo all’azione subito!

16.27 Tommaso Pellegrino, ex deputato dei Verdi, sindaco di Sassano (Salerno).  l’ambientalismo nostra spina dorsale. Non lasciare a Fini la legalità, non lasciargli l’unità nazionale, non lasciargli Falcone e Borsellino. Riprendere il coraggio che non abbiamo. Non possiamo più sbagliare.

16.33 Antonella Cusmai, consigliere comunale Margherita di Savoia. nella ripartizione della torta fiscale si favoriscono le aree più ricche e quindi le regioni del Sud saranno sempre più in difficoltà, a meno che non mettano imposte regionali aggiuntive.  Nel federalismo non bastano i costi standard, ma pure gli standard dei servizi (la loro qualità) e delle tasse (se una Regione del sud rispetta costi e qualità, allora la pressione fiscale non può essere superiore a quella delle aree standard: vogliamo Irap e Irpef come al nord, sgravi compresi!)

16.40 Marco Meacci, segretario provinciale Pd Arezzo. Ho visto avvicinarsi alla politica tanti ragazzi, che poi si sono persi per strada. Se il Pd è al 24, non è il Pd. Essere democratici è ambire ad essere qualcosa di più grande che essere di sinistra. Non possiamo riscaldarci con la piccola coperta di Linus, rinchiudendoci in noi stessi: così ci scavalcano a destra e a sinistra!

16.47 Giuseppe Catizone, sindaco di Nichelino (Torino). Veniamo percepiti come un partito amorfo. Non siamo più il partito dell’innovazione lanciato al Lingotto. Siamo al 28esimo posto del mondo per competitività economica, oltre il 50esimo posto per velocità di internet… Irresponsabili le elezioni con la crisi, ma errore politico il ribaltone: meglio un governo di responsabilità nazionale, per legge elettorale e riforme.

16.54 Simone Valiante, sindaco di Cuccaro Vetere (Salerno). ricorda Angelo Vassallo, sindaco di Pollica. Riprendere il tema, caro ad Ermete Realacci, della piccola Italia: il valore inestimabile dei nostri patrimoni. Non è nostalgia del piccolo mondo antico, ma un’idea di Italia su cui lavorare: agroalimentare e piccole imprese, innanzitutto. Con Vassallo stavano avviando un progetto di grande rinnovo delle fonti energetiche per 70 Comuni del Cilento. Ma questi amministratori balzano agli onori della cronaca solo per le tragedie. C’è sud e sud, c’è Campania e Campania.

17.02 Paolo Gentiloni. Siamo al tramonto del berlusconismo, ma non siamo agli albori di un’alternativa riformista. All’inizio dissero di Movimento democratico che eravamo un regalo a Berlusconi, ma il regalo più grande a Berlusconi sarebbe il non avere pronta un’alternativa riformista. Dovremmo festeggiare per la fine del berlusconismo, invece siamo preoccupati perché non siamo ancora all’altezza. Nati per cambiare, siamo apparsi in certi momenti un partito conservatore. interruzione di un signore anziano, che ce l’ha con la Polverini e non ho capito con chi altro. Sul tema del lavoro, dovremmo rivolgerci agli 8-9 milioni di giovani che non hanno sicurezze e speranze nel futuro, quelli ai quali il direttore dell’Inps non vuole ricostruire il percorso pensionistico. Come possiamo continuare a difendere il modello degli anni ’70, che ha portato i lavoratori ad avere i salari più bassi d’Europa? Green economy e digitale non sono due cose marginali: sono i pilastri di un nuovo modello di sviluppo sostenibile. Non essere sulla difensiva neppure sull’etica pubblica: insopportabile sentirci dire che i politici sono tutti uguali! Non ci possiamo rassegnare a questo! Passare dall’indulgenza all’intransigenza, al di là dei reati, verso i comportamenti che mettono in discussione l’etica pubblica. Vogliamo parlare di rottamazione? Indirizziamola verso questo, non verso l’anagrafe. Riconquistare la vasta area del “potrei ma non voglio”. Un partito più identitario, più simile alla sinistra del ‘900, era un’idea sbagliata: ci vuole molto ad ammetterlo? Il nuovo Ulivo di cui si parla è una minicoalizione di sinistra che nasce praterie aperte alle operazioni centriste! E’ assurdo concedere una rivincita storica a Casini e Buttiglione. Sulle alleanze dobbiamo ancora scrivere il copione e lo dobbiamo scrivere insieme: il copione già scritto, dei tre poli, per noi non esiste. Siamo in tempo per rimettere il Pd in carreggiata? Dipende anche dalla forza di Modem.

