Quando il Partito democratico decise di appoggiare la candidatura di Emma Bonino mi prese un colpo. Sia perché – come scrissi anche sul Riformista – non riuscivo a capacitarmi di come il mio partito avesse rinunciato ad esprimere un candidato proprio, sia perché l’operazione Bonino rischiava di mandare all’aria la costruzione lunga e faticosa di un’identità comune fra le diverse anime di un sogno ancora giovane come il nostro. Ne ho già parlato in altre occasioni, dunque non mi ci soffermo, ma vi racconto cosa accadde qualche giorno dopo: chiamai una dirigente dei radicali e ci andammo a prendere un caffè.

Chiarite le competenze della Regione – lei ne sapeva molto più di me – su alcuni temi, tornai a casa con l’impressione che, da un punto di vista pratico, il fatto quasi non sussistesse: gran parte della questione si giocava invece sul piano simbolico, che non è certamente trascurabile ma è comunque un altro paio di maniche. Perdonatemi, dunque, se oggi non scendo nei dettagli – uno su tutti è la legge 194, che la governatrice Bonino applicherebbe per intero… ed io ci metterei la firma, visto che i primi 6 articoli parlano della prevenzione – e mi concentro proprio sulla grande suggestione messa in circolo da questa sfida, che nell’immaginario di molti cattolici passa come la lotta tra bene e male. Ho ricevuto mail preoccupate, da parte di cristiani impegnati nelle parrocchie e nei movimenti ecclesiali: persone non certamente di destra, ma che stavolta resteranno a casa (o addirittura voteranno Polverini, turandosi il naso) perché vedono nella candidatura della Bonino una chiamata alle armi in difesa dei propri valori, della propria storia. È una reazione che capisco (e che Paola Binetti sintetizzò nell’espressione “O lei o me”) e che tutto sommato tenterebbe anche me: proprio per questo, però, mi sento in dovere di fare un po’ di chiarezza. La premessa, per quanto scontata, è che dobbiamo imparare a distinguere ciò che è di Cesare da ciò che è di Dio: per votare alle Regionali serve il certificato elettorale, non quello di battesimo, e chiunque vince avrà vinto una sfida politica, non religiosa. Lo dico perché non si gioca qui il destino di Roma, della Chiesa e dello stesso Vangelo, per il quale sarei disposto a farmi incatenare, ma semplicemente il governo di una Regione: chi vota Polverini non va in Paradiso, chi vota Bonino non va all’inferno. Detto questo, ogni cristiano – i non credenti mi scuseranno, ma oggi è principalmente ai cristiani che mi rivolgo – è chiamato ad agire con l’unica arma che ha: quella del discernimento, che è quanto di più lontano dalla suggestione. Ma torniamo alla battaglia simbolica, perché – come dicevo – è qui che si gioca buona parte della sfida: da questo punto di vista, mi sento di dire che una divisione in due campi (l’esercito di Cristo contro quello di Satana, per dirla in maniera ignaziana) non conviene a nessuno, ed in primo luogo non conviene alla stessa Chiesa. Mi viene in mente l’esempio della Spagna, dove la gerarchia cattolica ha scelto da parecchio tempo di schierarsi con una sola parte politica: il franchismo prima, il Centrodestra oggi. Il risultato è una Spagna divisa in due, con la Chiesa in grandissima difficoltà anche a livello pastorale: chi aveva una sensibilità politica più di sinistra, tra gli stessi credenti, si è trovato ad un certo punto di fronte alla scelta ineluttabile tra la politica e il Vangelo, e spesso ha scelto la politica, allontanandosi dalle parrocchie. Ed i piani sono così mescolati, ormai, che se i vescovi spagnoli scendono in una piazza in difesa della famiglia, nell’altra piazza c’è una contromanifestazione anti-Vaticano. Non credo che l’Italia voglia arrivare a questo punto, e mi batterò con tutte le mie forze affinché ciò non accada: anche perché tradurre il voto nel Lazio in un referendum pro o contro la Chiesa sarebbe rischiosissimo per la Chiesa stessa, visto che stavolta – a differenza che nel voto sulla legge 40 –  non si potrebbe neppure contare sull’astensione.

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15 commenti to “La grande suggestione”

  1. Francesco P. scrive:

    E non hai idea di come vadano le cose in Piemonte.
    Di fatto, la sfida tra Mercedes Bresso e Roberto Cota si è ridotta a quegli argomenti.
    Malgrado una sanità che richiede una ristrutturazione integrale, malgrado i posti di lavoro che ogni giorno vengono falcidiati, malgrado il Piemonte sia una Regione con tanto da valorizzare culturalmente e turisticamente, la lotta sembra essersi tutta ridotta a una questione di Guelfie e Ghibellini (circa un anno fa usasti l’espressione per intitolare un tuo articolo).
    Tant’è che i maggiori sostenitori di Cota non sono il PdL o la Lega, o i rispettivi movimenti giovanili, ma associazioni cattoliche con i loro illustri esponenti. E’ di dominio pubblico che Massimo Introvigne abbia legato il nome di Alleanza Cattolica a quello del candidato leghista.
    L’UdC piemontese, che sostiene la Bresso, viene considerata una sorta di Giuda, o peggio, e saltano fuori articoli sugli interessi di Caltagirone in Piemonte, sugli interessi di Michele Vietti come futuro sindaco di Torino. Articoli che, fino a ieri, nessuno si sognava di pubblicare, nemmeno i noti giustizialisti.
    E allora mi chiedo dove si vada a parare. Il Papa è diventato molto più cauto nel comminare le scomuniche… e qualcuno si sente in dovere di sostituirlo.
    Vedo troppa gente che cerca di essere “più papista del Papa” (alcuni di loro non sono nemmeno credenti, non sanno che cosa voglia dire prendersi la pioggia durante una notte di veglia aspettando il Papa a una GMG). E vedo troppa gente che non aspetta altro per chiudere i conti con la Chiesa cattolica.
    E intanto, si dice che i dibattiti pubblici tra Bresso e Cota siano abbastanza noiosi, e i programmi poco chiari. Si leggono i gradimenti del pubblico e ci si chiede se questa campagna elettorale sia ben condotta.
    Probabilmente no. Non so se si può dire lo stesso della Crociata e della Controcrociata.

  2. Diana scrive:

    Ti ringrazio , Andrea, (scusa se ti dò del tu, ma hai l’ età dei miei figli ) per questo articolo ; penso che ne riporterò buona parte nel mio blog … fa chiarezza di tanti fraintendimenti fra i cristiani …. Come fa un cattolico a votare Lega? La Lega è la negazione dei valori del cattolicesimo .. Eppure il richiamo a scegliere tra il Bene e il Male, che abbiamo sentito anche qualche giorno fa, fa sempre effetto..

  3. Anna scrive:

    Sei proprio in gamba, Andrea.

  4. Emilio Munegato scrive:

    Grazie Andrea, parole molto saggie.

  5. magociclo scrive:

    Credo che se la questione fosse logica e semplice come suggerisci nel tuo ragionamento, non ci sarebbero state tante perplessità e tanti dubbi fra gli elettori cattolici alla presentazione della candidatura della Bonino. Evidentemente qualche problema c’è se tanti ne parlano, se a te “prese un colpo” quando apprendesti la notizia, se qualche vescovo ha sentito il bisogno di esternare sul tema.
    Io non credo che giovi alla causa della Bonino semplificare i ragionamenti e dire che i cattolici faranno bene a votarla perché…perché è così.
    Provo a seguire il tuo ragionamento: proviamo ad uscire dal valore simbolico di gesti e volti politici. In questo caso Emma Bonino non è nessuno. Priva del valore simbolico guadagnato in una vita di politica, la Bonino, ripeto, non è nessuno. Appartiene ad un partito di tipo movimentista che ha fatto delle “battaglie” l’unico carburante della lotta politica e che ha pochissimi iscritti (ma molti simpatizzanti, è vero). La forza della Bonino è tutta nelle “battaglie” che ha condotto: quella vinte (per il divorzio, per una legge sull’aborto, per l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti), quelle in corso (eutanasia, depenalizzazione delle droghe leggere) e quelle per ora perse (la riforma della rai).
    In presenza di una sua candidatura, Andrea, non si può quindi prescindere dal valore simbolico di questo nome e di questo volto. E sono certo che la scelta del PD sulla candidatura della Bonino sia ancorata proprio al valore simbolico del suo nome, con la speranza di riuscire a dragare voti in quell’arcipelago frammentato del voto laico a sinistra del PD e, soprattutto, fra i liberal del Pdl. E allora, se valore simbolico è, anche l’elettore deve valutare questo aspetto.

    Riguardo al valore della competizione elettorale, è certamente vero che non si tratta di un referendum fra bene e male (nel caso di specie, al massimo potremmo parlare di scelta fra male e male!) ma non è nemmeno l’elezione del consiglio di gestione del cortile del condominio. Parliamo di eleggere chi nei prossimi 5 anni dovrà amministrare il Lazio, rappresentarlo nella conferenza Stato/Regioni, rientrare dalla voragine della sanità ereditata dall’amministrazione Storace. Saranno amministratori che opereranno scelte, con influenza anche nel campo etico, e quindi certamente una riflessione sulla coerenza del voto cattolico verso la Bonino ci sta tutta anche se nessuno ha proclamato una guerra di religione.

    Per finire, voglio addebitare tutta la pena di questi giorni, tutte queste riflessioni e questi pensieri, al PD, che non è stato capace nemmeno di trovare un suo esponente con gli attributi che accettasse il rischio di candidarsi nel Lazio del dopo Marrazzo. Se ci fosse stato un candidato espressione del partito, la sintesi sarebbe già stata fatta e metabolizata e ora potremmo concentrarci nella campagna elettorale.
    E non so se sia peggio per un partito non saper esprimere un candidato o non saper presentare le liste all’ufficio elettorale!

  6. Lorenzo scrive:

    mi sembra un ragionamento molto saggio. Io da ateo convinto non avrei nessun problema a votare un cattolico come Andrea Sarubbi (mentre ne avrei molti a votare un laico come D’Alema, per esempio). Non è il problema di non essere d’accordo su alcune questioni, per quanto importanti, ma è il modo di affrontarle: non scendere a compromessi vuol dire semplicemente non fare politica, specie in questo momento così segnato da lacerazioni.
    Trovo che sia molto difficile trovare un accordo su informazione, immigrazione, conflitto d’interessi, sicurezza… con la maggior parte dei politici di CD, a prescindere dalla loro inclinazione religiosa. Ed è essenzialmente un problema di metodo.

  7. Lorenzo scrive:

    @magociclo: comprendo e non condivido le tue preoccupazioni. Volevo solo fare un paio di puntualizzazioni. E. Bonino è in politica da moltissimmo tempo (avendo ricoperto pochi ruoli esecutivi), è stata molto apprezzata come commissaria europea ed ha sempre combattuto per i diritti umani, da qualsiasi posizione ricoperta e non ricoperta. Non credo che si batta per l’eutanasia, ma per il diritto all’autodeterminazione, che è lo stesso che è valso per la 194, nella quale, in primo luogo, si cita la prevenzione, poi il male minore (meglio un ospedale pubblico che una mammana in uno scantinato). Ridurre E. Bonino al male forse è ingeneroso, in primo luogo nei confronti della sua carriera politica.

  8. manlio laurenti scrive:

    Devo dire in tutta franchezza che in questo post di Sarubbi non ci ho capito niente,o forse ci ho capito tropp:occorre affidarsi al discernimento?E il discernimento cosa insegna?Insegna a farsi incatenare con delle catene di panna montata,e votare Bonino?La divisione in due eserciti non conviene a nessuno?Oh,certo che conviene!Non conviene al PD,il quale,come al solito,ha nella piccola borghesia cattolica un avversario implacabile,e lo sa.Mentre tenta col bastone giudiziario e giornalistico di impedire il libero esercizio del diritto di voto come sognato da Togliatti ieri,da Scalfari oggi,il PD con la carota di Sarubbi tenta di rassicurare i cattolici nonostante la scelta della Binetti ed altri,allontanatisi dalla “miscela mal riuscita”quando hanno capito fino in fondo che c’era dentro.Nulla di buono e di potabile,per un Cattolico.Affidiamoci proprio al discernimento allora,e rendiamoci conto che la societa’ laica,antiproibizionista,spinellara,frociara,falso democratica ed auroritaria di fatto sognata dal PD,è la fine del cattolicesimo Italiano:che si ridurrebbe lentamente ad una simpatica,patetica setta di secondaria importanza,come i Valdes:senza alcuna protezione della legge,senza alcunchè attorno che ne confermi l’identita’,senza nulla che ne rafforzi il senso di appartenenza.Uno dei primi passi di un governo del PD,per esempio,che sia nazionale o regionale,sarebbe l’eliminazione dei Crocifissi dalle scuole.Il resto verrebbe da sè.La soluzione cerchiobottista qui proposta è una pericolosa operazione di asportazione di qualche pezzo di identita’ cattolica,con opportuno anestetico per non fare soffrire troppo i Cattolici.Ma l’operazione si farebbe,guai a dubitarne,e perso un pezzo di identita’ dopo l’altro,chi te li ricuce?

  9. Donina scrive:

    @Laurenti:
    “…la fine del cattolicesimo Italiano:che si ridurrebbe lentamente ad una simpatica,patetica setta di secondaria importanza,come i Valdes:senza alcuna protezione della legge,senza alcunchè attorno che ne confermi l’identita’,senza nulla che ne rafforzi il senso di appartenenza”.
    Da cattolica praticante non sento il bisogno di una legge che “tuteli” il mio credere, la mia appartenenza alla Chiesa non prova l’esigenza d’essere tutelata dalla legge. La fede dei cattolici italiani è così labile, così inconsitente, preda di facili venti, da dover trovare forza, identità ed appartenenza nelle leggi di uno stato LAICO??
    Temo che la sua valutazione abbia valicato i limiti del buonsenso: non siamo più solo alla contrapposizione fra bene e male, all’esasperazione che tanto piace a certa destra; siamo ad una vera e propria speculazione che fa lega sul livello culturale medio-basso di parte degli italiani (cattolici ed in possesso della tessera elettorale).
    Non ricordo che Bersani abbia mai proposto di togliere i crocefissi dalle scuole o dai luoghi pubblici, anzi la sua posizione è stata chiara: i crocefissi devono restare dove sono!
    Quindi, se proprio dobbiamo trasformare la battaglia politica in battaglia morale, iniziamo dando informazioni corrette e cercando di puntare su temi di alto livello. Se invece ci si volesse fermare al gossip, la vita del Premier ci offrirebbe materiale a iosa per giudicarne la bassa statura morale.

  10. antonella scrive:

    Ho detto da qualche tempo che l’onorevole Emma Bonino non mi rappresenta, e per quanto mi riguarda mi troverei in difficoltà a votarla se fossi nel Lazio, ma per una serie di difficoltà di ordine politico non strettamente collegate al suo essere una delle promotrici delle leggi sull’aborto e sul divorzio che per me non sono ostacoli da poco…condivido la scelta di una donna, di grande indubbia esperienza e competenza, ma francamente la trovo un pò “agée” e non è solo questione anagrafica… sono i temi e i modi della lotta politica ad essere datati, a mio modo di vedere… e poi siamo sicuri che sarebbe in grado di contrastare le spinte concentriche di assai variegati interessi che un “mastodonte” come una regione importante come il Lazio sa mettere in campo,tali e tanti interessi da “far morti e feriti” quanti ne abbiamo visti e sentiti negli ultimi tempi e tutto ciò senza una adeguata “copertura politica”,insomma un partito di riferimento,un elettorato attivo,coeso,omogeneo(ma ancora ne esistono?) e non invece un elettorato coagulatosi per l’occasione
    E’ vero che oggi si votano le personalità e non i partiti,ma insomma mi sembra un pò troppo per una personalità come Emma Bonino che ha sempre avuto il coraggio di combattere a viso aperto per le sue idee.Conclusione,credo che questo turno proprio lo salterei per null’altro che un pò di “Polverini” negli occhi.

  11. Aldair scrive:

    Non voto nella regione lazio. Per fortuna. Perché non voterei Bonino. Non voterei Bonino, perché non sono radicale. E’ lei che ha anteposto le ragioni radicali, compreso il duecentomilionesimo sciopero della fame, della sete e dell’amplesso, alle ragioni della coalizione che la sostiene. Si è detto che non esistono più le ideologie. Bene, se non esistono più le ideologie non capisco perché dovrei votare una radicale che fa dell’ideologia radicale la sua ragione di sopravvivenza politica. Quali sono i suoi meriti? Aver sostenuto, con una schiacciante maggioranza di italiani che la sosteneva, il divorzio 50 anni fa? Ok. Famole un monumento. Ma quali sono i suoi meriti oggi? Perché il mio equivalente romano dovrebbe votarla? Giuro che non l’ho capito.

  12. manlio laurenti scrive:

    @DONINA.Guardi,Donina,che Bersani abolirebbe il Crocifisso come primo passo non lo do per garantito nemmeno io:do’ pero’ per garantito che farebbe di peggio.Se li è scordati i DICO? Si è scordata delle battaglie Radicali per le manipolazioni(leggi mostruosita’)genetiche? Si è dimenticata l’Eutanasia di Eluana? E lo spinellofacile? Devo dire che,per una volta,sono alquanto d’accordo con Magociclo,se ho capito il suo ragionamento.La Bonino non è una che nel Lazio se ne starebbe con le mani in mano:è una che lo trasformerebbe in “laboratorio”per conto del suo partito,che è quello di Bersani.Un laboratorio dove si proverebbero miscele irrespirabili.E quando dice che,da cattolica,non sente il bisogno di essere protetta dalla legge, sbaglia:lei parla come un pesce che crede che l’acqua attorno a lui sia un’inutile complicazione.Ma è pronta a vivere in un mondo in cui all’asilo incontrera’ due gay che ci portano il loro figlio(figlia),in cui si ammazzano le Eluane a ritmo quotidiano,trasformando il dramma della Englaro in ordinaria amministrazione,in un mondo di bambini biondi-occhi azzurri come quelli che,nella reclame del detersivo,indossano vestiti puliti mentre il loro amichetto,capelli ed occhi neri,è tutto zozzarello?Perchè è questo,il mondo che PD e Radicali ci preparano.Per non parlare dei media controllati,della magistratura militante.Lei è capace di viverci?Io,no.Diciamo pure che in un mondo cosi’ ci vivrebbe piu’ volentieri il nipotino di Hitler.

  13. Pippo scrive:

    @manlio laurenti. Mi scusi ma non resisto, lo sa il programma dei radicali? le sa le loro lotte? Ognuno è libero di pensarla come vuole, però un minimo di obiettività. Addirittura la bonino alla fine viene paragonata indirettamente al nazismo. Un piccolo consiglio, non spari parole a caso, non aiuta le sue posizioni.

  14. giulio scrive:

    @m.laurenti
    In Italia ormai si può dire tutto però mi sembra che la discussione su questo blog avesse un altro tono. Nelle sue parole ci sono errori grossolani (non falsità), sulle adozioni gay, su Eluana, sull’eugenetica, sul nipotino di Hitler, sul ruolo della legge che non deve proteggere i cattolici, ma deve proteggere le persone e dare opportunità.
    Guardi, non parlo di errori sul suo posizionamento identitario che pure traspare ed è rispettabile; parlo di errori sulle cose accadute realmente, sulle posizioni realmente assunte e le proposte fatte dal PD, sul profilo culturale che il PD (che non è solo il partito di Bersani ma di tanti altri) sta faticosamente costruendo.
    Almeno quando il dibattito ci viene proposto nei modi di Sarubbi, evitiamo le tensioni, la propaganda, le urla e le “parole grosse” che non dovrebbero appartenere a chi sta cercando di mettere insieme i pezzi di storie e culture diverse, sapendo che in questo percorso ci incontreremo in “luoghi” diversi da quelli da cui ognuno di noi è partito.

  15. Marco Borciani scrive:

    Mi permetto di ringraziare Andrea per questo chiarimento. Personalmente ragiono allo stesso modo rispetto a questa situazione difficile per un cristiano. Credo che le argomentazioni addotte siano estremamente chiare e sufficientemente inequivocabili per chiunque.
    Lo dico pur non essendo implicato nella vicenda (sono emiliano e non avrò problemi sul voto), ma perchè l’identità cristiana mi appartiene profondamente, tanto quanto l’identità democratica. Sapermi rappresentato come cristiano e come democratico da persone che la pensano così mi conforta moltissimo!

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