Almeno una volta l’anno, quando si ritrovano a Pontida, i leghisti si tolgono la maschera: il partito che governa l’Italia e difende la tradizione cristiana si riscopre secessionista e pagano. È stato così anche oggi, tanto per non perdere il vizio: abbiamo sentito inneggiare alla divisione del nostro Paese, al Va’ pensiero, ai milioni di militanti pronti a battersi, alla libertà del nord ed a tutte quelle menate che ormai si ripetono da 26 anni. L’elettore medio di Centrodestra è convinto – o per lo meno si è voluto convincere – che Pontida stia alla Lega come il gavettone dell’ultimo giorno di scuola stia allo studente modello: una specie di sfogatoio, all’insegna del semel in anno licet insanire, che va catalogato nel reparto folclore, perché la politica è un’altra cosa. Io credo invece – e non ci capirò nulla, ma se non altro studio la Lega dai tempi di Lombardia autonomista – che ormai stiamo arrivando ad un bivio: lo stesso bivio “tra Roma e Pontida” di cui ha parlato venerdì Ernesto Galli della Loggia, in un fondo sul Corriere della Sera.

Ci sono circostanze in cui il successo può dare alla testa, inducendo a sciocchezze suicide. È il rischio che corre oggi la Lega, nel momento in cui, in seguito alle elezioni della scorsa primavera, si trova impegnata in prima persona, in Veneto e in Piemonte, al governo di grandi realtà territoriali. Dove per l’appunto è assai più difficile mantenere il senso dell’opportunità, e dunque del limite, perché — a differenza di quando si è al governo a Roma—si detiene un potere rilevantissimo ma in condizione di virtuale monopolio, con un’attenzione dei media generalmente benevola (con un controllo attenuato dell’opinione pubblica) e infine con un’opposizione quasi sempre senza nerbo e senza voce, in pratica fuori gioco.
In queste condizioni, specie per i politici locali della Lega, il rischio dell’autogol diviene assai alto. Lo si è visto nei giorni scorsi con gli episodi di antiitalianismo che hanno fatto capolino qua e là (con il tifo di «Radio Padania» per il Paraguay o il rifiuto di suonare l’inno nazionale), e che sarebbe sbagliato giudicare casuali e secondari, perciò politicamente irrilevanti. Non lo sono perché nella Lega l’ostilità e il disprezzo contro lo Stato nazionale non rappresentano un fatto estemporaneo: sono invece la deriva inevitabile a cui va incontro la prospettiva federalista ogniqualvolta questa ha bisogno di mostrare un volto radicale, una posizione di combattimento dura. Ciò che capita puntualmente sia quando il federalismo non riesce a concretizzarsi in un’effettiva realtà istituzionale, come accade in queste settimane, sia quando quella prospettiva viene adottata almeno a parole più o meno da tutti, e allora non serve più da sola a definire l’identità leghista. Agli occhi della Lega, insomma, il ghigno antipatriottico, l’insulto antistatale, rappresentano tanto l’uscita di sicurezza per sottrarsi all’unanimismo federalista, che il modo per tenere unite le proprie fila ribadendo quello che viene sentito come una sorta di «programma massimo».
Ma con l’antiitalianismo la Lega scherza con il fuoco. Per una ragione che non è difficile da capire. Infatti, laddove il federalismo, come si è visto e si vede ogni giorno, spacca il fronte avversario dividendolo tra chi ne fa propria una parte e chi l’altra, l’insulto antinazionale, al contrario, coalizza immediatamente in un sol blocco tutti coloro che non siano la Lega stessa. Cementando, per giunta, tale blocco con quel sentimento forte, potenzialmente aggressivo ed emotivamente trascinante, che è il patriottismo. Mentre con il federalismo, insomma, si possono costruire le alleanze più varie (dalla destra alla sinistra) e ci si può proporre alla guida del Paese, è invece piuttosto difficile immaginare di poter governare l’Italia dichiarandosi contro lo Stato italiano. Il ministro degli Interni, Maroni, ad esempio, non potrebbe mai ottenere gli ottimi risultati che sta ottenendo nella lotta al crimine organizzato, se mostrasse a poliziotti e carabinieri che a lui dell’Italia e del suo Stato gliene importa meno di niente. Con l’antiitalianismo si possono costruire delle Vandee, dei ridotti padani, delle roccaforti verdi, ma oltre non si va. Ci si condanna ad un minoritarismo permanente. Proprio il successo appena avuto, e che può forse preludere ad altri successi, obbliga dunque la Lega, e sempre di più, che se ne renda conto o no, a scegliere: o Pontida o Roma.