17.20 Marco Follini. Non ho aderito a Modem, ma accetto volentieri l’invito. Sogno un partito con le orecchie lunghe e la schiena dritta. La nostra organizzazione dello Stato (prefetti, questori) è quella di 150 anni fa. Abbiamo 8 corpi di polizia, come negli anni ’60. Abbiamo una commissione di Vigilanza sulla tv pubblica. Siamo il trionfo postumo della stagnazione brezneviana. Il Pd del Lingotto (e del 2008) è stato la risposta dell’innovazione. Non lo siamo stati nell’innaturale alleanza con Di Pietro e non lo sarebbe se ci lasciassimo andar alla deriva del ’94. se no sui tetti ci salgo io. Non possiamo essere il partito della spesa facile, quello dell’indignazione e basta. Non siamo il rovesciamento del populismo. Dobbiamo essere alla testa della proposta e non alla coda della protesta. Primarie: non importa che il gatto sia bianco o nero, basta che prenda il topo. Ma io mi sono stancato di fare il topo per i gatti degli altri.

17.31 Sergio Chiamparino, sindaco di Torino. D’accordo con il senso di responsabilità, ma non demonizziamo il voto se no diamo l’impressione di averne paura. Lavoriamo il più possibile per aprire il più possibile le porte del partito: far entrare aria con cui discutere e misurarsi. Al Lingotto avevo capito che avremmo parlato a tutto il Paese, non ad un partito che assume come verbo preferenziale il verbo “difendere”.  Va bene anche andare sui tetti, ma cosa pensiamo dell’università? Non mi risulta che l’università italiana vada bene così com’è. Dobbiamo andare dovunque, ma andare lì a dire la nostra: se no, siamo perennemente a rimorchio. Costruire relazioni sindacali basate anche sulla competitività. Ribaltiamo la domanda: non “con chi state voi?”, ma “chi sta con noi?”. Per ribaltare questo paradigma, dobbiamo dire qual è il nostro messaggio al Paese! Siamo ritornati ai tempi di “non c’è lotta, non c’è conquista, senza il grande partito comunista”. Siamo subalterni agli altri partiti: sia del nostro campo, sia di quello avversario.

17.44 Beppe Fioroni. Oggi nessuno può più dirci che il documento dei 75 voleva regalare l’Italia a Berlusconi: abbiamo dimostrato che era vero il contrario. In questi mesi Movimento democratico è stato l’argine agli abbandoni silenziosi e nascosti, che già sono costati al Pd elettori, militanti e iscritti. E ognuno che se ne andava veniva archiviato come un problema in meno, anziché come un’opportunità persa. Se un documento di 75 parlamentari viene preso come un attentato alla sacralità del partito, allora vogliamo adottare il modello berlusconiano di chi decide per tutti? Non possiamo prendere con leggerezza la sconfitta alle elezioni e alle primarie: il problema non è degli elettori o delle primarie, ma del progetto e della linea politica e degli uomini che si scelgono. La leggerezza diventa sciatteria. Se abbiamo paura di perdere le primarie contro Vendola, allora significa che qualcosa non funziona. Se Renzi riunisce migliaia di giovani a Firenze, senza che nessuno abbia organizzato pullman, questi giovani sono una risorsa per un partito; è un atto d’amore vero verso il Pd. Non ce la dobbiamo prendere con loro che scuotono l’albero, ma con noi che non abbiamo dato i frutti! L’80% degli italiani ci definisce “di sinistra” e contemporaneamente “conservatori”, mentre eravamo nati “di centrosinistra”e “riformatori”. Prenderci l’impegno serio di far quadrare i conti pubblici: va bene la spesa pubblica, ma dobbiamo impegnarci seriamente contro i 50 mila centri di spesa presenti nella pubblica amministrazione. Invece, il nostro debito pubblico viene privatizzato sulle spalle della famiglia, prescindendo da come è stata unita o consacrata. Bioetica: nel nostro partito devono sentirsi a casa loro anche le famiglie che decidono di non staccare la spina ai loro malati.  Riappropriarci della parola “merito”, che non possiamo lasciare alla destra. Invece i nostri giovani sperano più di tutto nella raccomandazione, perché è così che funziona. Non dobbiamo fare la fine del kebab, affettato un po’ dal centro e un po’ dalla sinistra: quello che resta, resta per inerzia.

18.04 Walter Veltroni. Certe volte dispiace aver ragione: in quel documento dei 75 c’era un’analisi azzeccata. La trasmissione di Fazio e Saviano ha saputo costruire una comunità, cosa che accadeva solo con programmi di spettacolo. Senso della storia d’Italia, legalità… sono valori italiani. L’Italia è migliore di come viene generalmente rappresentata. Guardare con attenzione al segnale che ne viene: la costruzione di una comunità civile. Nonostante Saviano sia antitelevisivo, per la durata dei suoi monologhi: segno che probabilmente c’è anche una domanda di approfondimento nell’Italia di oggi. C’è una parte di ragazzi che guardavano il Grande fratello e che hanno cambiato canale: eppure, è l’esatto opposto. C’è una bella Italia. Quello che mi ha spinto a dar vita a questo movimento è stata l’ansia, la preoccupazione, per questo tempo difficile e pericoloso. Grande spesa pubblica e grande diseguaglianza… ma a che cosa serve la spesa pubblica, se non a ridurre la diseguaglianza? Chiedete alla Caritas chi sta andando nelle mense: ceti sociali risucchiati nella povertà. La diseguaglianza toglie speranza: tanto è vero che i giovani italiani vivono normalmente con i genitori. Berlusconi è stato una tragedia: ha reso l’Italia più povera, più debole, più fragile, più arroccata nella paura. Abbiamo bisogno di ricostruire il senso di solidarietà di questo Paese. Il Pd deve indicare una via d’uscita: non c’è sicurezza che non sia quella della solidarietà, dell’interdipendenza. Se invece pensi che l’altro sia un nemico, lo sbocco è la violenza. Aprire un ciclo riformista, sfidare i conservatorismi, avviare una stagione magari difficile ma al termine della quale l’Italia ritrovi un equilibrio perduto. Il 63% delle persone che hanno perso il lavoro dal 2008 sono giovani precari. Un ragazzo parasubordinato che andrà in pensione a 65 anni, dopo 40 anni di lavoro, si troverà 8 mila euro l’anno; una donna addirittura 5 mila! Proposta Ichino: un lavoro a tempo indeterminato, con tutele crescenti. Poi, l’ambientalismo. La norma del 55% di sgravi ha portato un giro d’affari di 120 mila interventi. Dobbiamo fare della rivoluzione ambientale uno dei punti centrali della nostra identità. Cultura. Riforme: la lentezza della democrazia, a fronte della velocità della società, può portare a una lacerazione. Non possiamo essere un Paese in cui si vota tutti gli anni, se no non si attueranno mai politiche riformatrici (che fanno perdere consenso, come dimostra Obama). Politiche per la natalità e la famiglia, variamente intesa. Rischiamo di andare a votare e di trovarci senza un governo, perché nessuno avrà la maggioranza nei due rami del Parlamento. Bisogna certificare la crisi del governo Berlusconi. La questione delle alleanze è la fine del discorso, non l’inizio. Non dobbiamo sperare in Fini, che non ha mai smesso di ritenersi di destra. Dobbiamo tornare quelli del 34%. Gli elettori di Berlusconi non sono tutti come lui! E dobbiamo recuperare gli astenuti. Non voglio lanciare il Pd Pride, ma cerchiamo di avere orgoglio di noi stessi! Non dobbiamo avere paura di avere qualcun altro a sinistra. Aprire porte e finestre, perché questa è più la società della scelta che dell’appartenenza. Dobbiamo fare un grande movimento che raccolga lo spirito del Pd originario. Ai ragazzi che entravano nei circoli, è stato chiesto “Tu con chi stai?”. Uno voleva stare solo con il Partito democratico, ma gli non è stato concesso. Sicilia: se Lombardo si dimostrerà estraneo, nessun problema. Se no, c’è la nostra pregiudiziale. Napoli: vorrei che Bersani e Vendola proponessero a Cantone di fare il sindaco. Renzi: benissimo il dibattito, ma non accucciarsi in una posizione facilmente equidistante nel confronto interno al Pd. Bersani a Vieniviaconme ha parlato di sinistra e di progressisti, mai di democratici. E democratici è più di tutto questo. Diamo all’Italia la razionale e ragionevole speranza che in questo momento manca.

18.52 Finita. Mi è piaciuta molto.

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7 commenti to “Più Italia, più coraggio”

  1. MANLIO scrive:

    Le forze armate nordcoreane sono oggi imopegnate a far pagare al’Occidente l’errore di non vare usato la Bomba,nel 50,come consigliava Mc Athur.Quanto alla pagella di Bersani,a che serve la mano dei comunisti sulla cultura,se non a creare tali meraviglie?

  2. Virginia Invernizzi scrive:

    quello che viene riportato dall’assemblea di oggi mi fa veramnete pensare che il Movimento Democratico possa essere una risorsa per il Pd ! Devo ammettere che il documento in sè mi aveva un po’ spaventata, bisogna lavorare tanto per far diventare questo partito quello che è nato per essere, bisongna stare molto attenti a non dare idea sulle divisioni.
    p.s dai che è dispiaciuto anche a te che Franceschini abbia perso il congresso…. io ero affranta e mi ricordo di aver pensato to qualcuno triste per l’accaduto quanto me :)
    Buon lavoro!

  3. Sabino scrive:

    Condivido l’azione di Veltroni nel dare una smossa al PD; lunedi 29 a Torre Annunziata (Na) saranno riuniti tutti i circoli del Pd di Torre Annunziata, Trecase, Boscotrecase, Boscoreale e Terzigno alla presenza non ho capito di quale deputato e/o senatore per discutere della proposta di legge sui rifiuti in Campania fatta dal PD; ebbene nonostante io mercoledì scorso abbia consegnato la tessera nelle mani di Bersani ( e quindi non faccio più parte del PD ) i membri dei circoli di Trecase, Boscotrecase, Boscoreale e Terzigno ( non ho notizie da Torre Annun.ta ) mi hanno invitato quasi obbligato a partecipare all’incontro perche a loro dire sono molto preparato sull’argomento e nel comprensorio vesuviano ho sempre dato un contributo di idee trasmettendo passione ed energia ( parole di alcuni membri del circolo di Boscoreale) in un momento molto delicato per il nostro territorio; inoltre non hanno gradito le mie dimissioni dal PD.
    Personalmente non mi sono mai sottratto al confronto, figuriamoci se si discute di problematiche del territorio in cui vivo, sicuramente ci andrò e darò il mio contributo con la speranza che “qualche imbecille “ non veda tale presenza in quella di un dissidente; tutto sommato anche Veltroni è stato visto come “ dissidente” ma penso che sia molto più lungimirante di molti “filisofi” Pdiellini.

  4. mariade scrive:

    Ci voleva! Si ritorna a sperare!

  5. MANLIO scrive:

    Impressionante,il discorso della PMS,la Poderosa Macchina Pensante Veltroniana.L’Italia “piu’ povera e piu’ debole donataci da Berlusconi” esce dall’elenco dei PIGS,dove qualche nostro nemico l’aveva collocata,diventando “parte della soluzione,non del problema”dell’Europa tanto cara a PMS.IL 63 %di chi ha perso il lavoro sono giovani precari?Chiediamo come mai alla Grande Impresa,secondo l’ISTAT fabbrica di licenziamenti,e gia’ schieratasi apertamente conto il Governo con gli articoli dei pennivendoli del SOLE, e le esternazioni della Marcegaglia e di Montezemolo.Ceti sociali risucchiati dalla poverta’?Ed inviateci dal rifiuto delle banche di aiutare i bisognosi:piccole imprese e famiglie in primis.Messosi democraticamente in file tra un operaio ed una casalinga,il PDino Profumo ha votato assieme ai poveracci,alle primarie,poi è passato ad incassare una buonuscita pari allo stipendio annuo di 1500 lavoratori.Ed oggi,al seguito dei tossicostudenti,un bel corteo sindacale CGIL,per fare un po’ di ginnastica all’aria aperta,ripristinare il caos nel centro di Roma,chè gli “studenti”non erano bastati,e sognare che il Berlusconismo è alla fine,come lo è da 15 anni.Sul palco,La Camusso e Rosy Bindi:ho dovuto reprimere una incipiente erezione,alla vista di quelle due bambole sexy.Passate l’erezione,arriveranno le elezioni,e vedremo dove sta,la formidabile preminenza socioculurale del PD.

  6. Gian Paolo di Ruvo scrive:

    Manlio, scrivi cose che capisci solo tu, e ti immagini un paese ridente, florido e orgogliosamente festante intorno al suo leader e questo è lecito, anche se passato l’effetto degli psicofarmaci il tuo risveglio sarà assai triste.
    Quello che trovo squallido è il finale del tuo pensiero con la battuta sulle “bambole sexy” dove si riconosce il tuo triste mondo di sessantenne maschilista, impotente e frustrato.

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