Lì per lì, questa storia dei furti a Montecitorio l’avevo presa come una boutade: roba da un articolo di colore e via. Invece, aprendo oggi i giornali pare che la notizia sia diventata un caso di Stato, con tanto di editoriali e commenti, alcuni dei quali ben oltre il limite del ridicolo. Riassumo brevemente: nel 2008, alla Camera ci sono stati 31 furti ed al Senato 4. In genere, cappotti, ma può capitare anche che ti rubino un cellulare o un portafogli, o addirittura una pelliccia di visone da 6 mila euro, come è accaduto venerdì ad un’ex deputata che si trovava nell’agenzia di viaggi interna. Pur non avendo motivo di proteggere i miei colleghi, devo precisare che il venerdì a Montecitorio ci sono veramente quattro gatti, e di questi quattro gatti nessuno è un deputato, perché normalmente i più secchioni di noi sono nei collegi, i più fannulloni a casa e comunque non conosco un parlamentare che vada a fare una passeggiata in Transatlantico, così, senza motivo. Se avessi dovuto compiere un’indagine, sarei partito da qui. Poi avrei escluso per forza di cose gli uomini, che avrebbero difficoltà ad uscire con un visone addosso, e le deputate animaliste, che non sono poche: alla fine, saranno 5 o 6 quelle che si mettono ancora la pelliccia, e dubito fortemente che venerdì fossero alla Camera. Una serie di dubbi, insomma, che imporrebbe una certa prudenza nei giudizi: dopo tutto, il Parlamento è un microcosmo che – come tanti altri luoghi di lavoro – mette insieme un po’ di tutto. Anche nella redazione di “A sua immagine”, per dire, ci fu un anno in cui rubavano i portafogli, ma poi abbiamo scoperto che un signore riusciva ad intrufolarsi (non abbiamo ancora capito come) e portava via tutto. Invece no, i giornali di oggi hanno già la soluzione. “Onorevoli ladri e drogati”, titola un compassato editoriale di Vittorio Feltri, che poi nell’articolo fa capire di avere studiato a Scotland Yard: “Sgraffignare un visone abbandonato sull’attaccapanni non è un’impresa insostenibile, si può fare (direbbe Veltroni); il problema sta nel portarlo fuori dalle aule sorde e grigie (direbbe qualcun altro, ma stavolta Feltri omette di ricordarlo) senza farsi notare/beccare dall’imponente apparato di sorveglianza. Ci vuole una destrezza che solo un parlamentare di lunga esperienza può avere”. E qui ho tirato un sospiro di sollievo, perché nonostante l’alibi di ferro – ero nel collegio, appunto – mi sentivo sul collo il fiato di Sherlock Holmes. Per spiegare meglio cosa accade quotidianamente a Montecitorio, Feltri fa poi ricorso ad un uomo di provata esperienza: l’altrettanto equilibrato Roberto Poletti, simpatie leghiste ma mezza legislatura nei Verdi con una decina di presenze all’attivo in Commissione Cultura. “Quando facevo l’onorevole, ho imparato che a Montecitorio rubano che è un piacere”, scrive, raccontando di quella volta che gli scambiarono il Fay nuovo con uno vecchio (“Una botta da quasi 800 euro, che comunque i miei 15 mila e passa euro di stipendio da parlamentare potevano reggere benissimo”: beato te, si vede che non pagavi i collaboratori, non davi soldi al partito e non avevi 50 mila euro di debiti per la campagna elettorale). E poi spiega: “Rubano a tutte le ore. Di tutto. Sempre. Ogni giorno. Sembra di stare alla Stazione centrale, solo che al posto dei tossici ci sono dei signori ben curati in giacca e cravatta e delle signore eleganti che sembrano tua zia”. E se fosse qualcun altro a rubare?, mi chiedo. No, ragazzo mio: “Non è colpa dei commessi e del personale delle pulizie, come si potrebbe ingenuamente pensare (già, sono il solito ingenuo!). Loro sono serissimi e, oltretutto, molto controllati all’uscita. E poi, parliamoci chiaro, chi glielo fa fare di rischiare un posto di lavoro della madonna come quello. Ve lo confermo: i veri ladri si nascondono fra gli onorevoli. I miei ex colleghi”. L’istinto, a questo punto, mi chiederebbe di verificare l’alibi di Poletti (dove eri venerdì, figliuolo?), ma chissenefrega. Il problema, infatti, non è chi ruba, ma dove vuole arrivare una campagna di stampa del genere. Ed è chiarissimo, se torniamo all’editoriale di Feltri: “Poi ci aspettiamo una sana amministrazione. Bella pretesa. In un Parlamento in cui si annidano tossicodipendenti e furfanti di mano lesta è del tutto normale che non succeda niente di buono. Come è normale che nel Paese, di conseguenza, si coltivino la diffidenza nei confronti del Palazzo e addirittura l’antipolitica”. Aule sorde e grigie, appunto (ma chi è che l’aveva detto?). Meno male che Silvio c’è.

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2 commenti to “Onorevole Diabolik”

  1. SuperMario scrive:

    Io non sottovaluterei questo post.
    La strategia di delegittimazione del Parlamento è nota e già in corso da tempo.
    Questa è solo la ciligina sulla torta.. molto salata!

  2. Lucandrea scrive:

    Il problema -purtroppo – è che siamo lontani da una classe dirigente priva di onte e che possa fregiarsi veramente del titolo di “onorevole”, per cui anche una un caso di malainformazione attecchisce perchè i “precedenti” delle persone coinvolte fanno pensare a furti e ben altro…

    …quando una cosa è verosimile, in un mondo massediatizzato, diventa anche vera…anche quando (mi auguro) non lo è.

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