Did you like this? Share it:

Tags: , , , , , , , , , ,

6 commenti to “Tra Roma e Pontida”

  1. Aldair scrive:

    La lega ha l’obiettivo dichiarato di DISTRUGGERE l’unità nazionale. Per cui non sta giocando con il fuoco, semmai sta spingendo l’acceleratore sul proprio obiettivo. Curioso che giornalisti di caratura nazionale non se ne accorgano.

  2. MANLIO scrive:

    Ma no,non prendianoli troppo sul serio:Galli della Loggia è persona che stimo per la sua onesta’intellettuale e per il suo coraggio,ma dopo avere detto,giustamente,che il “programma massimo serve ad unire le proprie fila”si lancia in un’analisi troppo complessa per un’entita’ come la Lega.Non è nemmeno troppo.neppure poco,esatto che Pontida sia una specie di festa dell’ultimo giorno di scuola.E’ che la Lega si trova in uno Stato Quantico,somma di “Movimento di Lotta ” e di “Partito di Governo”,e le condizioni esterne la fanno ora l’uno ora l’altro.La Lega in versione estiva è piu’movimento e Pontida serve,giustamente, a compattare ed alzare i prezzi.La Lega invernale serve a governare.C’è un solo modo per esaurirne la spinta:garantire il Federalismo,che peraltro piace a tutti meno che alla cosca di Casini(ti credo,voglio vedere come fara’ a nutrire le sue clientele mafioso-parassitarie)e poi tenere in galera i delinquenti extracomunitari.La Lega è un problema che non si risolve con complesse analisi:è un fenomeno rozzo,che si affronta con fatti semplici e concreti.

  3. Aldair scrive:

    Quando avranno il federalismo diranno che non basta e che serve la devoluzione. Quando avranno la devoluzione diranno che non basta e che è necessaria la secessione. Secessione pagata coi soldi degli italiani, chè a loro restano solo gli onori.

    Certa gente va fermata subito, combattendola duramente.

  4. riccardo scrive:

    Concordo con Aldair, sapendo di non poter subito saltare alla secessione si muovono di passo in passo, ricordando una volta l’anno al proprio elettorato che l’obiettivo finale rimane lo stato di Pontida, mantenendo così uniti i propri ranghi. Il partito della Lega è anticostituzionale ma nessuno ha il coraggio di metterlo al bando. Auguriamoci allora che si auto estinga perchè chi semina odio..

  5. MANLIO scrive:

    @ALDAIR E RICCARDO.la lega non vuole la secessione:la minaccia soltanto.Non la vuole perchè costerebbe lacrime e sangue(MOLTO),provocherebbe una reazione armata dello Stato,farebbe fallire il Carugati,il Cirula,la Belli & Brutti Automation, e spingerebbe il Nord nell’abisso.Finitela di bere quelle panzane,non ne vale la pena.

  6. Sabino scrive:

    Anche io sono convinto che la secessione è solo una minaccia, ma il problema che i cittadini del nord ci credono e a furia di istigare la secessione si può perdere il controllo degli esagitati; in altri commenti ho già espresso il mio pensiero, perchè i deputati della lega devono essere retribuiti da Roma ladrona? è mai possibile che il volto di un pluribocciato( Renzo Bossi) era stampigliato sulle magliette al raduno della lega? e meglio l’illusionista che pensa sul a Purchiacca ( termine usato da Benigni in una trasmissione della Carra ), almeno cura l’immagine delle proprietarie dell’organo; a parte gli scherzi non sottovalutiamo i messaggi di Feudalesimo della lega perchè chi si fa male è sempre il popolo, i potenti inclusi i leghisti sono ben protetti.

Leave a Reply

You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Paged comment generated by AJAX Comment Page
IMPORTANTE! Prima di pubblicare il commento, devi mostrare le tue abilità matematiche e risolvere la difficilissima operazione qui sotto (è una precauzione anti-spam, abbi pazienza). Poi spingi il pulsante "submit".

Quanto fa 13 + 7 ?
Please leave these two fields as-is: