Lega

La morte di Casaleggio per il M5S è una prova di maturità non facile. Se ne va un uomo che, da dietro le quinte, ha cambiato la politica italiana.

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Berlusconi non è più Berlusconi, ognuno va per conto suo. Giorgia Meloni vede passare il treno e ci sale: anche a destra è l’ora di ammazzare il padre.

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La minoranza Pd tende la mano. E quando hai con te Verdini, il re del Parlamercato, sei in una botte di ferro. Ecco perché Renzi al Senato dorme tranquillo.

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Dopo gli US Open, l’onnivoro Renzi è accusato di speculare sui successi sportivi. Anche dal partito di Berlusconi, che ci ha costruito il proprio consenso.

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Il centro da occupare, il partito visto come una valigia pesante, persino il linguaggio: nel Renzi di ieri all’assemblea Pd c’è parecchio Berlusconi.

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Via i soldi ai Comuni lombardi che accoglieranno migranti: Maroni gioca sporco, per ragioni politiche che hanno poco a che vedere con la questione.

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Alle Regionali finisce l’effetto Renzi e tornano panorami familiari alla politica italiana. La destra non è morta, Grillo prende voti anche quando dorme.

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Poi parliamo di primavere arabe, di Libia, di Europa. Ma prima fermiamo la propaganda elettorale sui 6500 migranti in più da accogliere, per piacere.

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Berlusconi torna in campo, ma trova i ruoli occupati: Verdini e Fitto gli hanno fregato la difesa, Renzi il centrocampo e Salvini l’attacco.

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Calcisticamente le Regionali in Emilia Romagna sono Italia-San Marino. Ma il Pd, senza avversari, vincerà per inerzia e a destra sarà un boom della Lega.

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