Non mi lamento dei mille euro in meno, perché di fronte agli operai senza lavoro sarebbe ridicolo. Ma se devo essere sincero, c’erano parecchi modi di tagliare i costi del Parlamento – e dunque dei parlamentari – più efficaci e forse anche più equi di questo. Si è deciso di togliere 500 euro alle spese di segreteria e 500 euro alla diaria, senza distinzioni, e si è persa – secondo me – un’occasione di rendere lo stipendio dei deputati più legato al loro effettivo impegno. Non credo che l’elettore medio se ne accorgerà, ma voglio spiegarvelo lo stesso.

Come molti di voi sapranno, ogni deputato riceve 4.190 euro per i cosiddetti “rapporti con gli elettori”: per tutto quel lavoro di mediazione con il proprio collegio (ammesso che di collegi si possa ancora parlare, con questa legge elettorale terribile) che può anche significare l’affitto di un ufficio sul posto o il contributo economico alle attività del partito locale, ma che nella stragrande maggioranza dei casi coincide con le competenze dei collaboratori. Quello dei collaboratori –definirli portaborse è davvero un insulto – è un lavoro prezioso, che va dalla segreteria classica al lavoro di “cucina” parlamentare (raccogliere i dati su una interrogazione e buttarla giù, fare un lavoro di studio preparatorio per una proposta di legge, e così via) ma che non tutti utilizzano: diversi miei colleghi hanno i collaboratori pagati da altri (penso ai presidenti di Commissione, il cui staff viene pagato dalla Camera, o a quei deputati che hanno incarichi rilevanti nel gruppo parlamentare e quindi utilizzano per la loro segreteria le risorse umane del proprio gruppo), altri addirittura non hanno nessun collaboratore, altri ancora hanno magari un collaboratore pagato 500 euro al mese. Eppure, i 4.190 euro – che ora diventeranno 3.690 – vanno a tutti indistintamente: sia a chi li spende integralmente per il proprio staff, sia a chi li intasca. Bastava legare l’erogazione di questa cifra alla sua destinazione effettiva e si sarebbero risparmiati molti più soldi, tra l’altro andando ad incidere direttamente sugli sprechi. Gli altri 500 euro al mese, vi dicevo, verranno tolti dalla diaria, che è un altro capitolo strano del nostro trattamento economico: non tiene conto, ad esempio, del lavoro in Commissione, che in realtà – proprio per questo motivo, voglio essere maligno – coinvolge poco più della metà dei miei colleghi. Ci voleva molto a penalizzare le assenze in Commissione? E non si sarebbe risparmiato, anche qui, molto di più? Mi rendo conto che al cittadino certe questioni tecniche interessino poco, e che un’opinione pubblica assetata di tagli alla casta non ha neppure voglia di mettersi a discutere se sia giusto o meno. Ma vista dall’interno, vi giuro, è davvero un’occasione persa per rendere questo strano mestiere un po’ più simile agli altri lavori sul pianeta Terra.

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6 commenti to “Il taglio annunciato”

  1. Champ scrive:

    è il vecchio problema dell’italia, andrea. Se non sono in grado di andare a controllare chi non rispetta le regole, faccio un tanto al chilo e chi s’è visto s’è visto…
    dalla tassazione (presumo che il libero professionista evada e quindi gli faccio pagare – a parità di reddito – un po’ di più del dipendente) alle regole del mio condominio (non sono capace di impedire abusi nell’utilizzo del giardino comune e quindi lo vieto a tutti)

  2. Sabino scrive:

    Mi trovi pienamente d’accordo e non siamo soli, allo stesso modo la pensano il Ministro Sacconi e la presidente di Confindustria Marcegaglia, il problema è che Sacconi/Marcegaglia vogliono legare la produttività solo ai salari dei poveri lavoratori (metalmeccanici, chimici, trasporti,ecc…), non solo, Sacconi parla di coinvolgimento dei lavoratori nell’impresa tramite azionariato; ebbene l’esperienza Alitalia insegna, i dipendenti della fu Alitalia invece di avere aumenti salariali ebbero Azioni, per non farla lunga a settembre 2008 Alitalia fu portata al fallimento e oggi gli ex dipendenti si ritrovano a far causa allo Stato per qualche recupero economico delle azioni/cartastraccia. Penso che se legassimo la produttività dei parlamentari/dirigenti/banchieri/economisti al salario, ci ritroveremmo con parecchi poveri/disoccupati in più. A proposito Andrea, ti ricordi di Brunetta, vulev appiccià o’ munn ( dare fuoco al mondo per uno migliore ), se lo trovi ( tra gli scanni della camera ) gli chiedi ma la riforma dei costi del parlamento addò stà? La tanto decantata meritocrazia parlamentare è deceduta? Evidentemente è impegnato a rincorrere qualche auto blu da dismettere. Concludendo, “cari sudditi”, lavorate, se producete sarete pagati , Noi Potenti dobbiamo solo vigilare su di voi, praticamente il comandare è meglio del fottere ( escluso l’illusionista che fa tutte è due le cose).

  3. MANLIO scrive:

    Un fioretto a Gesu’.Consiglierei di ridurre a zero lo stipendio di 42(se questa è la cifra,e se Bocchino non mente)del PDL.Loro stanno gia’ su di un altro bilancio.

  4. Lorenzo B. scrive:

    Non credo che l’elettore medio se ne accorgerà, ma voglio spiegarvelo lo stesso
    Trovo molto interessante questa analisi e ritengo che questo sia il modo di far politica. Queste argomentazioni dovrebbero essere riportate dai giornali.
    Propongo inoltre che venga vietato il doppio lavoro. Chi viene eletto non deve esercitare altri lavori ed altri incarichi.

  5. Maria scrive:

    Sottoscrivo quanto scritto da Sarubbi e anche da Champ.
    Vorrei inoltre un chiarimento:
    Sull’articolo del Corriere citato, si afferma:
    La Camera dei deputati, inoltre, taglierà complessivamente nei prossimi tre anni (tra il 2011 e il 2013), 60 milioni di euro, sul complesso di tutte le spese
    Ora, 630 deputati x 1000 euro x 12 mesi x 3 anni= 22.680.000 euro, cioè circa un terzo di quanto annunciato; anche aggiungendo la tredicesima, non si arriva a 25 milioni di euro… E gli altri 35 dove li taglierebbero?

  6. Andrea Sarubbi scrive:

    @ Maria: penso che si riferisca anche ai tagli sugli stipendi dei dipendenti (tra il 5 e il 10%). Quanto ai tuoi calcoli, i deputati non hanno tredicesima.

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